EDITORIALE: QUANDO UNA CITTA’ PERDE LA SUA IDENTITA’

L’EDITORIALE                                   di Giuseppe Trinchini trinchini

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EDITORIALE: QUANDO UNA CITTA’ PERDE LA SUA IDENTITA’

Corriere Etrusco “numero 94” del 6 marzo 2015.

 

Piombino (LI) – Ieri passeggiavo per il centro storico e il mio sguardo si è fermato in Via Canonica, la via che collega Piazza don Ivo Micheletti con Via del Coro, a meno di cento metri dal comune di Piombino e  di fronte alla Cattedrale della città e al Chiostro di Sant’Antimo. Bene quella piccola strada è una vergogna per Piombino e invito tutti ad andare a vedere in che stato è.

Ma nel suo piccolo mostra anche un’altra cosa: la storia sopita di questa città che prova a tornare alla luce nonostante l’asfalto che qualcuno, in modo incosciente, ha utilizzato per coprire quelle pietre meravigliose che piastrellavano la via. Possibile che nel 2015 non ci sia la possibilità di ripristinare all’antica bellezza quel luogo? Discorso analogo per le mura leonardesche di Via Da Vinci abbandonate all’incuria del tempo.

Ma la mancata memoria si vede in molti altri luoghi. In una città proiettata tutta su “Altoforno sì, Altoforno no” che invece di chiedere un vero rinnovamento per affrontare con serenità il nuovo secolo, sta vivendo alla giornata, e opera con un orizzonte temporale e una memoria che non va oltre i due anni. Poi l’oblio.

E allora passerà sotto silenzio anche, dopo la chiusura del “Centrale”, quella di un altro esercizio storico di Corso Italia, il bar “Nazionale”, che su quell’angolo con via Lombroso opera ininterrottamente dal 1930 per essere sostituito, al suo posto,  da un altro anonimo negozio di abbigliamento in franchising.

Una città senza memoria quindi, con il Comune che si sarebbe dovuto opporre al cambio d’uso per tutelare una delle ultime memorie consolidate del ‘900 di Piombino. Ma non l’ha fatto.

La domanda che mi pongo allora è: perché? Perché i piombinesi non devono avere memoria della propria storia che agli inizi del 1800 (circa duecento anni fa, non diecimila), quando governava Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone Bonaparte, aveva portato le genti a chiamare la nostra città “la piccola Parigi”?

Possibile che le “memorie d’acciaio” abbiano cancellato e fagocitato, imbruttito  e imbarbarito ogni cosa, e i “monumenti” camminando per le strada sembrano guardarci, e se li “ascolti”, li senti che gridano vendetta per averli dimenticati, e, con loro, perduto la memoria storica di questa città?

Giuseppe Trinchini

via canonica 1

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Scritto da il 6.3.2015. Registrato sotto Editoriali, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

3 Commenti per “EDITORIALE: QUANDO UNA CITTA’ PERDE LA SUA IDENTITA’”

  1. valerio

    bravo! trovo molto significativa la fotografia che fai di piombino e dei piombinesi!!!!!

  2. Giuseppe hai ragione ci stiamo dimenticando di ciò che eravamo,di chii siamo e ,purtroppo, non ci interessa ciò che diventeremo. Il motivo? a mio avviso abbiamo perso la nostra personalità di appartenenza ad una comunità che è stata bella e invidiata dagli altri per troppo tempo tanto che oggi crediamo che tutto ci sia dovuto e non facciamo niente per risollevarci. Povera Piombino

  3. Claudio

    Verissimo quello che scrive l’amico Giuseppe,vorrei aggiungere anche altre zone di Piombino tipo Corso Italia ormai in mano agli extracomunitari, basta passarci x rendersi conto del loro comportamento e di cosa lasciano.
    Bella mi Piombino l’unico paese al mondo con una terrazza che si affaccia su un arcipelago fantastico “forse qualcuno non ha fatto caso a questo”
    La città gestita in modo giusto sarebbe stata altro che la piccola Parigi

    Claudio Batistini

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