«AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA PER PROFITTO. NESSUN INTERESSE PUBBLICO»

Il progetto del 1° ampliamento della discarica

Piombino (LI) – La vicenda Rimateria, con la discarica che doveva essere inizialmente 9 metri e invece adesso è alta 32, e che accoglie rifiuti speciali (e non più la spazzatura che invece va a Grosseto, ndr.), proprio non torna ad un gruppo di cittadini di Colmata e di Piombino che, in un acceso comunicato che riportiamo integralmente, contestano punto per punto le affermazioni  del Presidente Valerio Caramassi. Un’interessante lettura per comprendere meglio la situazione di quella montagna “puzzolente” alle porte di Piombino che è un pessimo biglietto da visita per la promozione della città.

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«Il Presidente di Rimateria in un recente articolo apparso sulla stampa – così inizia  il comunicato – ha spiegato che i disagi provocati dalla discarica di Ischia di Crociano termineranno molto presto, che la sua azione corrisponde a quanto sempre dichiarato e che porterà un miglioramento all’economia e all’ambiente della città.

Pensiamo invece che Rimateria non sta perseguendo nessun interesse pubblico e non sta facendo un favore al territorio della Val di Cornia.

Rimateria non sta riqualificando l’area delle discariche, le sta ampliando. Le amplia  per riempirle  non di rifiuti urbani ma dei più redditizi rifiuti speciali( industriali) ed in seguito rifiuti industriali pericolosi stabili e non reattivi. Deve fare velocemente profitti. I nuovi spazi di discarica stanno convogliando verso Piombino rifiuti industriali provenienti dal mercato nazionale. E’ questo l’interesse della Val di Cornia? Divenire zona di discariche per rifiuti industriali?

La discarica di Piombino ad inizio 2017

La discarica di Ischia di Crociano di proprietà dei comuni della Val di Cornia doveva essere chiusa. Quando si costruisce una discarica nel progetto è stabilito quali volumi potrà al massimo contenere ed in base a tali volumi sono progettati il telo di fondo, le opere di captazione gas e percolato, l’impatto visivo, ecc…e la chiusura. Tali volumi sono stati ampiamente superati e con Rimateria si rinviano per la quarta volta le opere di chiusura, una discarica che nel progetto prevedeva 10 metri di altezza ne raggiunge 32! Ma non si poteva fare altrimenti perché mancavano sia i circa 11 milioni necessari alla chiusura , sia soprattutto per il debito da ripianare di oltre 20 milioni di euro contratto da ASIU-TAP. Debito di cui nessuno si è assunto la responsabilità.

Il compito di Rimateria è ripianare il debito e nascondere il fallimento economico ed impiantistico della gestione  ASIU-TAP. Cominciano invece le novelle per il popolo e le amministrazioni. La prima motivazione all’ampliamento della discarica, quella presentata ai comuni ed alla regione è che l’ampliamento della discarica serve per  mettersi al servizio delle opere di bonifica del SIN di Piombino. Nella documentazione inviata alla Regione si affermava addirittura che l’aumento del traffico veicolare sulla 398 e sulla geodetica sarebbe stato irrisorio perché i camion provenienti dal SIN di Piombino avrebbero raggiunto la discarica seguendo percorsi interni all’area industriale, il lavoro principale sarebbe stato quello di riciclare e trasformare i rifiuti industriali della nostra zona in inerti riutilizzabili, ecc…

La realtà è diversa: gli spazi derivati dall’ampliamento della discarica che ha raggiunto i 32 metri e si sta allargando sono quasi del tutto riempiti ma non un camion dei 35 giornalieri che hanno spesso raggiunto la discarica, è venuto dall’interno del SIN di Piombino, non un solo chilogrammo di materiale riciclato è stato prodotto. Gli inerti prodotti da Rimateria avrebbero permesso la chiusura delle cave di Campiglia, altra novella!

