EX LUCCHINI: NICCHI «GOVERNO DEBOLE, RISPOSTE INSODDISFACENTI»

marisa nicchiRoma – “E’ una risposta debole e insoddisfacente, segno della latitanza del ministro Guidi e della mancanza di rispetto del Governo verso la Val di Cornia”. Così la deputata toscana Marisa Nicchi (Sel-Sinistra Italiana) sulla risposta del Governo in merito alla ex Lucchini, all’indomani dell’interpellanza parlamentare presentata al ministro dello sviluppo economico. Venerdì 22 gennaio, è arrivata la risposta in Parlamento, affidata al sottosegretario allo sviluppo economico Simona Vicari.

“La risposta – ha detto Nicchi – non ha fugato le preoccupazioni fortissime che abbiamo per quest’area, per il futuro di quei lavoratori, di quest’area territoriale così importante per la Toscana e per il nostro Paese. Il sottosegretario ha letto in modo notarile le relazioni del Commissario straordinario senza presentare una strategia del Governo, senza mostrare nessuna politica industriale e nessuna strategia sulla siderurgia. Siamo preoccupati per quelle decine di lavoratori e lavoratrici che oggi hanno il diritto di avere certezze e non possono essere dimenticati”.

Secondo Nicchi, “il Governo deve intervenire con forza, perché l’accordo venga assolutamente rispettato, perché venga realizzato l’intero piano”. Nello specifico, ha aggiunto Nicchi, nella risposta del Governo “non c’è nessun accenno alle numerose questioni aperte che destano preoccupazione: gli ammortizzatori sociali, la risoluzione del contenzioso per la questione del TFR, il costo dell’energia per Aferpi e Arcelormittal Magona da rendere competitivo come avviene per le altre aziende italiane”.

Infine, “nulla è stato detto in merito a come il Governo si presenterà al prossimo incontro con tutti i soggetti dell’accordo di programma per il rispetto degli impegni sulla nuova acciaieria elettrica, sulla tecnologia da utilizzare, sulla ditta costruttrice e sull’accelerazione delle bonifiche. Così come rimane del tutto irrisolta la copertura finanziaria per la realizzazione della strada statale 398”.

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(Chiarimenti ed iniziative di competenza in merito al progetto di bonifica e reindustrializzazione del complesso industriale ex Lucchini di Piombino – n. 2-01204)

 

              PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza urgente Nicchi e Scotto n. 2–01204, concernente chiarimenti ed iniziative di competenza in merito al progetto di bonifica e reindustrializzazione del complesso industriale ex Lucchini di Piombino

              Chiedo all’onorevole Nicchi se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

MARISA NICCHI. Grazie, Presidente. Il futuro del complesso industriale ex Lucchini è per noi una preoccupazione molto, molto forte: riguarda circa 4 mila posti di lavoro. Noi pensiamo che il rispetto dell’accordo che si è realizzato il 30 giugno del 2015 sia una questione importantissima, fondamentale per il nostro Paese, perché è l’occasione del rilancio della siderurgia a Piombino e nel contesto nazionale.

È, quindi, occasione anche per noi per dare lavoro duraturo a quei lavoratori, a quelle lavoratrici oggi in difficoltà fuori dalla produzione, e non può essere certo l’ennesima illusione, cioè un ennesimo anello che si aggiunge ad una catena di illusioni, perché non ce lo possiamo permettere. E nemmeno possiamo pensare che, all’indomani dell’accordo, quando regione e Governo hanno giustamente esultato, lo abbiano fatto per ragioni elettorali.
Noi ci assumiamo la responsabilità di risollevare questo tema, di farci carico delle preoccupazioni che in quell’area serpeggiano, sono forti – tant’è che ci sono tante iniziative del sindacato –, perché vogliamo il rispetto dell’accordo e siano allarmati dei suoi ritardi di applicazione.
Quindi, chiediamo al Governo quali iniziative, quale è l’azione che sta producendo fattivamente per scongiurare il disimpegno, per superare gli ostacoli che si sono realizzati, che sono emersi e per far onorare gli impegni a tutti i soggetti, a partire dal Aferpi, che hanno sottoscritto l’accordo.

