ANCORA ATTESA SIA PER I LAVORATORI AFERPI CHE PER LA CESSIONE MAGONA
Piombino (LI) – Il Mise non ha ancora convocato il tavolo Aferpi per gli ammortizzatori sociali e i sindacati sono pronti a portare i lavoratori (forse già il prossimo martedì 16 ottobre) a manifestare a Roma sotto il ministero. Sul fronte Magona invece non si conosce ancora il nome del nuovo compratore.
«Dopo mesi di attesa per una convocazione al ministero del lavoro per discutere di ammortizzatori sociali e di prorogare l’attuale Decreto ministeriale che tutela il reddito dei lavoratori Aferpi e Piombino Logistics tramite una cassa integrazione speciale, visto la mancata convocazione a tutt’oggi da parte del Ministro e dato che i tempi sono ormai scaduti – evidenziano Fim, Fiom e Uilm – giovedì 11 ottobre dalle 10.30 alle 12 si terrà nella Sala ex Dup o sotto la portineria centrale Aferpi (in base alle condizioni meteo), un’assemblea con tutti i lavoratori per condividere l’iniziativa di Fim, Fiom e Uilm da svolgere a Roma la prossima settimana sotto il Ministero del lavoro e dello sviluppo economico».
Dicembre è ormai vicino, l’azienda si sta attivando per la richiesta di cassa integrazione in deroga alla Regione Toscana, «con il rischio di periodi in cui i lavoratori rimarrebbero scoperti da cassa integrazione e con il rischio di ulteriori perdite economiche che non sarebbero più sostenibili. Le ore disponibili di cassa integrazione previste dal decreto per Aferpi e Piombino Logistics sono oramai in esaurimento dato che da troppo tempo a Piombino manca il lavoro – continuano i sindacati – e prima di essere costretti ad accettare il percorso individuato da azienda, Regione e tecnici del Ministero del lavoro (il sindacato non è mai stato ascoltato nonostante più volte abbia espresso forte preoccupazione e richiesto incontri urgenti) riteniamo non più rimandabile una forte mobilitazione sotto i palazzi romani per ottenere risposte chiare da questo esecutivo. La vertenza Piombino merita l’attenzione come tutte le altre vertenze fin qui discusse dal ministro Di Maio, l’arrivo di un imprenditore siderurgico come Jindal apre importanti prospettive ma non risolve i problemi attuali d’incanto».
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Per Magona invece tutto rinviato a data da destinarsi. Un’informativa aziendale ha comunicato ieri ai sindacati che la trattativa della vendita dei tre pacchetti di ArcelorMittal è in fase finale e che è imminente l’annuncio del nome del nuovo proprietario di Magona.
Ma ArcelorMittal vuole comunicare i nomi a cui cede gli stabilimenti in maniera contemporanea in tutti i paesi. E quindi bisognerà attendere gli ultimi passaggi. Come è noto, lo stabilimento Magona, la seconda realtà industriale di Piombino con 480 addetti, fabbrica storica della città, fondata nel 1891, otto anni prima della Fiat, è destinato ad uscire dalla galassia ArcelorMittal. Il gruppo angloindiano infatti ha acquisito l’Ilva di Taranto e per non avere una posizione dominante deve cedere altri stabilimenti, così come deciso dall’Antitrust europeo. Una vicenda a aperta da ormai più di un anno che si è protratta per la lunga trattativa con l’Ilva.