Parte della discarica Li 53 da bonificare

Di fronte a questa evidente contraddizione tra quanto si affermava di volere fare e quello che si fa si inventa una nuova “novella”: si chiama riqualificazione quello che è evidentemente un ampliamento. La riqualificazione e la chiusura saranno fatte come prevede la legge all’esaurirsi dei nuovi spazi, forse. Quello che si sta compiendo ora non ha nulla a che fare con la riqualificazione.

Se si innalza e si amplia una discarica, ad esempio, è normale mettere mano al sistema di captazione del gas, la riqualificazione del sistema del gas consiste invece nel convogliarlo verso un macchinario che lo filtra, lo brucia e trasforma l’energia liberata in elettricità. Oggi tale impianto non funziona ed il metano prodotto dalla discarica si libera nell’aria. Ugualmente non è funzionante il sistema di trattamento del percolato.

Le amministrazioni hanno chiesto un preciso crono-programma che indichi quando tali normali impianti presenti in ogni discarica saranno messi in funzione? Il capannone affittato da Rimateria a SEI che lo utilizza come sosta temporanea prima di trasportare i rifiuti urbani della Val di Cornia a Grosseto frutta a Rimateria un buon introito monetario. Soldi che SEI rimette in bolletta ai cittadini. Gli abitanti di Colmata pagano questa scelta anche con i cattivi odori che si sprigionano dal capannone, odori che si aggiungono a quelli dei rifiuti industriali conferiti in discarica.

In definitiva non siamo in presenza di un piano di “riqualificazione” ma all’attuazione di parte del vecchio piano elaborato dal precedente dirigente ASIU. Piano che prevedeva, ad esempio, di ampliare la discarica utilizzando lo spazio presente tra la discarica ASIU e  quella ex-Lucchini e la nascita di una nuova discarica più grande di quelle esistenti negli spazi dell’area adiacente LI53 a R.

La differenza sostanziale rispetto ai vecchi progetti ASIU è che i nuovi spazi discarica non serviranno più per gli urbani(portati a Grosseto) ma per rifiuti speciali(industriali) provenienti dal mercato. Se nessuna strada è stata percorsa verso il riciclo ed il riuso dei rifiuti, come lo stesso nome Rimateria suggerirebbe, ben perseguita e delineata è quella della creazione ed ampliamento di discariche per rifiuti industriali che più facilmente creano profitto. Quale l’interesse pubblico?».

Un gruppo di cittadini di Colmata e di Piombino

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IL TIRRENO DEL 13-17-2017

Rimateria: La discarica a 32 metri entro il 2018

di Guido Fiorini

PIOMBINO I cattivi odori di questi giorni che provengono dalla discarica di Ischia di Crociano, complice lo scirocco, sono figli di una sorta di favore che Rimateria sta facendo a Sei Toscana. Si tratta della “trasferenza”, termine tecnico che significa “parcheggio”, dei rifiuti solidi urbani destinati agli impianti dell’Ato in Maremma, alle Strillaie e a Cannicci. Altre cause sono dovute ai lavori di risistemazione dell’impianto di captazione del biogas, ora in pessime condizioni e anche a un errore nel deposito di parte dei rifiuti, che quindi sono stati spostati. Le ultime due cause saranno eliminate nel giro di pochi giorni, per la “trasferenza” ci sarà da aspettare la fine dell’anno, quando Rimateria, i cui impianti sono fuori dall’Ato visto che trattano rifiuti speciali, non consentirà più il parcheggio dei rifiuti domestici, peraltro dopo aver allungato il favore di un anno.

Le scuse di Rimateria per i miasmi sono l’occasione per fare il punto della situazione con il presidente, Valerio Caramassi. Entro luglio conta di chiudere la cessione della prima quota del 30% delle azioni della società a Unirecuperi di Reggio Emilia anche se, su indicazione dei consulenti di entrambe le parti, per farlo non sarà sufficiente la delibera dell’assemblea dei soci di qualche giorno fa, ma servirà il via libera di tutti e sei i consigli comunali interessati. Con tempi che già si sono allungati di parecchio. La seconda quota del 30% sarà trattata da settembre in poi e ci sono già alcune manifestazioni di interesse.

