IL GIORNO DI GIOVEDÌ SANTO, CONTE HA TRADITO GLI ITALIANI?

Il Grillo Parlante

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera che propone una interessante riflessione sul d.l. 23/2020 e sul rilancio dell’economia dell’Italia quando finalmente terminerà l’emergenza sanitaria del Coronavirus.

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«Oggi è stato pubblicato il d.l. 23/2020.

Nelle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, avrebbe dovuto costituire il nostro bazooka, contro la crisi economica causata dall’emergenza sanitaria Covid19: 400.000 miliardi di liquidità, iniettati in un sol colpo nel sistema delle imprese, per consentire la ripresa e, addirittura il salto in avanti.

Nella sostanza, costituisce – almeno a parere di chi scrive – il tradimento definitivo di ogni promessa di attenzione al Paese e alla sua gente e di ogni patto di buona fede tra cittadini e Stato. E francamente poco importa che sia tradimento doloso o gravemente colposo; e anche che dopo di esso, i suoi autori possano avere atti di pentimento.

Il contenuto del decreto è facilmente riassumibile: gli imprenditori non sono esonerati dal pagamento delle imposte, né godono di alcun incentivo a rilanciare le proprie aziende; possono solo tentare (sì: solo tentare, senza alcuna garanzia di successo) di accedere al credito bancario, per accendere nuovi debiti, sui quali pagheranno interessi e commissioni di mercato, verso banche private (molte delle quali tedeschi e francesi, già operanti sul territorio) e che saranno iscritti nei bilanci delle loro aziende come debiti (la circostanza non è banale, perché vuol dire che gli amministratori che si assumeranno il rischio del nuovo debito, potranno risponderne personalmente, in futuro, se le loro imprese non dovessero riuscire a superare la crisi). In tutto ciò, è anche impedito loro di cercare sostegno per la ripresa in investitori stranieri, bloccati dalla golden power estesa: possono solo trasferirsi, portando con sé il proprio know-how e la propria rete di conoscenza e lasciando senza lavoro e futuro i propri dipendenti.

Di fatto, dunque, lo Stato – dopo aver deciso pochi giorni fa di nazionalizzare il cancro Alitalia, con tre miliardi di euro – ha deciso di liquidare in un sol colpo tutto l’intero sistema produttivo sano del Paese.

Mi rendo conto che l’affermazione è forte.

Prego, però, chi abbia la pazienza di leggermi, di seguire il ragionamento, ché non è complesso, malgrado gli argomenti trattati, e risulterà chiaro in fondo quanto sia vero quello che ho scritto.

Lo Stato dice che è disponibile ad offrire una garanzia, per i debiti che gli imprenditori contrarranno con le banche, per avere il denaro che serve loro, per far fronte alla mancanza di fatturato (ricavi e guadagni) causata dal blocco Covid19.

Apparentemente è una gran cosa.

In realtà, a guardarla bene, serve solo a chi pensa di prendere i soldi e fuggir via, lasciando il buffo a Pantalone.

La garanzia che lo Stato offre, infatti, non è per gli imprenditori: è per le banche. Sono le banche che, quando il loro debitore non sarà in grado di pagare, si potranno rivolgere allo Stato, per avere del denaro indietro. Il debitore (l’imprenditore), invece, qualora la sua azienda dovesse andare ancora male, perderà definitivamente tutto, perché, se non altro per la parte non coperta dalla garanzia, la banca potrà agire anche contro di lui e forse (se l’Europa, come è probabile, considererà nonostante tutto aiuti di stato quelli concessi) anche lo Stato dovrà farlo, dopo aver pagato la banca.

Quindi, quello che lo Stato ti propone è di indebitarti, a tuo rischio e pericolo.

Non bastasse, ti dice che i soldi che prenderai, dovrai darli per un pezzettino proprio a lui Stato, continuando a pagare le tasse, e dovrai darlo preferendo lui ai fornitori (il decreto ha sospeso le norme sul fallimento e sull’obbligo di liquidazione, ma non quelle che dicono che chi paga i fornitori prima dello Stato, rischia di commettere un reato); ciò mentre esso continua a sua volta ad indebitarsi senza limiti, per sovvenzionare non solo i bisognosi in quanto tali, ma anche Alitalia, potentati vari e, soprattutto, le mafie, attraverso una singolare tutela assicurata a chi lavori a nero, perché lo fa, caricandosi di debiti che fra qualche mese tu di nuovo sarai chiamato a pagare.

Siccome chi lavora davvero queste cose le capisce subito sulla sua pelle, anche se non ha studiato nelle migliori università o non ha frequentato costosi master, il discorso diventa chiaro: se vuoi lavorare onestamente, fai debiti e paghi le tasse; se la smetti di rompere le scatole con questo tuo agitarti, produrre, lavorare, puoi provare a conservare quello che hai raccolto nel tempo, se hai raccolto qualcosa; se fai il furbo, prendi i soldi e scappi via.

Già messa in questi termini, la cosa è grave.

