PIOMBINO: SALVINI, CALENDA, E LA FIRMA DI JINDAL CHE ANCORA NON C’E’

Lomolino Salvini Borghi

il pubblico in sala per ascoltare Calenda

un momento del comizio di Salvini

Piombino – Un Venerdì all’insegna dei big della politica in Val di Cornia. La matina tappa del “tour” di Matteo Salvini e dei candidati della Lega che nonostante il tempo incerto hanno raccolto circa trecento persone venute ad ascoltare le parole del leader della Lega e i candidati alla Camera e al Senato per il collegio di riferimento. Il pomeriggio il ministro Carlo Calenda che è intervenuto all’Hotel Phalesia a sostegno dei candidati Silvia Velo e Leonardo Marras.

La mattina, davanti alla portineria dell’Aferpi erano presenti Elena Vizzotto e Manfredi Potenti, candidati nella lista plurinominale della Camera Arezzo, Siena, Grosseto collegio di cui fa parte anche Piombino e l’Isola d’Elba, e i candidati al Senato Claudio Borghi (Siena) e Mario Lolini (Grosseto).

Salvini nel suo intervento insieme a Borghi è andato dritto alla questione principale della città, e cioè la crisi della siderurgia, senza affrontare gli altri temi tipici della Lega,  visto l’annuncio di un raggiungimento dell’accordo per la cessione dello stabilimento siderurgico da Cevital a Jindal.

Elena Vizzotto, Matteo Salvini, Claudio Borghi

Elena Vizzotto ha ribadito nel suo intervento che è la quarta volta che ci raccontano “questa storia”, intendendo che prima di ogni elezione in Val di Cornia è sempre arrivato un “salvatore” dello stabilimento siderurgico (Mordashov, Khaled, Rebrab e ora Jindal, senza dimenticare la vicenda Concordia, ndr.)  augurandosi comunque la questione Aferpi venga risolta perché la Lega è con Piombino e i piombinesi.

Claudio Borghi presente da quattro anni in Consiglio regionale che ha rimarcato come totalmente infondate le affermazioni che la Lega viene a Piombino a “raccattare” voti, e che la sua battaglia in consiglio regionale è sempre stata durissima sul fronte siderurgia e della crisi di Piombino, ribadendo anche lui che se la situazione non si risolve anche la nazionalizzazione dello stabilimento è tra le ipotesi per tirar fuori questa città dalla crisi.

E’ Matteo Salvini a chiudere il comizio rimarcando la volontà di voler contribuire a risolvere la questione Piombino: «Se il problema si risolve con Jindal sono il primo ad essere felice per questi lavoratori e per questo territorio, però se permane la situazione di stallo credo che lo Stato, quando saremo noi al governo, debba intervenire per proteggere uno dei suoi asset più importanti come l’acciaio».

Vedi il video: https://www.facebook.com/gtrinchini/videos/10213470336985005/

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il pubblico in sala per ascoltare Calenda

Nel pomeriggio, all’hotel Phalesia, è andato in programma un incontro con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e i candidati alle elezioni politiche del Pd.

All’arrivo verso le 17 il ministro Calenda è stato “accolto”, fuori dalla struttura per quasi dieci minuti dagli operai del Camping CIG per avere chiarimenti sulla “firma che non c’è”. Infatti, a differenza di Cevital,  Jindal non ha ancora firmato il “compromesso” per la cessioni dello stabilimento e la preoccupazione in città, se mai si fosse abbassata adesso sta crescendo sempre di più.

Guarda il Video: https://www.facebook.com/1647391751/videos/10214031543696462/

Appena entrato ha incontrato i sindacati Fim, Fiom e Uilm i quali hanno espresso la loro preoccupazione sulla vicenda che giovedì sera sembrava invece “conclusa”perché nonostante un cammino di cessione complesso, quanto meno si tornava a parlare di futuro, investimenti e soprattutto di produzione, perché adesso che lo stabilimento è praticamente fermo.