Presidente facciamo il punto. Partendo dalla situazione che avete trovato.
«Al 16.7.2015, giorno d’insediamento del nuovo management, quello che abbiamo trovato era un’area di circa 40 ettari con quattro discariche, di cui una non autorizzata chiamata “cumuli stoccati in modo incontrollato” e due società: Tap e Asiu. La prima inattiva e la seconda con un debito doppio del fatturato di quell’anno, e una perdita anche nel bilancio 2014 di diverse centinaia di migliaia di euro. Questi sono i dati, pubblici e facilmente ricavabili anche dai numerosi articoli da voi pubblicati negli ultimi due anni. In questo quadro, il mandato del nuovo management prevedeva la risoluzione definitiva del passaggio a Sei Toscana del ramo degli rifiuti urbani, deciso almeno tre anni prima; la riunificazione delle due società in una unica, Rimateria; l’assunzione dell’oggetto sociale della Tap nella nuova società, con gli stessi obiettivi, ovvero la gestione dei rifiuti speciali da cui l’elaborazione di un progetto coerente con l’oggetto sociale; la vendita della maggioranza delle azioni per un totale complessivo del 60%, con l’obiettivo di implementare know how ed esperienza nel settore, oltreché far fronte al debito pregresso senza che questo ricadesse sui cittadini, ma mantenendone pubblico il controllo strategico».

E cosa avete fatto?
«Fin dal settembre 2015 abbiamo elaborato un piano di risanamento finanziario e un “Piano di riqualificazione ambientale e paesaggistica” delle aree in questione; si è tradotto questo in un piano industriale presentato agli enti autorizzatori, alle banche e a Sei Toscana che, con le dovute garanzie, e proprio in funzione della qualità riconosciuta al piano industriale ha potuto prendere in affitto, fin dal 1° di novembre 2015, il ramo dei rifiuti solidi urbani. A gennaio 2016 abbiamo presentato agli enti autorizzatori anche il progetto esecutivo relativo alla variante 4 (rialzo discarica ex Asiu e appoggio alla ex Lucchini) come parte integrante del nuovo piano industriale traguardato al 2025 e, nell’agosto 2016, abbiamo ottenuto l’autorizzazione. Quindi i dati economici e finanziari sono migliorati e tornati in attivo già nel 2015: Rimateria è una società “in bonis”, come si dice in gergo. Ovvero: crea valore, non lo distrugge. Risanamento finanziario e ambientale sono dunque il perno del nostro piano industriale. L’unica alternativa era il fallimento di Asiu con verosimile trascinamento anche di Tap, con tutte le conseguenze del caso, e la consegna ai posteri di un’area, sulla quale insistevano ed insistono quattro discariche di rifiuti prodotti dalle industrie per decine di anni e lì posizionati, con autorizzazioni, ma anche senza. Quattro, non una sola, cioè quella dell’Asiu. Alta 26 metri, non 10 come era originariamente all’apertura, che verrà portata, come da autorizzazione, a 32 metri».

