SEI TOSCANA: RIFIUTI, AUMENTANO I COSTI. ECCO COSA STA SUCCEDENDO

Rifiuti: i comuni gestiti da Sei Toscana

Suvereto (LI) –  Sei Toscana, società commissariata lo scorso marzo, che gestisce il ciclo dei rifiuti nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto (e in Val di Cornia), si è data nuovi vertici con un aumento del 50% dei compensi (da 300.000 a 460.000 euro) avallato dall’assemblea dei soci l’11 settembre scorso. Gli attori di questo ulteriore scandalo di Sei Toscana sono il presidente della società Roberto Paolini (presidente) – che non ha voluto partecipare all’operazione -, Marco Mairaghi (Amministratore delegato), e il cda composto da Alessandro Frosali, Filippo Severi, Alberto Busi, Paolo Canderelli, Stefano d’Incà, Rossano Landini e Gianfranco Saetti.

E’ arrivata sui social network e sulla stampa la denuncia del sindaco di Suvereto Giuliano Parodi, che parla di cifre: i tre commissari nominati dal Prefetto a seguito del parere dell’Anac lo scorso marzo, guadagnano 11.833 euro lordi al netto di Iva e oneri previdenziali obbligatori. Ossia: circa mezzo milione di euro all’anno in totale fra tutti e tre, soldi che tirerà fuori Sei Toscana, che ha già forti debiti con diversi enti locali. Ed ecco il punto: qual è la conseguenza di questi compensi?

Semplice, dice Parodi: che tali soldi saranno recuperati attraverso le bollette dei cittadini. “Ricapitolando – scrive il sindaco di Suvereto -: Ato Sud e Sei Toscana vengono travolti dalla cronaca giudiziaria per aver truffato la gara di affidamento del servizio; il Prefetto per “tutelare” i cittadini mette i commissari e tutto questo va ad aggravare le nostre bollette con costi che non c’entrano niente con il miglioramento del servizio. Il PD, artefice di tutto questo, che ha da dire in sua discolpa? Solo una parola: vergognatevi tutti”.

Ma torniamo un passo indietro nella vicenda. Il direttore generale di Ato Toscana Sud, il cinquantenne ingegnere Andrea Corti, viene arrestato nel novembre 2016 nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Firenze con le accuse di turbativa d’asta e corruzione. L’ordinanza viene emessa dal Gip Matteo Zanobini. Vengono interdetti dai pubblici uffici l’avvocato Valerio Menaldi (avrebbe predisposto il bando di gara), il commercialista piombinese Eros Organni, amministratore delegato di Sei Toscana (che si è aggiudicata l’appalto) e l’amministratore delegato di Siena Ambiente, Marco Buzzichelli. Ci sono altri sei indagati.

Sul piatto un appalto ventennale per circa 3,5 miliardi di euro per la gestione completa del ciclo di rifiuti nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto, l’area governata dall’Ato Toscana Sud. Secondo le indagini delle Fiamme gialle gli indagati avevano concordato i dettagli della procedura di aggiudicazione e la redazione dei documenti, in modo che il bando fosse su misura per favorire il gruppo con a capo Siena Ambiente. L’appalto fu effettivamente aggiudicato nel 2013 a Siena Ambiente con un consorzio di 6 imprese. Secondo le indagini, il direttore generale dell’Ato Toscana sud avrebbe ottenuto guadagni illeciti per circa 380mila euro camuffati dalle diciture “consulenze”, “prestazioni d’opera professionale” o rimborsi spese.

“Il direttore generale dell’Ato Toscana sud – spiegò il Procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo – ha fatto mercimonio delle proprie funzioni pubbliche al fine di favorire un intreccio di intese davvero sconcertante a vantaggio dell’aggiudicatario dell’appalto e traendone vantaggi personali”. L’inchiesta era partita da una lettera anonima indirizzata alla Procura, alla Guardia di finanza e alla Corte dei conti, che conteneva informazioni dettagliate. Dalle indagini è emerso che il direttore generale di Ato Toscana sud, nella fase dell’appalto, era in costante contatto con consulenti di società e studi che orbitavano attorno al gruppo di imprese che avrebbe vinto la gara, per dare le disposizioni utili affinché Siena Ambiente se lo aggiudicasse.

“La spregiudicatezza del direttore Andrea Corti nella gestione della cosa pubblica e la sua fame di denaro appare, per certi aspetti, imbarazzante”, disse il Gip Matteo Zanobini disponendo gli arresti domiciliari. All’assemblea dell’Ato dell’11 novembre 2016, viene nominato un direttore pro-tempore, l’ingegner Enzo Tacconi, che nei giorni successivi si scopre essere citato nelle indagini come responsabile del procedimento nella gara truccata. Tacconi, laureatosi proprio col professor Andrea Corti all’Università di Siena, era stato usato da Corti stesso per dare veste di correttezza alla gara e ai pagamenti che si era attribuito. Una squallida storia di malaffare e di soldi, insomma.

Fu chiesta da Parodi un’assemblea urgente di Ato Sud che discutesse la revoca dell’incarico a Tacconi, le dimissioni dei sindaci di Arezzo e Civitella Marittima che lo avevano proposto, il congelamento delle tariffe ai livelli precedenti la gara. Come abbiamo detto prima, il Prefetto, dopo il parere dell’Anac, nel marzo scorso decise di commissariare Sei Toscana. E dopo questo scandalo, i debiti verso i Comuni e i costi altissimi dei servizi, ecco che il consiglio di amministrazione di Sei Toscana, commissariata, decide di aumentarsi i compensi da 300.000 a 460.000 euro.

E pensare che il nuovo amministratore delegato Mairaghi, ex sindaco di Pontassieve, quando accettò la nomina dichiarò di voler assumere l’incarico a titolo gratuito. Questo è il sequel di uno dei più grandi scandali toscani degli ultimi anni. E in Val di Cornia, furono le amministrazioni comunali targate Pd a decidere il passaggio di Asiu a Sei Toscana. Passaggio avvenuto nel 2015. Con i Comuni della Val di Cornia, in tutto i Comuni serviti da Sei Toscana sono 109.

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Scritto da il 4.10.2017. Registrato sotto Economia, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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