              PRESIDENTE. La sottosegretaria di Stato per lo sviluppo economico, Simona Vicari, ha facoltà di rispondere.

SIMONA VICARI, Sottosegretaria di Stato per lo sviluppo economico. Grazie, Presidente. Facendo seguito ai quesiti posti proprio dagli interpellanti, nello specifico di quanto richiesto circa proprio il rispetto del cronoprogramma previsto, si evidenzia quanto segue.

Nell’ultima relazione trimestrale predisposta dal commissario straordinario, ai sensi del decreto legislativo n. 347 del 2003, pubblicata anche nel sito della procedura, vengono forniti i seguenti elementi circa lo stato di avanzamento dei piani dell’acquirente. Nello stesso si legge: «I primi mesi del 2016 si prospettano assai critici sul piano della gestione corrente, sia industriale che finanziaria, con conseguenti riflessi anche sull’attuazione del piano imprenditoriale. Infatti, pur confermando il loro impegno strategico, nell’incontro dell’ottobre 2015, presso il Ministro dello sviluppo economico, Aferpi e Cevital hanno annunziato un primo slittamento degli ordini di smantellamento degli impianti della cosiddetta area a caldo e delle decisioni circa la scelta della migliore tecnologia di costruzione del forno elettrico. A tal proposito, si rileva che il momento di mercato è pesantemente negativo e potrebbe preludere a cambiamenti strutturali con rischi e incertezze tali da ridurre la disponibilità dei necessari cofinanziatori dei piani di investimento, piani che andranno meglio rivisti e sviluppati alla luce degli detti cambiamenti in atto sul mercato siderurgico europeo e mondiale. Si ritiene di conseguenza che si verificheranno, in ogni caso, rilevanti slittamenti per quanto riguarda investimenti e smantellamenti, il cui avvio si potrebbe collocare nel primo semestre del 2016, subordinato, comunque, alla revisione dei piani industriali e alla pianificazione finanziaria dell’azionista Cevital». Questo è quanto riporta la relazione del commissario straordinario.

Quanto, invece, alla parte del piano di diversificazione agroalimentare ed ai relativi investimenti di Aferpi, si rileva – secondo quanto precisato dal commissario – che i nuovi impianti dovranno sorgere negli spazi ad oggi occupati dall’area a caldo dello stabilimento che andrà preventivamente smantellata.

Rispetto alle previsioni iniziali, il notevole calo del prezzo del rottame rende assai onerosa questa operazione, per cui l’azionista Cevital sta valutando ipotesi alternative. È stata, in ogni caso, avviata una prima parte delle demolizioni degli impianti accessori della cokeria e dell’acciaieria.

Si deve precisare, inoltre, quanto alla richiesta relativa al motivo per il quale la società Aferpi abbia annunciato l’avvio di un tavolo con la Banca Europea per gli investimenti per il finanziamento dell’operazione, dopo essersi impegnata a finanziare direttamente l’operazione con 570 milioni di euro, che l’obbligo contrattuale dell’acquirente Aferpi non prevede l’effettuazione degli investimenti esclusivamente con propri mezzi, non escludendo pertanto il ricorso a finanziamenti anche a lungo termine.

Relativamente ai quesiti di più stretta competenza del Ministero delle infrastrutture, quest’ultimo ha rappresentato quanto segue: l’accordo di programma quadro, relativo ai primi stanziamenti per il porto (circa 110 milioni di euro), è Pag. 61stato stipulato il 12 agosto 2013. L’autorità portuale di Piombino ha emesso il bando di gara il 14 agosto del 2013 ed i lavori previsti sono iniziati il primo marzo del 2014, dopo le procedure amministrative di gara e autorizzazione, inclusa la bonifica bellica e le azioni preliminari. Tali lavori riguardo alla realizzazione di un molo sottoflutto di 1300 metri lineari, una banchina di 350 per 50 metri, un piazzale operativo di circa 7 ettari, il dragaggio del nuovo canale di accesso e specchio acqueo adiacente alla banchina per circa 3 milioni di metri cubi con fondale a meno 20 metri.