In cosa consiste il piano industriale?
«Il nostro piano industriale, illustrato in 23 incontri pubblici, uno al mese, è basato su tre linee di business esclusivamente riferite ai rifiuti speciali: riciclo, stoccaggio e trattamento, smaltimento. Come ogni piano industriale ha come riferimento obbligato le leggi, il mercato e il contesto ambientale, sociale, istituzionale nel quale opera. I controlli, nel frattempo sono stati plurimi da parte di Noe, Arpat, Finanza, Forestale e anche interni, essendovi infatti personale specializzato dedicato a tempo pieno. Il contesto ambientale è fatto da una area Sin di circa 900 ettari con problematiche accertate verso le quali Rimateria si sta organizzando per offrire servizi finalizzati, a prescindere dall’evoluzione degli accordi di programma in essere relativamente agli sviluppi industriali che la zona prenderà. Ed è fatto anche, purtroppo, da indubbie sofferenze impiantistiche ereditate quale frutto di pluriennali sofferenze finanziarie. Non a caso, ottenuta l’autorizzazione alla variante 4 il (2 agosto 2016) si è potuto procedere alla emanazione del bando per la vendita delle quote Asiu e Lucchini il giorno 29 agosto 2016, al passaggio del personale e degli asset Asiu a Rimateria (1° settembre 2016), alla messa in liquidazione di Asiu (1° gennaio 2017) e, con le prime risorse introitate, alla immediata messa a gara del ripristino della rete di captazione del biogas e alla regimazione delle acque».

Che tempi avete?
«È previsto che l’utilizzo dei volumi autorizzati come sopraelevazione della discarica ex Asiu termini nell’estate 2018 e sono previsti interventi di mitigazione paesaggistica, lato Geodetica, già in corso. Impatto visivo e impatti odorigeni, oltre alla riqualificazione ambientale, sono stati dunque oggetto di immediato lavoro e di progettazione da parte di Rimateria. L’area delle discariche in questione (non una sola discarica) è, ad oggi, l’unica area dentro il Sin, oggetto di lavori di riqualificazione ambientale e paesaggistica. Prevede investimenti di circa 50 milioni e un aumento dell’occupazione diretta, a regime, di circa 50 unità. Darà lavoro indiretto, per tre-quattro anni, a circa 100 persone. Prevede l’utilizzo di materiali da riciclare (le scorie abbancate nella Li53) e materiali da smaltire. Di certo sarebbe stato paradossale e delittuoso, oltreché finanziariamente impossibile, adoperare materiale di cava anche per la riqualificazione di questa area».

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I DUE COMUNICATI ORIGINALI GIUNTI PRESSO LA NOSTRA REDAZIONE

Progetto RIMateria: facciamo il punto. (la discarica è già a 32 metri)

Al 16.07.2015, giorno d’insediamento del nuovo management, quello che abbiamo trovato constava di un’area di circa 40 ettari con quattro discariche, di cui una non autorizzata chiamata “cumuli stoccati in modo incontrollato” e due società: Tap e Asiu.

La prima inattiva e la seconda con un debito doppio del fatturato di quell’anno, e una perdita anche nell’ultimo bilancio afferente al 2014 di diverse centinaia di migliaia di euro. Questi sono i dati, ampiamente pubblici e facilmente ricavabili anche dai numerosi articoli pubblicati dai media locali negli ultimi due anni.

In questo quadro, il mandato del nuovo management prevedeva la risoluzione definitiva del passaggio a SEI Toscana del ramo dei rifiuti urbani, deciso con atti istituzionali almeno tre anni prima; la riunificazione delle due società in una unica, denominata RIMateria; l’assunzione dell’oggetto sociale della TAP nella nuova società, con gli stessi obiettivi, ovvero la gestione dei rifiuti speciali da cui l’elaborazione di un progetto coerente con l’oggetto sociale; la vendita della maggioranza delle azioni per un totale complessivo del 60%, con l’obiettivo di implementare know how ed esperienza nel settore, oltreché far fronte al debito pregresso senza che questo ricadesse sui cittadini, ma mantenendone il controllo strategico da parte del pubblico.

