SEL: «QUESTO DECRETO NON SALVA LA LUCCHINI»

carla bezziniAbbiamo intervistato Carla Bezzini, coordinatrice di Sinistra Ecologia e Libertà Piombino – Val di Cornia, sulla situazione economica e politica del nostro territorio, e sul contesto istituzionale nazionale. Una bella intervista che chiarisce ai nostri lettori la situazione attuale, e quali possono essere le soluzioni per questa crisi che dura da ormai troppi anni.

1)      La scadenza del periodo di commissariamento della Lucchini, prevista per giugno, si sta lentamente avvicinando. C’è ancora un fututo per la siderurgia a Piombino?

Fra due mesi, davanti ai tribunali, si decideranno le sorti della Lucchini, e con essa di tutto un  indotto, del resto già in forte sofferenza,  che coinvolge la vita di migliaia di famiglie e la sopravvivenza di un territorio. L’approvazione  del decreto governativo che riconosce  Piombino  come “area di crisi complessa”  è stata salutata come salvifica dalla stampa  e dalle istituzioni locali ed è certamente un boccata di ossigeno  per il nostro territorio: ma dobbiamo  dire  con chiarezza  che questo decreto non è la risposta alla crisi della Lucchini.

Il futuro del complesso industriale  è legato ad una politica industriale  (che in Italia manca da vent’anni)  che salvaguardi il valore strategico della siderurgia  in un’ottica europea e che  impegni fondi  comunitari  a sostegno dei siti industriali ritenuti  prioritari:  una sinergia di interventi  che possa integrare i vari siti produttivi italiani (Taranto e Genova) ed europei.

 

2)      Questione autostrada: tra ricorsi al Tar e promesse non mantenute la situazione sembra sempre più nebulosa e incerta, con la conseguenza che il progetto per la realizzazione della 398 fino al porto sta diventando un’utopia. Perché si continua su questa strada?

La vicenda della Tirrenica rappresenta un capitolo buio: lo Stato ha regalato a una società privata, con tanto di rimborso  dell’intero costo dell’opera,  una superstrada  a 4 corsie che nel suo tratto a nord era funzionale ( riconosciuta tale dall’Europa) e   gratuita per i cittadini perché già pagata con la fiscalità generale ,  per trasformarla in autostrada a pagamento, con tariffe  tra le più care in Europa: uno scandalo passato sotto silenzio , se i cittadini  non  svessero fatto sentire la loro indignazione.  Il PD  e le amministrazioni locali hanno sempre difeso questa operazione  con argomentazioni  fumose,  con le solite frasi sulle “svolte epocali” e  sullo  “sviluppo” ,  appellandosi a   un “ce lo chiede l’Europa” inesistente , ripiegando su rischieste di esenzioni per residenti,  in un’imbarazzante altalena di risposte.

Il risultato è  che il solo progetto realmente indispensabile (quello a sud di Grosseto)  non c’è ancora, al posto delle esenzioni ci sono solo i pedaggi con gli ultimi aumenti,  le opere complementari (per noi la 398)  sono di là da venire, e  la spinta per lo sviluppo è diventato un aggravio economico per le famiglie, i pendolari e le imprese.  Insomma l’ennesima opera pubblica, pagata coi soldi pubblici, finalizzata al profitto dei privati  anziché ai  veri bisogni del territorio.  Inoltre il recente  ricorso delle provincie di Grosseto e Livorno al TAR , anche questo passato sotto silenzio, rende ancora più incerti  i passaggi futuri.  Noi abbiamo sempre sostenuto  l’inutilità di un tale progetto e l’ennesimo spreco di denaro pubblico; abbiamo sempre detto che questa operazione serviva solo a far guadagnare la SAT e chi ci sta dietro e che a farne le spese sarebbero stati come sempre i cittadini.

Se la realizzazione della 398 fosse stata perseguita come progetto a se stante, anziché subordinarla prima al progetto Bagnoli e poi al progetto autostrada, forse oggi la situazione sarebbe diversa.
Così come abbiamo sempre denunciato il modo con cui si gestiscono le scelte del territorio, senza  un’informazione adeguata, la partecipazione e l’ascolto dei cittadini,  con atteggiamento ostile  verso chi legittimamente  esprime il proprio dissenso.

 

3)      Costa Concordia: un’opportunità per la VdC o una speranza destinata ad arenarsi?

Il decreto che inserisce Piombino nelle aree di crisi complessa non  è  da porre in relazione all’operazione Costa: i soldi  previsti  sono finalizzati alla riqualificazione dell’area industriale.  Dovremo prima leggere cosa esattamente dice il decreto, ma restano ancora alcuni dubbi sulla possibilità di  far coincidere i tempi per l’adeguamento delle infrastrutture portuali, legate tra l’altro a quelle viarie,  con i tempi di disincagliamento e trasporto del relitto: in mancanza di un progetto esecutivo non possiamo ancora sapere quali saranno i costi .

