FABIANI: «STIAMO LAVORANDO PER UNA PIOMBINO 2.0»

Il segretario PD Val di Cornia ValerioFabiani

Il segretario PD Val di Cornia ValerioFabiani

Passa il tempo e la crisi Lucchini si aggrava mese dopo mese. C’è una cura secondo il PD, o siamo destinati a vedere chiudere l’area a caldo?
L’impegno del Ministro Zanonato finalizzato a far slittare la fermata dell’altoforno e a costruire una sinergia con Taranto è un fatto decisamente positivo che segnala, anche se forse un pò tardivamente, un netto cambio di passo da parte del Governo. Da questa partita non si esce senza un nuovo protagonismo da parte dello Stato che sul polo siderurgico piombinese ha avuto responsabilità dirette sui tempi delle partecipazioni statali e sul momento del passaggio a Lucchini e che successivamente ha avuto la responsabilità di non occuparsi per tempo del futuro dello stabilimento e dell’intera area, pur sapendo che l’altoforno era a fine campagna e che si stava avvicinando il momento di compiere delle scelte precise. Come si vede stiamo facendo di tutto per salvare l’area a caldo e quei posti di lavoro. I protocolli firmati e gli impegni presi sono il frutto di un lavoro lungo e faticoso che il Sindaco Anselmi, il Presidente Rossi, i nostri parlamentari e l’Autorità Portuale hanno portato avanti in questi mesi e anni. Oggi bisogna essere consapevoli che le scelte che saremo chiamati a fare avranno conseguenze non solo sul nostro territorio ma anche sull’Italia e sul suo profilo industriale. Per questo insieme all’accordo con Taranto dobbiamo dare continuità al lavoro iniziato sulla competitività di questa area e soprattutto sulle infrastrutture, sfruttando l’opportunità contenuta nell’accordo di programma sottoscritto recentemente. Il riconoscimento di Piombino come area di crisi complessa attraverso l’ormai famoso articolo 27, può essere l’opportunità per tracciare una strada nuova per Piombino mettendo insieme idee e progetti pubblici e privati, sia per consolidare la presenza della siderurgia a Piombino, accettando la sfida dell’innovazione e dell’ambientalizzazione delle produzioni, sia irrobustendo le alternative, a partire dallo sviluppo del porto, che procederà spedito anche per agganciare l’occasione della demolizione della Concordia a Piombino, collocando qui un polo per lo smantellamento dei relitti collegato alla siderurgia con l’utilizzo del rottame, dando posti di lavoro nuovi e qualificati. Insomma un progetto nuovo, un progetto Piombino 2.0.

I sindacati secondo lei hanno saputo gestire la crisi dello stabilimento o hanno subìto anche loro gli eventi?
Io credo che né i sindacati, né nessun altro in questo territorio si sia accontentato di seguire gli eventi. Non l’ha fatto il Sindaco di Piombino, non l’ha fatto il Presidente della Toscana Rossi, tanto meno il sindacato, alle prese con uno scenario inedito e con una crisi che appare sempre più chiaramente come uno straordinario mutamento destinato a modificare tutto. Il sindacato è sul fronte e in questi momenti, chi fa politica, chi ha un ruolo di rappresentanza, deve stare con decisione e senza tentennamenti al fianco delle organizzazioni sindacali. Questo è il momento di stare uniti per difendere gli interessi di Piombino e della Val di Cornia, dei lavoratori e delle imprese.

 

Si avvicina la prossima tornata elettorale. Quali sono i probabili candidati per le primarie del PD a Piombino? E nel resto della Val di Cornia?
Il 2014 è anno di rinnovo delle Amministrazioni in tutta la Val di Cornia. Si eleggerà il nuovo sindaco, infatti, non solo a Piombino ma anche a Campiglia, a Suvereto e a San Vincenzo. La scelta dei nuovi candidati a sindaco del PD e del centrosinistra avverrà tramite primarie. Ovviamente chi vorrà candidarsi dovrà farlo misurandosi su una piattaforma comune frutto dell’elaborazione collettiva dei partiti e della partecipazione dei cittadini. Per noi quella piattaforma va sotto il titolo di Alta Maremma, i contenuti saranno un nuovo modello di sviluppo, una nuova organizzazione dei servizi alla persona, a partire dalla salute, e un nuovo assetto istituzionale più coerente con le riforme necessarie di cui ha bisogno il Paese, come il superamento delle province.

 

Quali sono le sue strategie per gestire le varie anime del PD, spesso in opposizione tra di loro?
L’unica strategia che vedo è quella di mettere tutti nelle condizioni di poter dare il proprio contributo e di lavorare per un progetto comune, al servizio di tutta la comunità dei democratici e del territorio. L’importante è che ci sia da parte di tutti questo spirito e questa disponibilità, le varie componenti, le diverse sensibilità interne al PD sono utili se sanno mettersi al servizio di un progetto più grande e che va aldilà dei propri confini, altrimenti saranno condannate all’autoreferenzialità e in questo caso sarebbe difficile convincere i nostri elettori, che di correnti e personalismi non ne possono più, che quei luoghi non hanno la finalità di diventare strumenti per la spartizione del potere.

“Dicono che per noi giovani qui non ci sia futuro, non ci siano possibilità, che tutto sia in mano ai vecchi…”. Quanto c’è di vero nella frase di chiusura del film “Acciaio”?