Fin dal settembre 2015 si è dunque elaborato un Piano di risanamento finanziario e un “Piano di riqualificazione ambientale e paesaggistica” delle aree in questione; si è tradotto questo in un Piano Industriale presentato agli enti autorizzatori, alle banche e a SEI Toscana che, con le dovute garanzie, e proprio in funzione della qualità riconosciuta al piano industriale ha potuto prendere in affitto, fin dal 1° di novembre 2015, il ramo dei Rifiuti Solidi Urbani. A gennaio 2016 si è potuto presentare agli enti autorizzatori anche il progetto esecutivo relativo alla variante 4 (rialzo discarica ex Asiu e appoggio alla ex Lucchini) come parte integrante del nuovo Piano industriale traguardato al 2025 e, nell’agosto 2016, si è ottenuta la conseguente autorizzazione.

E, in ragione di ciò, i dati economici e finanziari sono immediatamente migliorati e tornati in attivo già nel 2015: RIMateria è una società “in bonis”, come si dice in gergo. Ovvero: crea valore, non lo distrugge.

Risanamento finanziario e ambientale sono dunque il perno del Piano Industriale di RIMateria. L’unica alternativa possibile alla nostra azione era il fallimento dell’azienda Asiu con verosimile trascinamento anche di Tap, con tutte le conseguenze del caso, e la consegna ai posteri di un’area, sulla quale insistevano ed insistono quattro discariche di rifiuti prodotti dalle industrie per decine di anni e lì posizionati, con autorizzazioni, ma anche senza. Quattro, non una sola, cioè quella dell’Asiu. Alta 26 mt, non 10 mt come era originariamente all’apertura, che verrà portata, come da autorizzazione, a 32 metri.

Il Piano Industriale di RIMateria, illustrato, ad oggi, in 23 incontri ai quali è invitata la cittadinanza, e pubblicati sul sito www.rimateriapiombino.it , uno al mese, è basato su tre linee di business esclusivamente riferite ai rifiuti speciali: Riciclo, Stoccaggio-Trattamento, Smaltimento.

Come ogni Piano Industriale ha come riferimento obbligato le leggi, il mercato e il contesto ambientale, sociale, istituzionale nel quale opera. I controlli, nel frattempo sono stati plurimi da parte di diversi soggetti deputati NOE, Arpat, Finanza, Forestale e anche interni, essendovi infatti personale specializzato dedicato a tempo pieno.

Il contesto ambientale è fatto da una area SIN di circa 900 ettari con problematiche accertate verso le quali RIMateria si sta organizzando per offrire servizi finalizzati, a prescindere dall’evoluzione degli accordi di programma in essere relativamente agli sviluppi industriali che la zona prenderà. Ed è fatto anche, purtroppo, da indubbie sofferenze impiantistiche ereditate quale frutto di pluriennali sofferenze finanziarie.

Non a caso, ottenuta l’autorizzazione alla Variante 4 il (2 agosto 2016) si è potuto procedere alla emanazione del bando per la vendita delle quote Asiu e Lucchini il giorno 29 agosto 2016, al passaggio del personale e degli asset Asiu a RIMateria (1° settembre 2016), alla messa in liquidazione di ASIU (1° gennaio 2017) e, con le prime risorse introitate, alla immediata messa a gara del ripristino della rete di captazione del biogas e alla regimazione delle acque.

Le maleodoranze delle quali chiediamo pubblicamente scusa ai cittadini che le hanno avvertite e il disagio creato, del quale ci scusiamo con chiunque l’abbia potuto subire, oltre ad essere figlie di questo contesto sono indubitabilmente ed acclaratamente percepite, più o meno intensamente, in ordine alla direzione dei venti. Ma soprattutto sono figlie di tre componenti la cui transitorietà è certa:

  1. a) il servizio di trasferenza dei rifiuti urbani svolto in conto SEI Toscana per il quale ci siamo impegnati fino al 31.12.2017 (era il 31.12.2016) che per senso di responsabilità abbiamo prolungato di un anno;
  2. b) la insufficienza nella captazione del biogas, di cui abbiamo detto ma che è aggravato dal fatto che si deve scavare per ripristinarne la funzionalità;
  3. c) un errore nel seguire i profili della discarica che ha imposto di rimuovere rifiuti già abbancati.