I suddetti lavori sono in fase di completamento e, come previsto dal successivo accordo di programma del 24 aprile 2014, le aree sono in fase di assegnazione per gli scopi previsti, riguardanti la demolizione controllata delle navi e altre attività cantieristiche, secondo le opportune procedure di evidenza pubblica. L’autorità portuale ha, inoltre, previsto, secondo le procedure contenute nell’accordo di programma quadro, il reimpiego dei ribassi d’asta (circa 20 milioni di euro), per realizzare lo svincolo di collegamento tra la viabilità esistente e le nuove banchine, nonché un ulteriore allungamento del molo di sopraflutto, quale condizione necessaria per la prosecuzione degli ulteriori interventi di completamento del nuovo Piano regolatore portuale.

L’Autorità portuale ha, inoltre, già assegnato al momento, in via provvisoria e con specifica gara d’appalto, lavori per un nuovo tratto di 300 metri lineari di banchina e ulteriori 700 mila metri cubi di dragaggio per completare il fondale della nuova darsena nord. Opere finanziate per 25 milioni di euro, con i fondi di cui alla delibera CIPE n. 46 del 10 novembre 2014, per 20 milioni di euro, e dall’autorità portuale stessa, in un contesto quindi di continuità funzionale con i precedenti investimenti, per i rimanenti 5 milioni di euro.

Inoltre, la stessa autorità ha elaborato un progetto preliminare per un importo pari a circa 70 milioni di euro per ulteriori tratti di banchine e piazzali previsti dal nuovo piano regolatore portuale, e le relative ipotesi di copertura sono in fase di discussione con la regione Toscana e il Ministero delle infrastrutture e trasporti.

Per quanto concerne la concerne la strada statale 398, nonostante gli accordi stipulati e la previsione normativa contenuta nel decreto-legge n. 43 del 2013, convertito poi con legge n. 71 del 2013, l’opera non è stata realizzata dalla società Autostrade a proprio carico nell’ambito del progetto dell’autostrada tirrenica. Occorrerà, quindi, trovare una copertura finanziaria per la realizzazione di questa infrastruttura viaria: occorrono circa 100 milioni di euro.

In accordo con le istituzioni nazionali, regionali e locali, l’autorità portuale ha acquisito il progetto elaborato dalla società Autostrade e lo sta analizzando allo scopo di verificarne i contenuti. La stessa autorità portuale si è resa disponibile ad assumere la funzione di stazione appaltante, qualora siano state reperite le risorse necessarie come previsto dalle intese stipulate.

              PRESIDENTE. L’onorevole Nicchi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.

   MARISA NICCHI. No, non sono soddisfatta. La risposta non ha fugato le preoccupazioni fortissime che abbiamo per questa per quest’area, per il futuro di quei lavoratori, di quell’area territoriale così importante per la Toscana e per il nostro Paese. Ci preoccupano le relazioni che sono state in modo notarile lette e, soprattutto, il fatto che viene confermato il non impegno diretto da parte di Cevital, che ricorre a un credito in Europa.

Quindi siamo veramente molto preoccupati, ma credo che a questo punto il Governo deve intervenire con forza, perché l’accordo venga assolutamente rispettato, perché venga realizzato l’intero piano, e mi auguro che nei prossimi incontri – che ci saranno e che mi auguro siano veloci – il Governo chieda, si adoperi per far sì che si proceda sugli impegni presi in merito a quello che è previsto negli accordi, sul fatto che si proceda alla nuova acciaieria elettrica, che quindi ci siano scelte concrete nel merito di quale tecnologia si sceglie, di quale sarà la ditta costruttrice, che si chieda, ancora di più, accelerazione della parte delle bonifiche ambientali.

