“MODELLO PIOMBINO”: CRONISTORIA DI UNA FALLITA “NARRAZIONE FELICE”

Issad Rebrab e Piero Nardi

un momento della campagna di ascolto della "Variante Aferpi"

Un carro ferroviario per il trasporto scorie liquide

Piombino (LI) –  Cresce il nervosismo e la preoccupazione nella ormai “Ex” città dell’acciaio. Ricostruiamo i punti salienti di questa complessa vicenda per capire cosa è successo, e sopratutto per quali motivi si è spento il secondo polo industriale d’Italia, e quali saranno i possibili sviluppi di questa complessa vicenda.

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Esattamente tre anni fa il 23 aprile 2014 veniva spento l’AFO 4, l’altoforno che per alcuni decenni era stato il cuore pulsante dell’area a caldo delle acciaierie di Piombino.

Gianni Anselmi con Khaled Halalabeh

Dopo le false promesse dell’imprenditore Khaled Halalabeh, portato in città a gennaio 2014  dall’allora sindaco Gianni Anselmi, (VIDEO 1, VIDEO2, VIDEO 3) alle amministrative, il 26 maggio dello stesso anno, quest’ultimo viene sostituito, “Nel solco della continuità” politica, da Massimo Giuliani, Ex assessore allo sport di quello che poi nel 2015, diventerà anche consigliere regionale toscano nelle file del PD.

Durante l’estate del 2014, con l’area a caldo ormai spenta da aprile, fanno visita allo stabilimento i tecnici della Jindal, interessata principalmente a rilevare i laminatoi, che offre al Commissario di Governo Nardi 100 milioni di euro per i tre impianti e con il solo impegno formale a realizzare un forno elettrico, senza però inserirlo inizialmente nel piano industriale.

Enrico Rossi e Sajian Jindal

L’offerta prospettata avrebbe però riassorbito a lavoro solo 750 persone dei 2200 dipendenti Ex Lucchini ai quali vanno aggiunti un migliaio di posti nell’indotto. Per questo, poche settimane prima della scadenza del bando, il 25 novembre 2014,  appare a Piombino l’allora settantenne imprenditore algerino Issad Rebrab, che dopo una sommaria presa d’atto della situazione propone al Commissario Nardi 400 milioni di euro di investimenti a Piombino, l’acquisizione dei tre laminatoi più la realizzazione di un quarto, la costruzione di due forni elettrici (il primo entro 18 mesi, il secondo nel giro di due anni), indispensabili per riprendere la produzione a ciclo integrale dell’acciaio (dalla materia prima al prodotto) e la riassunzione dei duemila operai tra fabbrica e indotto.

La presentazione del progetto Cevital a Piombino

In più, Cevital, di cui Rebrab è presidente, si proponeva anche di bonificare una parte dell’area industriale per poi realizzarci un impianto agroalimentare, settore in cui la società è leader in Algeria e in altre parti del mondo.

Dopo qualche mese di “riflessione” da parte di Cevital cambio di programma, e il 19 marzo 2015, l’azienda mostra l’intenzione di rimettere in marcia l’altoforno, ormai fermo dall’aprile 2014 (VIDEO).
Ma la “gioia” durò poco, perché il 28 marzo successivo Issad Rebrab cambia (o gli viene fatta cambiare, viste le polemiche di questi giorni dove l’imprenditore algerino accusa di quella scelta il partito di governo, ndr.) idea e al Ministero annuncia che saranno invece realizzati i due forni elettrici da due milioni di tonnellate.

I sindacati non ebbero l’opportunità di visionare ne il piano industriale presentato al Ministero dello Sviluppo, ne il progetto strategico prima della fine di aprile 2015. Idem per l’ordine di grandezza della fidejussione versata da Cevital per prenotare le acciaierie ex Lucchini. Indeterminata, infine, anche l’entità dell’investimento nell’agroalimentare, il cuore del business di Cevital.
A Piombino più di qualcuno, già a fine marzo 2015 incominciava a storcere la bocca sulla bontà del progetto piombinese di Cevital (VIDEO 4, VIDEO 5).

il momento della firma con Issad Rebrab e Piero Nardi. In piedi che osserva il premier Renzi.