In ogni caso è previsto che l’utilizzo dei volumi autorizzati come sopraelevazione della discarica ex Asiu termini nell’estate 2018 e sono previsti interventi di mitigazione paesaggistica, lato geodetica, già in corso. Impatto visivo e impatti odorigeni, oltre alla riqualificazione ambientale, sono stati dunque oggetto di immediato lavoro e di progettazione da parte di RIMateria.

L’area delle discariche in questione (repetita juvant: discariche, non discarica) è, ad oggi, l’unica area dentro il SIN, oggetto di lavori di riqualificazione ambientale e paesaggistica. Prevede investimenti di circa 50 milioni e un aumento dell’occupazione diretta, a regime, di circa 50 unità. Darà lavoro indiretto, per tre-quattro anni, a circa 100 persone. Prevede l’utilizzo di materiali da riciclare (le scorie abbancate nella LI 53) e materiali da smaltire. Di certo sarebbe stato paradossale e delittuoso, oltreché finanziariamente impossibile, adoperare materiale di cava anche per la riqualificazione di questa area.

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COMUNICATO STAMPA DEL LIQUIDATORE DI ASIU Spa

In merito alla partecipazione azionaria di ASIU in Banca Popolare di Vicenza si evidenzia quanto segue:

1. Le azioni sono state acquistate in 2 tranche, una a dicembre 2012 e l’altra a giugno 2014 e hanno coinciso con l’acquisizione dei seguenti finanziamenti:

a. Finanziamento semestrale, finalizzato al pagamento della 13^ mensilità 2012 da erogare ai dipendenti entro dicembre dello stesso anno, per € 260.000. Tale
finanziamento era ottenibile solo dietro contestuale sottoscrizione di un lotto di n. 1.000 azioni dell’Istituto di Credito. Occorre rilevare che ASIU già a novembre 2012
aveva avviato un indagine presso gli altri Istituti di Credito con cui intratteneva rapporti per riuscire a trovare finanziamento alternativo rispetto a quello proposto
dalla Banca Popolare di Vicenza, ma nessun Istituto aveva dato la propria disponibilità. Va fatto presente che in mancanza di tale finanziamento ASIU non
avrebbe potuto far fronte al pagamento della 13^ mensilità ai dipendenti dal momento che la situazione finanziaria della società in tale periodo era estremamente tesa anche
a causa del mancato incasso di crediti verso Lucchini S.p.A. (circa 400.000 €) che a Dicembre 2012 infatti veniva posta in Amministrazione Straordinaria;

b. Finanziamento semestrale, finalizzato al pagamento della 14^ mensilità 2014 da erogare ai dipendenti entro giugno dello stesso anno, per € 200.000. Le caratteristiche
del finanziamento erano analoghe rispetto a quello precedente (condizionato alla sottoscrizione di aumento di capitale sociale della banca) e anche in tale occasione
nessun altro Istituto aveva dato disponibilità all’erogazione di finanziamento alternativo. ASIU a giugno 2014 non avrebbe potuto far fronte, senza tale
finanziamento, al pagamento della 14^ mensilità ai dipendenti a causa delle difficoltà e ritardi a riscuotere il corrispettivo dei servizi effettuati.

2. Quando a fine estate 2016 si sono manifestate le difficoltà della Banca Popolare di Vicenza dovute alla mancata quotazione in borsa dell’Istituto, ASIU si è posta il problema della svalutazione delle stesse dotandosi di parere di consulente esterno che ha confermato la necessità di procedere a detta svalutazione e ha inoltre espresso parere sul comportamento tenuto in occasione della sottoscrizione della partecipazione da parte degli organi deliberanti della società, non ravvisando decisioni non conformi allo statuto e ai poteri conferiti agli stessi dall’Assemblea ASIU

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Scritto da il 15.7.2017. Registrato sotto ambiente/territorio, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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