Conosciamo le caratteristiche della nostra comunità locale. Sappiamo bene quanto pesi sul nostro tessuto la presenza di persone con qualche anno in più. Io ho maturato due convinzioni: la prima è che da quei “vecchi” ci sia molto da imparare, perché quelle generazioni seppero ai loro tempi essere protagoniste del cambiamento e di conquiste importanti. Molti di quei vecchi erano giovani quando si combatteva la guerra di liberazione nazionale, altri erano giovani quando si doveva ricostruire l’Italia dopo la devastazione della guerra e del fascismo, altri ancora furono quei giovani operai o braccianti che attraverso le lotte e il conflitto acquisirono diritti fondamentali, irrobustendo e modernizzando la giovane democrazia italiana. Per dirla con una battuta mi piacerebbe che la mia generazione trovasse quella spinta ideale, quella motivazione e quella determinazione che segnò l’esistenza di molti dei nostri nonni. La mia seconda convinzione è che in un Paese dove fortunatamente si vive più a lungo ma dove purtroppo nascono pochi figli, forse non c’è battaglia che possa essere vinta senza un patto fra generazioni diverse. Anche perché per come è messo il nostro welfare, ormai le ansie e le incertezze di molti della mia età sono sempre più le stesse dei nostri nonni che con la loro pensione o con la loro disponibilità a dare una mano stanno assumendo impropriamente un ruolo di ammortizzatore sociale. Fortunatamente la democrazia costruita dai nostri nonni offre ancora spazi per poter dare battaglia, i partiti, i sindacati, altre forme associative sono solo degli esempi di luoghi e strumenti da occupare e utilizzare. Mi viene da dire: facciamolo prima che sia troppo tardi! E facciamolo noi giovani! Sono convinto che un progetto nuovo per il territorio vincerà solo se potrà reggersi sulle gambe di una nuova generazione; da questa crisi ne usciremo solo se sapremo mettere in campo la motivazione e la determinazione di chi ha davanti a sé tutta una vita e lotta per il proprio futuro. Dico ai giovani come me che è arrivato il momento di andarselo a prendere questo futuro.

Sanità: cosa potrebbe succedere da qui a qualche anno in Val di Cornia? Ci spieghi la strategica mancanza del numero legale per il voto sul rischio che la costruzione del nuovo ospedale di Livorno assorba tutte le risorse dell’ ASL?

La logica della contrapposizione fra diversi territori serve solo ad animare una guerra fra poveri che ci porterà tutti a sbattere. Il nostro compito non è quello di mettere in discussione la realizzazione di un ospedale nuovo a Livorno, ma è quello di far valere i diritti del nostro territorio. Il modello sanitario toscano ha bisogno di una riforma che garantisca a tutti il diritto alla salute. Sappiamo bene che le eccellenze in questo campo non potranno che trovarsi nei grandi poli ospedalieri universitari, ma sarebbe inimmaginabile che in una vasta porzione di territorio, quella che ci interessa, non vi sia un servizio adeguato. Tutta la letteratura medica ci dice che il massimo tempo di percorrenza che un paziente deve sopportare per raggiungere il presidio è di 45 minuti, e le distanze fra il nostro territorio e Livorno-Pisa a nord e Grosseto a sud sono tali da farci ritenere che questa comunità non può fare a meno di un servizio adeguatamente vicino. Certo i numeri in sanità contano ed è per questo che vogliamo trasformare l’ospedale di Piombino in ospedale dell’Alta Maremma, per avere un bacino d’utenza che mantenga alto il livello di qualità del servizio.

Giuseppe Trinchini

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Scritto da il 9.8.2013. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

1 Commento per “FABIANI: «STIAMO LAVORANDO PER UNA PIOMBINO 2.0»”

  1. SOCCI GIORGIO

    Prendo spunto dalla intervista per convincermi ancora di più che il PD non sia ancora in grado di esprimere un progetto politico ispirato a dare soluzioni ai drammatici problemi economici dell’industria presente nell’area della costa etrusca (da Livorno a Scarlino) ma ancor meno per un assetto istituzionale lungimirante che permetta di dare risposte proattiva da parte della Pubblica Aamministrazione (in senso generale) ai cittadini ed alle imprese: Risposte fondate sulla efficienza dei servizi resi e con al centro il controllo dei loro costi. Poi possiamo parlare della diversificazione: Turismo, Agricoltura di eccellenza, nuovi servizi con utilizzo di Nuove Tecnologie Innovative, Formazione scolastica rispondente alla domanda dei “nuovi lavori” ; dell’ambiente (le vecchie generazioni hanno accettato qualsiasi inquinamento pur di avere un posto di lavoro in più); dei servizi alla salute alla cultura.

    Presumo che una formazione politica deve esporsi per aggregare nuovi interessi per essere maggioranza rappresentativa e non rimanere maggioranza senza decidere(Altoforno è inquinante, sono stati coerenti le generazioni che accettavano tale compromesso, pensare di tenere altoforno e ambiente non inquinato è forviante perché genererà soltanto cassa integrazione). Il turismo organizzato può dare lavoro 8 mesi anno? si in molte aree dell’Italia meno pregiate delle nostre questo succede pertanto una visione futura di un progetto politico istituzionale parta da qui con coraggio connettendo i comuni interessati con Agenda Digitale in alternativa a fusioni nuove aggregazioni che richiedono tempi istituzionali non certi con costi dei servizi non inferiori: Utilizziamo esperienze già in essere e si spinga i comuni a fere gli apripista all’utilizzo di nuove tecnologie per facilitare nuovi investimenti sostenuti da una PA più trasparente inclusiva dialogante.

    Dalla crisi ci si esce guardando lontano e se guardiamo lontano impariamo a ragionare con i giovani; ci vuole il coraggio della discontinuità responsabile. Le vecchie generazioni sono molto intelligenti per i loro figli sono disponibili a tutto.

    Giorgio Socci

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