SOLIDO E’ IL RAPPORTO TRA ITALIA ED ALGERIA. MA QUELLO CON REBRAB?

Enrico Rossi con Issad Rebrab

Roma – Il governo algerino ha ufficialmente informato le autorità italiane sul diniego al gruppo Cevital di trasferire fondi all’estero. Lo ha rivelato, citando “fonti ben informate”, l’agenzia Alg24 . La comunicazione algerina al governo italiano è nata in conseguenza della richiesta del governatore della Toscana Enrico Rossi che, nei giorni scorsi, aveva sollecitato l’esecutivo Gentiloni a esercitare pressioni sul governo algerino per sbloccare la situazione economica di Rebrab che, da tempo, vede congelate in patria le proprie consistenti risorse.

Gli algerini hanno motivato il rifiuto, secondo quanto riferisce Alg24, in forza, tra l’altro, di un decreto ministeriale del 2009 che, nel paese, regola appunto i trasferimenti di fondi all’estero.
L’ambasciatore Italiano ad Algeri, Pasquale Ferrara, che nei giorni scorsi aveva rilasciato una dichiarazione alla testata Agenzia Nova, ha dovuto prendere atto che la materia non è trattabile, ovvero che un governo straniero non può sollecitare gli algerini ad intraprendere azioni contrarie ad una loro legge.

L’ambasciatore Pasquale Ferrara

Queste notizie hanno obbligato ieri l’ambasciatore italiano ad Algeri Pasquale Ferrara a fare delle precisazioni all’Ansa sulla vicenda, dalle quali si comprende che “solido” non è il progetto Cevital, ma le relazioni tra i due paesi: «Malgrado le frizioni sulla questione delle ex acciaierie di Piombino, l’intesa politica con Roma tiene» (premi sul link per l’articolo completo, ndr).

Gli interessi in gioco per l’Italia, che è il primo partner commerciale dell’Algeria, sono chiaramente molti e rilevanti, e questi non possono essere messi in discussione per la questione Piombino.
Da tempo la nostra testata evidenzia le difficoltà del gruppo Cevital non solo a esportare capitali ma anche a svolgere la propria attività in un contesto di forti contrasti con il governo in carica. Dall’incredibile vicenda del fallito acquisto del gruppo mediatico El Khabar, al tentativo di mitigare il monopolio di Cevital nel settore della raffinazione dello zucchero, ai contrasti in campo siderurgico, alle difficoltà ad avviare il progetto del centro turistico in Cabilia, ai dinieghi in corso per l’espansione del porto di Bejaia, mai, come di questi tempi, il maggiore industriale algerino si è trovato a far fronte a così rilevanti difficoltà per realizzare investimenti in patria e soprattutto all’estero.
Nel dispaccio di Alg24 si cita in modo esplicito il “rilancio delle acciaierie Aferpi (ex Lucchini) in Toscana, bloccato proprio per l’impossibilità di Rebrab a trasferire fondi dall’Algeria”.
Di fronte a una conferma circa l’ufficialità della comunicazione alle autorità italiane si aprono scenari, se possibile ancora più incerti, per i programmi Cevital su Piombino. Un così netto diniego pone infatti Rebrab in un condizione difficile sia nella trattativa con eventuali finanziatori e sia nella ricerca di eventuali partner. Il gruppo Liberty House ad esempio sarebbe interessato all’acquisto di Aferpi però alle proprie condizioni. Ovvero incamerando la maggioranza delle azioni e relegando, al massimo, gli algerini in una posizione minoritaria. Cosa che Rebrab difficilmente accetterà trattandosi di una vera e propria liquidazione di Cevital dal progetto Piombino.
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Scritto da il 26.7.2017. Registrato sotto Economia, Foto, Toscana-Italia, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

2 Commenti per “SOLIDO E’ IL RAPPORTO TRA ITALIA ED ALGERIA. MA QUELLO CON REBRAB?”

  1. Paolo

    MI parrebbe che, se ad impedire il trasferimento dei fondi c’era un decreto ministeriale del governo Algerino risalente al 2009, nel 2014, quando iniziò la favola di Aferpi, Rebrab lo doveva conoscere benissimo e, se erano bravi e solerti, anche il Commissario Nardi, il Presidente Rossi, il sindaco Giuliani, il ministro Federica Guidi ed il viceministro Claudio De Vincenti, prendendo un minimo di informazioni anche tramite l’Ambasciata algerina, l’avrebbero dovuto conoscere.

  2. Luca

    In molti dicono che Rebrab è stato chiamato per traghettare Piombino fuori dalla siderurgia, ma io non ci ho mai creduto fino ad oggi.
    Certo che il governo italiano, che ha dato il visto come imprenditore a Rebrab, non conoscesse le leggi dell’Algeria in materia di esportazione di capitali all’estero davvero non è credibile.
    Come è incredibile che gli abbiano rinnovato il contratto per due anni senza che abbia mai presentato uno straccio di piano industriale per Piombino.
    Temo che chi dice da tempo queste cose di Rebrab forse ha ragione… e politicamente qualcuno se ne deve prendere la responsabilità.

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    16 mesi, 13 giorni, 2 ore, 27 minute fa

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