CAMPIGLIETO: AL SÌ NON PIACE SUVERICCHIO, AL NO NON PIACE LA FUSIONE

Il palazzo comunale di Suvereto

Il palazzo comunale di Suvereto

Sabato prossimo il Comitato Sì Fusione Campiglia Suvereto, organizza una conferenza stampa di presentazione del programma  per l’organizzazione dell’eventuale nuovo comune che nei prossimi giorni sarà distribuito, sempre a cura del Comitato, a tutte le famiglie dei due comuni. Alla conferenza stampa saranno presenti i sindaci di Campiglia M.ma Rossana Soffritti e di Suvereto Giampaolo Pioli insieme al coordinatore. Nel frattempo i due comitati affilano le armi specie nel comune di Suvereto, dove il NO sta prevalendo, e in due comunicati, giunti alla nostra redazione quasi contemporaneamente, esprimono in modo colorito le loro differenti vedute sul futuro di Campiglia e Suvereto. Leggiamole insieme integralmente.

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SI’ FUSIONE: NULLA SARÀ PIÙ COME PRIMA

Il Comitato Sì Fusione Campiglia Suvereto ritiene che nell’ambito della riorganizzazione dello Stato siamo di fronte ad una strada ormai avviata: “Nulla sarà come prima e non si tornerà indietro – affermano al comitato – Le riforme nella organizzazione dello Stato sono iniziate e, piacciano o non piacciano, ci riguardano da vicino. Suvereto ha solo due scelte possibili: la fusione o l’assegnazione della direzione dei suoi servizi ad una o più amministrazioni vicine”.

Spiegando meglio il Comitato Sì Fusione afferma che “La fusione serve per costruire un Comune con le spalle più larghe e con più servizi ai cittadini, secondo quanto previsto dal progetto in distribuzione in questi giorni a tutte le famiglie, grazie alla gestione ottimale delle risorse e agli incentivi previsti dalle norme vigenti” E invece nella seconda ipotesi, cioè in caso di mancata fusione “solo Suvereto deve, per legge, assegnare subito la direzione di tutti i propri servizi a funzionari dei Comuni vicini, riducendo la propria amministrazione ad 1 Sindaco e 2 Assessori senza alcuna funzione operativa e con risorse sempre più ridotte”. “Qualcuno prospetta di costruire una Unione dei Comuni nella Val di Cornia: oggi questa prospettiva è inesistente – dicono gli aderenti al comitato – perché rifiutata da tutti gli altri.  Anche in questa ipotesi, comunque, i Comuni andrebbero sempre di più ad impoverirsi e dovrebbero utilizzare una parte delle magre risorse per una nuova struttura burocratica e per l’aumento dei costi della politica. Chi dice, quindi, che con l’eventuale vittoria del NO alla fusione, tutto rimarrebbe come è oggi, fa una affermazione priva di qualsiasi fondamento”. “Il futuro sta arrivando, e potrebbe investirci – incalzando i SI Fusione. Tutto è destinato a cambiare: dobbiamo decidere se essere protagonisti o subalterni”.

“Suvereto, per contare, deve ingrandirsi e per garantire servizi ai cittadini deve trovare le risorse economiche. Dobbiamo conservare le radici, ma anche mettere le foglie, altrimenti si secca. Se Suvereto sarà un Comune più grande e se avrà molte più risorse ne avranno beneficio tutti i cittadini e le associazioni e sarà ancora bello essere suveretani. Non ci piace  Campiglieto  e non vorremmo diventare  Suvericchio”. “Noi siamo per il Comune Unico  Campiglia Suvereto – affermano al Comitato del Sì – siamo per un Comune che conti e che abbia risorse per i suoi cittadini.

Comitato SI’ FUSIONE

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PARODI: LA FUSIONE E’ IL PASSATO, L’UNIONE DEI COMUNI IL FUTURO

La motivazione per cui la Fusione e’ guardare al futuro, mentre tutte le altre forme di associazione sono il passato e’ un  pensiero in netta controtendenza con le decisioni del Governo centrale e con la visione strategica del PD nazionale, che negli ultimi mesi ha dato un accelerata al rafforzamento del ruolo e dell’autonomia dei piccoli comuni agevolando strumenti, come l’Unione dei Comuni.

Nell’ottica dell’efficacia, ottimizzazione e semplificazione il disegno di legge presentato dal  Ministro per gli affari regionali a Luglio, dà forte impulso ai piccoli e piccolissimi Comuni perché si organizzino in Unioni dei comuni.

Attraverso le Unioni, senza perdere la dimensione locale, i piccoli Comuni possono acquisire maggiore forza per quanto riguarda organizzazione dei servizi, risposta ai cittadini, possibilità di affrontare scelte di più ampio respiro. Le Unioni sono formate da sindaci impegnati a titolo gratuito e non prevedono personale politico appositamente retribuito.