Inoltre i 90 milioni stanziati , che peraltro dovranno  essere verificati da un successivo accordo di programma,  non saranno sufficienti per il completamento dei lavori portuali e ci vorranno altre risorse. Infine, nonostante l’accelerzione delle procedure, ci saranno  ancora dei tempi  burocratici  da non sottovalutare. Noi crediamo che  il rilancio e la riqualificazione del nostro territorio non  passino per qualche evento che in modo del tutto casuale e “salvifico”  si presenti come opportunità  del momento (Bagnoli prima, Costa Concordia ora) , ma debbano passare per  la strada maestra  della diversificazione economica e delle bonifiche  e su questo tema i ritardi e i lati oscuri non sono pochi.  Nonostante le risorse ci fossero (per le aree di proprietà comunale)  nessuna bonifica è stata mai fatta e a distanza di un anno dal discusso affidamento  all’ASIU , niente si è ancora mosso.

 

4)      Abbiamo visto come i comuni di Campiglia e Suvereto abbiano iniziato l’iter per la fusione. Come giudica i comportamenti delle altre amministrazioni? Esiste ancora un’idea della VdC a livello di fututo politico-amministrativo?

Abbiamo già espresso la nostra contrarietà a questa scelta: sia nel metodo  che nel merito.

La decisione è maturata nella segretria del PD e  fatta propria dalle due giunte , in una inaccettabile  identificazione tra partito politico e  amministrazione pubblica. Il PD è  cosa ben distinta dalle istituzioni  rappresentative dei cittadini  che devono essere luoghi di confronto e di scelte condivise , cioè presidi di democrazia. La scelta  di decidere prima e di sottoporre poi ad un referendum, è un percorso anomalo . Entrando nel merito, voglio ricordare che nelle amministrative del 2009 , uno dei punti sottoscritti di programma era l’Unione dei Comuni e la riorganizzazione delle funzioni associate  già avviate per il Circondario: questo progetto è finito nel nulla e tutto il lavoro fatto negli anni passati per la programmazione unitaria è stato cancellato: anziché verso l’unificazione siamo andati velocemente verso una frammentazione in cui ogni comune della VdC viaggia in ordine sparso e per proprio conto.  Si sta  distruggendo l’idea stessa della Val di cornia,  proprio nel cuore di una crisi economica senza precedenti che richiederebbe una visione d’insieme del territorio e delle sue potenzialità,  valorizzando quanto già era stato fatto e pianificando in modo unitario un’area omogenea  per risorse , identità e tradizioni.  S. Vincenzo guarda a nord, Piombino vuole cambiare provincia: si naviga a vista, sull’onda di pulsioni estemporanee,   senza una progettualità di lungo respiro.

Non esiste alcun obbligo di legge alla fusione,  e  non ci sarebbero né risparmi significativi, né aumenti di efficienza (entrambi invece realizzabili con  la fusione delle funzioni) : si sancisce solo la fine di un’identità territoriale con 8 secoli di vita, sulla base di una visione distorta della modernità e  dell’efficienza.  I comuni  rimangono la prima espressione delle comunità trerritoriali  e le uniche istanze in cui ancora si può realizzare una vera  partecipazione dei cittadini. Sono i primi presidi di democrazia:  vanno rafforzati, non  smantellati ,  perché la loro soppressione in nome della modernità e del risparmio  porta solo ad approfondire il solco tra i cittadini,  la politica e le istituzioni.  I comuni  devono essere al servizio dei cittadini  e devono recuperare anche la gestione dei servizi e dei beni collettivi. Noi  riteniamo  ancora valido il progetto dell’Unione dei comuni della VdC, per lo sviluppo e la valorizzazione del nostro territorio.

 

5)      Palazzine di via Michelangelo: anche SEL era in maggioranza quando è stato approvvato il Piano di Lottizzazione e questo ha scatenato accese polemiche anche con i vostri ex-consiglieri. Come risponde alle accuse e come giudica il comportamento del costruttore e dell’amministrazione?

Quando eravamo nella coalizione di maggioranza si presentavano grandi difficoltà, non solo per la divergenza, non di rado sostanziale, sulle questioni da discutere e per due visioni della politica e della gestione del territorio molto contrastanti, ma anche per il modo con cui si approdava al confronto e al voto.  Gli incontri venivano convocati con tempi tanto  ristretti  da rendere impossibile un adeguato approfondimento dei documenti in discussione, le riunioni si svolgevano in una massimo due ore con più di un odg da  valutare.  Nessuna pretesa di  assoluzione, sia chiaro, ma le condizioni  non erano affatto favorevoli. Senza contare che eravamo privi di  un’adeguata presenza nel  cuore delle istituzioni.  Se fossimo stati  informati in modo preciso da chi  aveva le conoscenze tecniche e gli strumenti , circa le conseguenze del piano di lottizzazione,  ci saremmo opposti, come  altre volte abbiamo fatto.  Tant’è che poi  abbiamo preso le distanze da una politica che non condividiamo, mentre altri ne sono diventati i più convinti sostenitori.