Il 30 giugno 2015 fu firmato l’atto di vendita della fabbrica (VIDEO 6 oppure QUESTO) la cui proprietà passò da Lucchini in amministrazione straordinaria ad Aferpi, società creata appositamente da Cevital.  L’accordo sindacale stipulato dalle parti prevedeva che i 2.200 lavoratori sarebbero stati riassunti progressivamente, utilizzando anche gli ammortizzatori sociali, entro il novembre del 2016. In cambio gli operai dello stabilimento rinunciavano, azzerando buona parte dei benefit maturati dentro “Lucchini”, a tutti i contratti integrativi di secondo livello (superminimo, maggiorazioni forfettizzate, eccetera) mantenendo esclusivamente la qualifica, l’inquadramento assegnato e gli aumenti periodici di anzianità.

Il 2 dicembre 2015 il Corriere Etrusco lancia l’allarme: “Il dramma è che manca un ‘Piano B’ per Piombino”.

Di li in poi tutti quelli che hanno osato in qualche modo contestare il progetto Cevital vennero immediatamente etichettati dal governo locale di essere “Gufi” oppure “Cassandre”, perché il progetto Cevital era solido “a prescindere”, salvo poi scoprire che ad oggi il Comune di Piombino non ha ancora, a distanza di due anni, ne il contratto d’acquisto, ne il progetto.

Issad Rebrab “Uomo dell’Anno” (15-04-2016)

La politica nel 2016 continua a sostenere Issad Rebrab, che però è sempre più in difficoltà nel suo paese di origine, e dopo avergli assegnato il 15 aprile 2016 il premio “Uomo dell’Anno” da parte di una testata locale, ma ampiamente legittimata dalla presenza di tutti i vertici nazionali e regionali del PD (presenti tra gli altri l’onorevole Silvia Velo ed il presidente della Regione Enrico Rossi) quindici giorni dopo Cevital annuncia di aver firmato un accordo con la SMS-Demag per l’acquisto di un forno elettrico (VIDEO 7).

Issad Rebrab inizia a cercare soldi dalle banche, perché si capisce che di liquidità personale, con il governo algerino che impedisce la fuoriuscita di capitali, ce n’è poca, e Cevital arriva a scomodare, per sbloccare contributi dalle banche italiane, perfino Alessandro Profumo, seppur senza alcun risultato, tant’è che del forno elettrico ad oggi dovrebbe essere disponibile solo il progetto, ma nessun lavoro di realizzazione è mai partito.

La campagna di ascolto della “Variante Aferpi”

Nonostante questo a fine 2016 il comune di Piombino presenta una variante urbanistica, il cui titolo è emblematico, “Variante Aferpi” (VIDEO 8), che snatura il percorso della nuova strada di accesso al Porto, la SS398 il cui progetto era definitivo, per presentarne un’altra ad uso e consumo di Rebrab, e regala altri 80 ettari di pregio (l’area industriale è attualmente di quasi 1000 ettari) del “Quagliodromo”, a due passi dall’oasi WWF, a Cevital (VIDEO 9). Ma è comunque tutto inutile… i lavori non partono lo stesso.

Nel frattempo di dimettono uno dopo l’altro tutti gli amministratori delegati di Aferpi. A ottobre 2015 l’algerino Farid Tijani, poi la “toccata e fuga” di Adriano Zambon e, a partire dall’inizio del 2016 fino al 29 marzo 2017, lascia anche l’ultimo amministratore delegato Fausto Azzi (che ad oggi non è ancora stato sostituito, ndr.).

Said Benikene insieme a Issad rebrab

Il 30 Marzo 2017 nuova riunione al MISE (Ministero per lo sviluppo economico), dove il nuovo amministratore generale di Cevital  Said Benikene presenta personalmente, avendo dato le dimissioni il giorno prima Fausto Azzi, ad una foltissima delegazione di rappresentanti istituzionali e sindacali, una serie di slide, chiamate ancora una volta impropriamente dall’azienda “piano industriale” (che, come tutti i precedenti documenti simili presentati da Cevital a partire dall’aprile 2015, di piano industriale hanno ben poco) al punto che nel gennaio 2017 il Ministro Calenda pubblicamente aveva commentato che “Credo che sia il momento di passare da piacevoli ed interessanti conversazioni a qualcosa di scritto”.
Nuova fumata nera quindi, e l’azienda, pressata dalle parti sociali, lascia prematuramente, senza dare risposte concrete, il Ministero.

Si arriva alla cronaca di questi giorni, e il 19 aprile scorso, sempre al MISE è proseguito il confronto, dopo un lungo tira e molla sulla data d’incontro, più volte rinviato, sul piano industriale predisposto da Cevital per le acciaierie piombinesi.