Assumendo decisioni coordinate per più Comuni le Unioni produrranno nel tempo una gestione più efficacia ed economie di scala.
Per incentivare le Unioni, le Regioni possono decidere misure specifiche nella definizione del patto di stabilità verticale; inoltre i presidenti di Unioni possono partecipare ai consigli delle Province/enti di secondo livello e delle Città metropolitane.

Le Unioni di Comuni diventano lo strumento privilegiato per la gestione associata delle funzioni comunali, sono suddivise in tre tipologie e viene rafforzato il ruolo dei sindaci al loro interno. Nessun tipo di Unione è assoggettato al Patto di stabilità.

Le finalità del progetto – come si legge nella relazione illustrativa del Ministro – sono quelle di «irrobustire l’associazionismo comunale, di avere Unioni con Presidenti forti» e di giungere al «riordino della caotica situazione oggi esistente rispetto agli innumerevoli diversi ambiti intermedi di gestione di funzioni statali e spesso anche regionali». A tal fine viene anche rilanciato l’istituto delle Unioni speciali tra i piccoli Comuni che tanto era stato criticato, anche da parte dell’Anci: si prevede infatti che esso possa essere scelto come strumento per la gestione associata da parte dei Comuni fino a 5mila abitanti e non più solo fino a mille.

A fronte di questa ulteriore strategia nazionale, da cui si evince che  il legislatore esprime una chiara preferenza per la gestione associata tramite le Unioni, preferenza che si trasforma nel divieto di dare vita a convenzioni per la gestione associata delle funzioni fondamentali decorsi cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, non si riesce a capire come mai gli amministratori locali vedano come unica via di fuga la Fusione. Gli strumenti burocratici ci sono. In conclusione, quello che e’  venuto a mancare in questo territorio e’ la volonta’ politica di intraprendere percorsi partecipati tra vari Comuni, cancellando con un colpo di spugna anni di sovracomunalita’, che con luci ed ombre, era il fiore all’occhiello della Val di Cornia.

Giuliano Parodi

capogruppo UpS

 

 

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Scritto da il 5.9.2013. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

8 Commenti per “CAMPIGLIETO: AL SÌ NON PIACE SUVERICCHIO, AL NO NON PIACE LA FUSIONE”

  1. claudio

    Il Parodi sorvola sul fatto che per fare un’unione bisogna essere almeno in due, e non risulta che altri comuni siano interessati. Questo la dice lunga sul valore che ha il suo panegirico sulle unioni.

  2. pietro

    quelli del Si pensano solo a sé stessi, non ai cittadini. Hanno paura della riduzione delle poltrone e con la fusione se ne stanno preparando altre.

  3. carolina

    certo voi del no non avete argomenti. Ma di che poltrone parli? confrontiamoci su argomenti seri per il bene dei cittadini, pensi che a fare certe allusioni, tra l’altro davvero basse, si risolvono i problemi alla gente?

  4. GIULIANO PARODI

    caro Claudio per fare le UNIONI serve sopratutto la volontà’ politica…e i sindaci sono preposti o per questo…si dialoga si trovano accordi, si fanno analisi e sintesi in sigìnergia su un territorio che e’ comune…se questo non sono in grado di farlo i nostri sindaci allora hanno sbagliato carriera…

  5. GIULIANO PARODI

    e cmq che l’UNIONE non si farà’ mai più’ mi dovete spiegare chi l’ha detto?..io non ho mai assistito a nessuna votazione in consiglio in tale direzione e i SINDACI della valle non mi pare abbiano mai espresso tale concetto..in politica più’ che nella vita la parola MAI non esiste…per fortuna tra pochi mesi 4 SINDACI su 5 saranno per forza sostituì essendo al secondo mandato….quindi facce nuove..si spera teste migliori…

  6. GIULIANO PARODI

    anzi a gennaio 2013 il comune di campiglia all’unanimità’ (con voto del sindaco e del gruppo PD ) ha votato un ordine del giorno che vedeva lnell’unione a 5 l’obiettivo da raggiungere…poi e’ caduto un meteorite e i sindaci ha perso la memoria e siaamo a discutere della fusione…boh

  7. roberta

    Mi piacerebbe sapere chi pagherà il materiale che verrà inviato a tutti le famiglie di Campiglia e Suvereto poi vorrei che qualcuno mi spiegasse perchè la fusione non viene fatta con San Vincenzo che, se non sbaglio, è stato separato proprio dal Comune di campiglia.

  8. pietro

    insinuazioni? il nuovo comune, superando i 15.000 abitanti, avrebbe obbligatoriamente (per legge) anche la figura del presidente del consiglio e relativo ufficio di presidenza, indennità, benefit e quant’altro. Poi ci fanno credere che risparmiano

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