E ieri invece la firma di Jindal non è arrivata. «Ci è stato detto di un paio di giorni di slittamento dovuto al fatto che Jindal è quotata in borsa, è ha bisogno di alcuni passaggi formali con i soci – hanno dichiarato Fim, Fiom e Uilm – ci auguriamo di arrivare presto alla firma e alla conclusione del percorso. Il ministro ha anche evidenziato che resta aperta la strada dell’amministrazione straordinaria». Durante l’incontro sono intervenute anche le Rsu Magona che hanno spiegato al ministro la situazione che stanno vivendo con il passaggio da Arcelor Mittal ad Arvedi e soprattutto per la questione della verniciatura 2 che Mittal vuol tenere e traferire a Genova con i 60 dipendenti. «Il ministro ci ha garantito che sarà presente al tavolo al ministero il 2 marzo» hanno commentato i sindacalisti, in questa “corsa contro il tempo” perché le elezioni politiche si terranno il 4 marzo, e chi sarà il loro referente dopo tale data è oggi un incognita.

il ministro Carlo Calenda

Entrato in sala Calenda ha cercato di “tranquillizzare” il pubblico presente: «Anche se ci fosse stata la firma non ci sarebbe stato niente da festeggiare, potremo essere felici solo quando ripartirà la produzione di acciaio», perché il clima in sala non era certamente quello che si sarebbero aspettati i candidati se Jindal avesse già firmato l’accordo di acquisto di Aferpi.

«Non credo nei miracoli. Questa iniziativa non la volevo fare qui – ha spiegato Calenda – perchè qui c’è una crisi industriale e mischiare questa con la campagna elettorale, non si fa. Poi invece ho scelto di venire qui, perchè voglio chiudere la vicenda velocemente. È da agosto che va avanti il negoziato fra Cevital e Jindal.

Adesso la scelta è se mettere Aferpi in amministrazione straordinaria o aspettare la vendita, cosa preferibile. Abbiamo aiutato le due parti a lavorare insieme e le parti avevano trovato un accordo firmato da Cevital. Jindal no. Se firma è un primo passo che va verificato sulla base di un piano industriale, visto il passato non daremo approvazione a cuor leggero e poi bisognerà far fare gli investimenti. Per me si potrà festeggiare quando gli investimenti saranno fatti e si tornerà a colare acciaio. Ci sia o no firma da festeggiare non c’è niente. Ci tenevo a venire qui perché questo è il centro di quello che non ha funzionato nella globalizzazione. Non abbiamo nemmeno iniziato a lenire le ferite della crisi. Per un trentennio non si è parlato di industria non si può dare l’impressione che i problemi siano alle nostre spalle».

L’intervento di Calenda,  sincero e realistico, forse perché non essendo candidato in nessuna parte d’Italia non deve “convincere” i suoi potenziali elettori si è concluso ribadendo che «non ho mai promesso miracoli per Piombino. Sappiamo che il percorso è lungo e difficile. Questa è una città che ha subito i prima effetti dell’industrializzazione calata dall’alto, che ha creato le fabbriche dentro la città, che ha creato rapporti di odio e amore. Ecco quindi la sfida: la possiamo ricollocare in una dimensione umana questa fabbrica, fare l’acciaio è fondamentale ma si può fare in modo diverso e lo si può fare investendo rispettando la centralità del lavoro e dell’industria. Lavoro, industria, investimenti e comprensione delle paure».

Il video dell’intervento di Calenda sarà caricato su questa pagina in giornata.

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Scritto da il 24.2.2018. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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DA QUANTO TEMPO...

  • QUANTO E' PASSATO DAL 1 LUGLIO 2017 DATA TERMINE DELL'ACCORDO DI PROGRAMMA CON CEVITAL?

    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    14 mesi, 17 giorni, 23 ore, 34 minute fa

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