Le RSU Aferpi in comune a Piombino

Questa volta partono dalla città, dopo una protesta di una decina di giorni in sala consiliare, otto autobus carichi di dipendenti Ex Lucchini, per dare sostegno alla vertenza: presenti il Ministro Calenda e la Vice Bellanova, insieme a Rebrab, i sindacati e le istituzioni locali. Nel corso dell’incontro sono state ulteriormente illustrate dalla proprietà le caratteristiche dell’investimento previsto, già dal luglio 2015, per il rilancio dello stabilimento siderurgico toscano.

Le indicazioni ricevute dall’azienda non hanno però purtroppo fatto rilevare a Calenda significativi avanzamenti sia per quanto riguarda i tempi di realizzazione dei nuovi impianti, sia per quanto concerne la copertura finanziaria dell’investimento.

Il tavolo del 19 aprile 2017 al MISE

Per questa ragione il Governo ha deciso di inviare ad Aferpi una lettera formale di denuncia delle inadempienze contrattuali finora rilevate. Con questo atto ufficiale il Governo intende sollecitare l’Azienda a riconoscere la prosecuzione, oltre il biennio che scadrà il prossimo mese di giugno, delle attività di sorveglianza previste dalla Legge per le Amministrazioni Straordinarie. Qualora non venisse accolta tale richiesta, non resterebbe che avviare la procedura di rescissione del contratto di cessione degli impianti sottoscritto a luglio del 2015.
Vedremo cosa risponderà a questo punto l’azienda.

C’è comunque da essere molto preoccupati. Perché le uniche cose certe sono che la produzione è di fatto ferma, Aferpi ha una perdita per il 2016 stimata in più di 20 milioni, non ha soldi per mantenere la normale gestione e che pertanto perde 2 milioni al mese.

Il personale è stato tutto assunto ma il suo impiego è stato ed è largamente inferiore rispetto a quanto pianificato, e quindi è in discussione lo stesso accordo sui contratti di solidarietà.

Gli investimenti previsti dall’ultimo accordo di programma sia per la siderurgia sia per l’agroalimentare, sia per la logistica non sono stai realizzati, lo stesso finanziamento per la costruzione di un forno elettrico da parte di SMS Demag non è sostenuto dal finanziamento necessario, e per concludere, ci sono dubbi anche sulla iniezione di 25 milioni di capitale per “garantire il circolante”.

Giuseppe Trinchini

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Scritto da il 26.4.2017. Registrato sotto cronaca, Economia, Foto, Toscana-Italia, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

7 Commenti per ““MODELLO PIOMBINO”: CRONISTORIA DI UNA FALLITA “NARRAZIONE FELICE””

  1. ciuco nero

    I gufi…. Le cassandre…. La buona politica del PD che aveva risolto la situazione…..

  2. Paolo

    L’interpretazione più generosa che mi riesce immaginare è che nelle alte sfere si sapesse da sempre che lo Stabilimento (magari per accordi sui tavoli europei) dovesse necessariamente chiudere e che politica e sindacato abbiano orchestrato e recitato una pantomima giusto per tenere gli animi più calmi possibile.

    L’alternativa è … che sono stupidi.

  3. ciuco nero

    Oppure entrambe le cose. Ma il vero boccalone è l operaio che ha sempre creduto alle promesse del PD.

  4. Luca

    Ci crede solo per convenienza, perché fino ad oggi il “partito” gli ha garantito lo stipendio anche se di fatto dal 2009 non va più a lavoro. Quale padrone è così generoso da pagare otto anni una persona per stare a casa e andare a caccia, pesca, funghi e chi più ne ha ne metta?

  5. Luca

    E ora gli vuole garantire ancora altri due anni di solidarietà, dopo dei quali male che vada ci saranno due anni di cassa integrazione e magari due di mobilità…

  6. Paolo

    Tutto vero, Luca e tutto comprensibile.

    Il problema che vedo io è che, dopo quattro, magari sei e forse otto anni a totale carico dei contribuenti (bella cosa, vero ?), prima o poi il gioco dovrà finire.
    Mi dirai che, a quel punto, saranno tutti in pensione, e va bene anche questo; ma quelle persone lì hanno senz’altro dei figli: cosa faranno LORO ?

    Piombino 2030: una città di spettri !

  7. Mario

    Dal 2009 c’è chi prende stipendi senza lavorare?

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DA QUANTO TEMPO...

  • QUANTO E' PASSATO DAL 1 LUGLIO 2017 DATA TERMINE DELL'ACCORDO DI PROGRAMMA CON CEVITAL?

    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    15 mesi, 17 giorni, 5 ore, 45 minute fa

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