Mi pare di capire che ancora siamo indietro – ed è grave – sul finanziamento per la questione dell’infrastruttura viaria 398, che è uno dei pezzi fondamentali, un tassello fondamentale dell’accordo. Non c’è accenno, nelle risposte, a una domanda che noi abbiamo fatto con molta precisione, su come si agisce, su come si può agire, su come il Governo agisce sul costo dell’energia, per AFERPI, per Mittal-Magona, per dare a quelle aziende la competitività che hanno le altre aziende italiane. Non c’è accenno agli ammortizzatori sociali, perché noi chiediamo – e questa mi pare addirittura la priorità – che si allunghino sino al ritorno al lavoro, che si dia una copertura a tutti i lavoratori, compresa l’area di Livorno, che si proroghino i contratti di solidarietà in essere prima del Jobs Act, per la tutela di quei lavoratori e quelle lavoratrici che già perdono molto reddito. Non si è fatto accenno al fatto che, per esempio, si possa dare una sterzata per risolvere il contenzioso per la questione del TFR, un contenzioso tra l’INPS e la ex Lucchini: segni importanti, tangibili, di una volontà che non vediamo!

Non pensiamo che sia tutto facile, noi non vogliamo essere demagogici, non cerchiamo la demagogia, perché i problemi di quell’area sono problemi seri, però sentiamo – questo è il punto per cui siamo molto insoddisfatti – che non c’è, da parte del Governo, l’attenzione necessaria su questo argomento. Per fare questo ci vorrebbe un Ministero dello sviluppo economico forte, un Governo che abbia una sua politica industriale e all’interno di essa ponga la questione dell’acciaio, ma questo Ministero non ha questa forza, lo stesso Ministro Guidi è assente, non la vediamo e non la sentiamo, è latitante, e questo non depone a favore di un tema che per noi è importante. Lo ribadiamo: approfondiremo le notizie che ci ha dato – e di cui siamo preoccupati – il sottosegretario, perché noi vorremmo assolutamente determinare, in collegamento anche con la preoccupazione sociale, con le istituzioni locali, con tutti quelli che hanno a cuore il futuro di questo complesso industriale, il progetto ad esso collegato, vogliamo determinare una volontà politica più forte, la pretendiamo, la ribadiremo, al Governo e, naturalmente, per ciò che ci compete, vogliamo contribuire a rafforzarla.          La questione di Piombino è una questione del Paese, di un’intera area territoriale, la Val di Concia, è emblematica di quello che si vuole per lo sviluppo industriale del nostro Paese, se lo si vuole o non lo si vuole, come si vuole, e naturalmente sappiamo che dietro a questo futuro, poi, c’è la vita concreta, oggi, di tanti cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici, che oggi debbono avere delle certezze e non possono essere lasciati e dimenticati.

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Scritto da il 24.1.2016. Registrato sotto Economia, Foto, Toscana-Italia, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

3 Commenti per “EX LUCCHINI: NICCHI «GOVERNO DEBOLE, RISPOSTE INSODDISFACENTI»”

  1. Mounir Angelo Maggioni

    Buongiorno,
    come italiano e algerino, mi sono interessato tramite i mezzi e i canali di informazione italiani e stranieri che hanno dedicato articoli sui quotidiani, pubblicazioni, forum e commenti su internet, interviste e video anche di carattere ufficiale degli incontri in Italia e in Algeria dei nostri rappresentanti di Governo promotori ottimisti dell’acquisizione dell’acciaieria di Piombino.

    Mi chiedo se durante la considerazione della proposta di acquisizione da parte del gruppo algerino e per tutto il periodo delle trattative, come fino ad oggi a seguito di tutto ciò che è stato promesso e garantito a tutti da parte della nuova amministrazione e direzione :

    – supponendo che questa importante operazione probabilmente non è stata solo di interesse delle parti e dei rispettivi Paesi nel mutuale rapporto economico-finanziario-industriale-commerciale-geopolitico-sociale, ma bensì anche di posizionamento strategico concorrenziale e di compromessi misurati e calcolati in un contesto più grande nei rispettivi mercati nel quadro globale, non solo nella zona mediterranea, tutto ciò veramente aiuterà la ripresa di questa nostra importante realtà industriale-economica, tutto l’indotto di tutte le P.M.I. italiane e soprattutto i nostri migliaia di lavoratori ancora in attesa di occupazione e le loro rispettive famiglie e figli ?

