RIMATERIA: MA CHI HA PARLATO DEI «100 FUSTI CONTENENTI MERCURIO»?

Lo slogan di rimateria

i Carabinieri sequestrano la discarica il 21 marzo

Piombino (LI) – L’affermazione sui 100 fusti contenenti mercurio nella discarica di Piombino, che ha destato molto scalpore nei giorni scorsi in città, ha un padre nobile, Ettore Squillace Greco (procuratore della Repubblica presso il tribunale di Livorno) che, in audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle “attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” lo scorso 18 dicembre 2017, disse «In questo giro di rifiuti abbiamo rilevato anche la presenza di rifiuti tossici e abbiamo, allo stato, dei dati che indicano lo smaltimento di 100 fusti di mercurio, finiti anch’essi nelle discariche di Rosignano. Sarebbero anzi finiti – fatemi usare il condizionale perché la prudenza è sempre d’obbligo – nella discarica di Rimateria, a Piombino» (il Resoconto stenografico può essere letto qui, ed il testo è a pagina 24).

Questa affermazione è stata poi riportata nella relazione conclusiva della commissione parlamentare d’inchiesta sulle “attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati”, documento che è stato approvato il 28 febbraio scorso ed inviato alle presidenze di Camera e Senato il 1° marzo 2018. Il documento può essere consultato e scaricato a questo indirizzo, ed il passaggio sui fusti contenenti mercurio nella discarica di Piombino potete trovarlo a pagina 151.

La pagina Facebook de “I lavoratori di RIMateria”

Questa affermazione del Procuratore di Livorno, riportata anche nella relazione della commissione parlamentare relativa alla discarica di Piombino, che chiaramente ha generato molte polemiche, è stata oggetto di una netta smentita da parte dei vertici di Rimateria.

«Neanche verosimile. Le affermazioni contenute in un documento licenziato dalla commissione parlamentare sui rifiuti, riguardanti la discarica di Piombino, dove sarebbero stati smaltiti “100 fusti di mercurio” sono destituite di qualsiasi fondamento e/o anche soltanto di verosimiglianza.

Le indagini su presunti illeciti compiuti da aziende di Livorno e sui rapporti che queste hanno avuto anche con la discarica di piombino, sono in corso. Da quanto reso pubblico dagli inquirenti – conclude la nota di Rimateria – e per quanto riguarda la discarica di Piombino, non è mai emersa questa fattispecie di reato. Anche perché in nessuna occasione e per nessun motivo si sono smaltiti fusti contenenti alcunché».

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MA COSA DICE IN CONCRETO LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SU PIOMBINO?

Di quanto contenuto in questa relazione riportiamo qui sotto un buon sunto fatto dalla testata on line «Stile Libero News».

«In particolare la relazione riguardante la Toscana (relatori Laura Puppato del Pd e Stefano Vignaroli del Movimento cinque stelle) prende più volte in considerazione la discarica di Piombino. Essenzialmente in collegamento con le varie indagini condotte sulle società livornesi Lonzi Metalli e Ra.ri. Riguardo alle quali, a pagina 137 della relazione e riferendosi al procedimento penale della Dda di Firenze si parla di “un quadro allarmante non solo sulla modalità di gestione dei rifiuti pericolosi da parte delle due società, ma anche sul coinvolgimento, nell’illecito traffico, di numerosi produttori di rifiuti, più o meno consapevoli, di trasportatori nonché di titolari di discariche pubbliche (Rosignano e Piombino)”.
Nel capitolo della relazione intitolato “Le attività di contrasto” si cita un sopralluogo effettuato il 25 maggio 2016, all’interno dell’area delle Acciaierie e Ferriere di Piombino, a seguito di esposto anonimo pervenuto al reparto dei carabinieri. La verifica ha riguardato il cantiere di una società incaricata dello smantellamento di impianti dismessi, il cui amministratore unico è stato denunciato in stato di libertà all’ autorità giudiziaria di Livorno per il reato di gestione illecita di rifiuti “per aver gestito, in carenza di autorizzazione, 2.570 chilogrammi di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da apparecchiature elettriche fuori uso, realizzando uno stoccaggio risalente all’anno 2011”.
Nella circostanza, secondo quel che indicano i relatori, è stata attivata la procedura estintiva del reato, previa ammissione al pagamento della sanzione amministrativa prevista dalla legge.
A pagina 143 si torna a parlare di Piombino con riferimento all’impianto Tmb (trattamento meccanico biologico) situato nell’area della discarica di Ischia di Crociano e utilizzato esclusivamente per l’attività di trasferenza del rifiuto urbano indifferenziato destinato al successivo trattamento. In particolare si riferisce di un controllo del Noe dei carabinieri datato 13 luglio 2015, conclusosi con l’accertamento dei reati di abbandono di rifiuti e di violazione di alcune prescrizioni contenute nell’autorizzazione integrata ambientale e con la denuncia in stato di libertà dell’amministratore unico della società di gestione dell’impianto. L’attività portò ad accertare lo stoccaggio di circa 300 metri cubi di rifiuti inerti in area non autorizzata e l’abbandono sul suolo di rifiuti liquidi fanghi (di fosse settiche) con pregiudizio per l’ambiente.  Anche in questo caso venne attivata la procedura estintiva del reato, previa ammissione al pagamento della sanzione amministrativa prevista dalla legge.
Molto più complessa la storia che si può leggere da pagina 145 e che non ha comunque mai portato ad altro se non all’archiviazione. La fonte anche in questo caso sono i carabinieri del Noe, del comando di Grosseto, i quali, negli anni 2008–2009, stavano indagando sulla srl Agrideco, società di intermediazione con sede a Scarlino, che, tra gli altri, aveva rapporti anche con la discarica Asiu.
Da una intercettazione telefonica i militari appresero, secondo quanto riporta la relazione, l’arrivo di tre camion provenienti dalla Ra.ri di Livorno con l’intermedizione di Agrideco. Gli esami accertarono che il materiale era costituito da “rifiuti stabilizzati diversi da quelli pericolosi”. Successive verifiche, degli investigatori avrebbero però portato a risultanze diverse. Secondo gli accertamenti degli inquirenti, riferiti nella relazione parlamentare, la Ra.ri otteneva da un ditta di Torino quei materiali che non sarebbero stati proprio non pericolosi. Un successivo trattamento attraverso una miscelazione con cemento li avrebbe tuttavia fatti arrivare anche a Piombino come non pericolosi. Col tempo l’indagine non riuscì a produrre risultati ulteriori e il fascicolo venne chiuso con l’archiviazione.
La tecnica della miscelazione occupa anche le pagine 150 e 151 della relazione laddove si parla dell’episodio più inquietante per Piombino, ovvero lo smaltimento che sarebbe avvenuto nella discarica di Ischia di Crociano di 100 fusti di mercurio. L’episodio sarebbe avvenuto in un contesto nel quale la Lonzi metalli “miscelava senza trattamento  i rifiuti pericolosi con i rifiuti non pericolosi e li avviava principalmente nelle discariche di Rosignano e Piombino”».
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Scritto da il 15.5.2018. Registrato sotto ambiente/territorio, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

1 Commento per “RIMATERIA: MA CHI HA PARLATO DEI «100 FUSTI CONTENENTI MERCURIO»?”

  1. Walter

    Come No… Deve rimanere aperta per tutti i raccomandati ex asiu assunti tramite conoscenze sindacali e parentele a suo tempo, ed inquinare ancora di più di quello che è inquinato!!!

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
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