Ribadiamo la nostra contrarietà allo scempio operato, colpevolmente, ai danni della collettività : riteniamo inadeguato l’operato dell’assessore e della commissione urbanistica, che non hanno fatto i dovuti controlli e non hanno tutelato un  bene  pubblico.   I responsabili dell’ufficio tecnico lasciano presagire una devastazione ancora maggiore, che apparirà in tutta la sua interezza quando  il comparto sarà  completato:  una colata di cemento in una delle zone di maggior pregio della città.  Sono scelte  irreversibili che nessuna  irrisoria penale  potrà mai recuperare.  Inoltre il costruttore , dopo aver aumentato arbitrariamente i volumi, continua imperterrito  nell’edificazione di  spallette in muratura, nonostante le ultime  indicazioni dell’assessore Francardi e nel silenzio degli amministratori.

 

6)      Come giudica a livello personale il voto a Rodotà di SEL? E l’ascesa di renzi nel PD?

La mancata elezione di una personalità di valore come Rodotà  segna una pagina buia nelle  avvilenti vicende di questi giorni.  Il Professore, uomo di sinistra e di indubbia fedeltà alla Costituzione, avrebbe  garantito l’inizio di una fase di cambiamento, la fine vera della seconda/prima Repubblica e la garanzia  del rispetto dei diritti e della legalità  costituzionali.  Il comportamento del PD, partito ormai imploso nelle sue mai risolte contraddizioni interne, è stato esecrabile, soprattutto nei confronti di un elettorato al quale aveva promesso il cambiamento e la fine di ogni possibile collaborazione con la destra berlusconiana.  Preso nella morsa dei gruppi di potere che lo dilaniano dall’interno, il PD ha prima oltraggiato il padre fondatore Prodi e poi ha girato le spalle ai suoi elettori ed alleati per scegliere di nuovo  il compromesso con il centro di Monti  e con la corrotta destra del cavaliere e della sua corte.

Il paese è  ripiombato nel buio preelettorale, con lo stesso programma di governo  e gli stessi volti che speravamo di poter dimenticare.  Il  solo vero vincitore è Berlusconi che sa   furbamente  alternare la veste  dello statista responsabile che ha a cuore le sorti del paese a quella del sovversivo che assalta le procure: ciò che ha a cuore è solo la sua salvezza dai processi, già assicurata, e  la possibilità di modificare la Costituzione.  Il PD, da parte sua, non ha ancora detto e non potrà mai farlo, perché non ha votato Rodotà:  personalità troppo invisa a Berlusconi.

Non c’erano i numeri, ha detto senza vergognarsi  un  Fassina duramente contestato dai suoi  elettori: i numeri c’erano se si percorreva la strada indicata dal voto.  SEL ha tenuto un comportamento corretto e coerente, sia nell’elezione del Presidente della repubblica, sia nella scelta di collocarsi all’opposizione di  un governo  con  chi ha portato il paese nelle macerie attuali.

7)      Qual è oggi il rapporto a livello locale tra i renziani e SEL?

Al momento non è in atto nessun tipo di rapporto, non c’e n’è mai stata occasione.  Credo che intorno a Letta  ( politico di vecchio corso,  fervido sostenitore delle politiche montiane,  industrialista, sostenitore delle   privatizzazioni e  delle  grandi opere,  molto reticente sui diritti civili e favorevole a ulteriori flessibilizzazioni del lavoro)  e intorno a Renzi   ( amato  dalla destra, anzi temuto per la concorrenza nella conquista dei voti di centrodestra, anche lui  favorevole alla ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro, alle privatizzazione dei beni comuni e  alle grandi opere e poco sensibile ai diritti  ) , si stia organizzando un’area  di liberismo conservatore  di stampo europeo.

Non è un caso che, sotto l’ipocrita rinnovamento generazionale (che è solo di anagrafe)  si fa strada una gestione in tandem fra due grandi ambizioni, Letta alla presidenza del consiglio e Renzi alla leadership del partito, con la benedizione  dei vecchi  potenti “rottamati”  solo per facciata .  Niente da demonizzare,   basta solo essere chiari: di fronte a questa destra moderna e più efficiente, noi vogliamo una sinistra: una sinistra   di governo,  rinnovata ed europea, che guardi al lavoro, all’ambiente, alla scuola , alla ricerca e alla ripubblicizzazione dei beni comuni.

 

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Scritto da il 27.4.2013. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

6 Commenti per “SEL: «QUESTO DECRETO NON SALVA LA LUCCHINI»”

  1. sasso indigesto

    Ottima intervista e risposte molto chiare. Ma ve la ricordate la foto di Vasto ? (Uno dei due partiti satelliti del PD si è disintegrato, che fine farà SEL?)

  2. davide

    Gli articoli,soprattutto le interviste dovrebbero essere acritiche. Per le critiche esistono gli editoriali,quindi quelle sottolineature stonano non poco. Sanno di giornale di partito tilo L’unita o la Padania

  3. Abbiamo sottolineato perché volevamo evitare di mettere in grasseto alcuni passaggi che invece ritenevamo importanti… non certo per dare enfasi all’intervistato come in un giornale di partito…

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
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