    – è mai stata valutata la possibilità di chiedere consiglio o opinione alle aziende e imprenditori italiani (non solo quelle a partecipazione statale o multinazionali) operanti nello stesso settore in Algeria o in altri settori nei quali hanno avuto esperienze dirette di rapporti personali, economici, finanziari, industriali, commerciali con questo gruppo algerino ?

    – non essendoci in Algeria la rappresentanza della Camera di Commercio italiana, per cui la maggior parte dei servizi di informazione, consulenza e assistenza alle società italiane (che in Algeria nascono per Legge di diritto algerino al 51% con apporto di capitali esteri) viene fornita attraverso l’I.C.E. (Istituto Commercio Estero) e l’Ambasciata Italiana, o attraverso uffici di professionisti internazionali e locali, o privatamente con mezzi propri con tutti i possibili rischi e conseguenze, si è mai preso in considerazione di interessarsi a riguardo tramite chi di coloro ha queste competenze in Algeria ?

    – vi sono mai stati rappresentanti o portavoci, non solo dei Governi e delle parti, ma anche professionisti o consulenti delle aree competenti in Italia e in Algeria circa gli accordi e trattati bilaterali tra i due Paesi e con la C.E., le Leggi e norme dei rispettivi Paesi che permettono e regolano questo tipo di importante operazione di acquisizione estera negli aspetti burocratici, amministrativi, legali e giuridici, contrattuali, fiscali, tributari, finanziari, economici, commercali, di impo-esportazione di capitali e investimenti, di impo-esportazione di prodotti e servizi da e verso entrambi i Paesi, ecc…, al fine di poter fornire utili informazioni per avere le garanzie necessarie verso tutti ?

    – allo stesso modo e per gli stessi motivi qui in Italia da tutti coloro che hanno partecipato alle trattative e rappresentanto le parti, le categorie di appartenenza, i funzionari degli uffici preposti, è stata valutata la possibilità di informarsi tramite i partner professionisti algerini presenti e operanti in Italia ?

    – se fosse possibile e ci fosse il modo, mi piacerebbe credere che 60 milioni di italiani a fronte di un piccolo contributo ma significativo, tutti insieme in uno spirito di vera unione nazionale di solidarietà e fratellanza, potremmo riacquistare e salvare la nostra acciaieria italiana e tutto l’indotto delle P.M.I. che in tutta Italia ci lavorano, dandola in gestione all’amministrazione pubblica e le figure professionali competenti, i quali possono avere requisiti e capacità di rappresentanti e garantisti di noi cittadini e delle nostre famiglie in Italia, per il bene e interesse del nostro Paese e popolo a casa nostra.

    Cordialmente
    Distinti saluti.
    Mounir Angelo Maggioni

  2. Ciuco nero

    Noooo è tutto apposto!! L Italia riparte!!!votate,votate PD!…..

  3. Mounir Angelo Maggioni

    Non deve sempre essere necessariamente un affare di politiche, il bene e interesse e futuro del nostro Paese IN ITALIA e soprattutto del nostro popolo inteso come nazione costituita da persone, famiglie e figli devono essere difesi e protetti, preservati e salvaguardati. Il presente e futuro dell’Italia dipende anche dall’Acciaieria di Piombino, dalle promesse contrattuali delle parti divenute speranze, dalla nostra (loro) politica estera in nome e per conto di chi e di cosa e perché. I figli di questa Italia, le future generazioni non sanno niente di politica oggi eppure noi genitori siamo costretti a dover vivere e subire i comportamenti azioni e conseguenze in Italia e all’estero di chi svende il nostro Paese non per il nostro interesse e in cambio di discutibili garanzie certe. PD o chiunque voi siate, provate Voi a fare la stessa cosa nello stesso modo nel Paese partner estero promuovendo l’acquisizione di un’importante società algerina da parte di un gruppo italiano (impossibile), augurandovi che il loro malcontento nazionale imprenditoriale sociale non ponga l’Italia in una situazione non solo di imbarazzo dinnanzi alle comunità internazionali !!!

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