Diventa gravissima, se si guarda il contesto e si fa una riflessione sul fatto che, proprio mentre trasforma in legge (legge) quello che ho scritto sopra, chi ci rappresenta urla e fa finta di innalzare  la bandiera della difesa dell’orgoglio nazionale, contro l’attacco dei paesi del nord, mentre in realtà rifiuta offerte concrete e vere di aiuto e pone le condizioni (sì, esso governo italiano) per rompere l’unico baluardo sovranazionale che ci è rimasto contro la povertà, nostra e dei nostri figli, che è l’Europa.

Il Governo Conte sta dicendo da settimane che non firmerà il MES, perché vuole che gli altri stati europei accettino di garantire i debiti che lo Stato Italiano farà, senza porre alcuna condizione e vuole dunque gli Eurobond.

Si taccia che la proposta è talmente irragionevole, che è noto a tutti, anche ai più ingenui, che nella migliore delle ipotesi gli Eurobond non saranno altro che o una forma mitigata di MES (quindi con gli altri singoli stati che controlleranno come spenderemo i soldi) o una forma di indebitamente collettivo (quindi con la Von der Leyen, ex ministro della difesa della Merkel che deciderà come spendere i soldi raccolti).

Colpiscono, però, gli argomenti: quello principale è che non si vuole che l’Europa ci imponga la macelleria sociale che è capitata in Grecia, con la famigerata Troika.

Si tratta, infatti, di argomenti in chiara malafede.

Se non sei in grado di far riprendere il tuo sistema produttivo (ed anzi, come abbiamo visto) fai di tutto per affossarlo e togliergli ogni speranza vera di ripresa, la macelleria sociale la creerai comunque, perché se non c’è ricchezza, non c’è chi paga le tasse e se non c’è chi paga le tasse, non hai soldi per pagare le pensioni, gli stipendi, le scuole, gli ospedali, la polizia, e – ragionevolmente – non te li presta nessuno: avete mai visto qualcuno che presta soldi a un clochard?

Quindi, perdendo del tempo, invece essenziale (il 16 dovranno essere pagati gli stipendi) e adottando misure che danneggiano il sistema e obbligano gli imprenditori ad indebitarsi verso le banche, alcune delle quali sono tedesche e francesi (Credit Agricole e BNL sono banche interamente controllate da gruppi francesi; Deutsche Bank è una banca tedesca; nel capitale di Unicredit ci sono significative presenze francesi) stai di fatto costituendo il titolo legale perché francesi e tedeschi esproprino (si, esproprino: non comprino) il patrimonio enorme degli italiani e perché, infine, si realizzi l’auspicio tedesco, che il patrimonio privato delle famiglie italiane garantisca quello pubblico dello stato (l’incipit è quello che dicevo prima: lo stato che paga le banche è obbligato ad agire contro gli imprenditori che non sono riusciti a pagarle direttamente).

Non so come altro chiamare tutto ciò se non come tradimento; direi, anzi, vile tradimento.

E non vengano le anime belle a dirmi che non ci sono alternative e che Conte è stato bravissimo a gestire l’emergenza, creando il modello Italia.

Conte, facendo leva sul buon senso degli italiani, è riuscito ad imporre, senza grosse problematiche di ribellione, una quarantena forzata di quaranta e passa giorni. Punto.

Il nostro sistema sanitario non ha retto e sta diventando anzi veicolo dell’infezione. Il nostro sistema produttivo è al collasso. Il sistema istituzionale vacilla, fra il Parlamento mezzo chiuso e la Costituzione violata da decisioni arbitrarie, circa gli strumenti con cui gestire l’emergenza. Malgrado il monopolio esclusivo della comunicazione, Conte e Casalino non sono riusciti a trasmettere alcun senso di sicurezza e uniformità al Paese, malgrado abbia, il nostro, tenuto più conferenze stampa di tutti gli altri capi di stato occidentali messi insieme. La scuola ha dovuto anche formalmente abdicare alla funzione di premio del merito, consentendo la promozione a tutti, a prescindere. Il telelavoro è un fallimento, da consacrare ai meme del “misentitisentomiveditivedo”, perché la nostra rete infrastrutturale informatica è un colabrodo. I ponti crollano, malgrado non li percorra nessuno!

E le alternative ci sono, eccome. Basta leggere i giornali e sentire le persone per bene.

Ora tocca a noi Italiani.

E’ Giovedì Santo. Possiamo decidere che, certi della risurrezione miracolosa, val comunque la pena di perdonare Conte ed i suoi accoliti, perché, in fondo, ha una faccia simpatica (dubito, invero, che avrà rigurgiti di pentimento, che lo spingano alla dignità di Giuda, lui abituato a scorrazzare tra Salvini e Zingaretti senza alcun ritengo, vuoto, vuoto, una pochette con il vuoto intorno) oppure trovare il modo di riprenderci il Paese, anche magari per dimostrare ai tedeschi e a chi pensiamo che ci voglia male che non siamo così stupidi, impreparati, pressapochisti, delinquenti, come i nostri rappresentanti possono far pensare che siamo.

Avv. Paolo Cicico

 

 

 

 

 

 

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Scritto da il 9.4.2020. Registrato sotto Foto, grilloparlante, politica, Toscana-Italia, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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