PIOMBINO: LA CRISI LUCCHINI SCUOTE LA POLITICA

lucchini_2011La crisi Lucchini sta scuotendo il territorio che per la prima volta si trova a ridiscutere i futuri assetti in Val di Cornia. Pubblichiamo tre interventi che da varie angolazioni diverse affrontano la crisi dello stabilimento e della siderurgia più in generale in Val di Cornia.

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COMUNE DEI CITTADINI: «CRISI DELLA VAL DI CORNIA, MA SE NE DISCUTE SOLO A PIOMBINO»

Riceviamo e pubblichiamo dalla lista civica “Comune dei Cittadini” di Campiglia Marittima.

Le notizie sulla vendita dello stabilimento Lucchini destano non poche preoccupazioni per il futuro di migliaia di lavoratori e per l’economia dell’intera Val di Cornia. Da tempo avevamo chiesto al Sindaco seguire la vicenda e di farne partecipe il Consiglio Comunale. In realtà, dopo una comunicazione dei rappresentanti sindacali alla fine del 2013, il Consiglio Comunale di Campiglia non è stato più coinvolto. Non ha mai discusso dei difficili problemi della Lucchini, dell’ampliamento del porto, dell’individuazione dell’area di crisi industriale e dei programmi per affrontarla. Tutto è rimasto confinato a Piombino.

La prima considerazione è che le sorti dello stabilimento siderurgico non interessano solo Piombino, ma l’intera Val di Cornia e oltre. Da qui provengono molti degli occupati della Lucchini e dell’indotto ed era del tutto logico che tutte le istituzioni  prendessero parte alla discussione, non limitandosi solo a testimoniare solidarietà ai lavoratori.

La seconda considerazione è  che sarebbe servito un ruolo attivo dei Comuni dell’area per individuare processi di reindustriliazzazione e diversificazione produttiva. Le risposte alla crisi industriale non potranno venire solamente dal comparto siderurgico. In realtà si è scelto di circoscrivere a Piombino i confini della crisi.  E’ una scelta che non condividiamo perché la  Val di Cornia può contribuire al riuso delle aree industriali piombinesi, come può contribuire allo sviluppo di altri comparti produttivi.  Tra questi non ci sembrano irrilevanti, ad esempio, il comparto dell’industria agroalimentare, al momento del tutto trascurata, o la logistica connessa ai traffici portuali. Di questo non si è mai discusso. Sono stati persi anni preziosi.

La terza considerazione riguarda il porto. E’ stato deciso di destinare oltre  100 milioni di euro per la realizzazione di una grande opera marittima di cui non si è mai discusso nei Comuni che, mentendo, continuano a raccontare di aver pianificato insieme il territorio. Per di più restano tutt’oggi molto vaghe le sue finalità. In origine è stato detto che serviva per accogliere la “Concordia”, poi si è parlato di opere funzionali al rilancio della siderurgia, poi del polo europeo per la rottamazione delle navi e infine anche di possibili utilizzi per fini croceristici. Ci permettiamo di rilevare uno serio stato di confusione che è bene non avere quando si realizzano opere pubbliche, tanto più se richiedono investimenti così ingenti sottratti ad altri programmi.

In realtà sono stati persi anni preziosi nei quali, senza mai approfondire i progetti, sono state rincorse  soluzioni miracolistiche in un ottica sempre più circoscritta al Comune di Piombino, con il tacito assenso di tutti gli altri Comuni. Troppe volte è stata omessa la verità e la verifica tra ciò che si diceva e ciò che si faceva. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non pensiamo che le soluzioni siano semplici, ma è certo che la strada seguita da chi ha governato ha indebolito la coesione del territorio e la ricerca di possibili soluzioni.

Comune dei Cittadini

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ASCOLTA PIOMBINO: «ACCELERIAMO SUL PROTOCOLLO D’INTESA»

Riceviamo e pubblichiamo da Riccardo Gelichi di “Ascolta Piombino”.

«La crisi economica di Piombino è pesantissima, ora basta, bisogna dirlo, togliete di torno gli incantatori e fate lavorare i tecnici; vogliamo solo pareri esperti e concreti, senza filtri; belli, brutti che siano, solo dalla verità si può ricostruire, le macerie ci sono già, solo che ancora non le vediamo. Allora acceleriamo sul protocollo d’intesa, la politica si riappropri del proprio ruolo, che non è quello di andare a ruota dell’opportunismo di maniera, ma quello di assumersi anche responsabilità gravi, le istituzioni facciano lavorare i propri tecnici.

“Nel quadro della strategia europea per la crescita, al fine di sostenere la competitività del sistema produttivo nazionale, l’attrazione di nuovi investimenti NONCHE’ LA SALVAGUARDIA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI nei casi di CRISI INDUSTRIALI COMPLESSE, con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, il Ministero dello Sviluppo Economico adotta progetti di riconversione e riqualificazione industriale…….” Art 27 DL 83. Per questa roba  possiamo, anzi dobbiamo chiedere con forza investimenti nazionali ed europei. Mentre è del tutto inutile, fuorviante, tendenzioso e strumentale, chiedere aiuti di stato per imprese private.

Vorremmo sapere chi, e come sta lavorando al tavolo del gruppo di coordinamento e controllo che dovrebbe definire il (PRRI) Progetto di Riqualificazione e Riconversione Industriale, avvalendosi delle agenzie Invitalia e Sogesid. Il protocollo non dovrebbe essere subordinato alla Lucchini ma dovrebbe contenerla all’interno insieme all’Enel, la Sol, la Dalmine, la Magona e tutta la piccola e media impresa del territorio. Si parla d’investimenti di milioni di euro per le bonifiche, di formazione lavoro, di rilancio di un territorio che merita ben altro e che ha potenzialità enormi, basta guardare con gli occhi giusti, quelli che guardano alla collettività».

                                                                                               Riccardo Gelichi
Portavoce della Lista Civica Ascolta Piombino

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PIOMBINO, LA RICREAZIONE ORA È DAVVERO FINITA

Riceviamo e pubblichiamo integralmente da Stefano FERRINI del Coordinamento Spirito Libero per Piombino.

«La vicenda dell’offerta araba per la Lucchini è, almeno al momento, finita nel peggiore dei modi. Già si vedono i primi corvi pronti ad assalire i sindacati ed il Sindaco, principali sponsor di quella proposta. Operazione ignobile. Così come non ci siamo entusiasmati di fronte ad una proposta forse fin troppo bella per essere vera, così non ci uniamo al coro di chi sapeva già tutto e grida al tanto peggio tanto meglio. Infatti che altro potevano fare sindacati e Sindaco se non cercare la soluzione che tutelasse maggiormente l’occupazione di una città che è almeno trenta anni in ritardo con le sue possibilità di sviluppo, ancora oggi, purtroppo, pesantemente dipendente dal reddito dell’industria? Come ha scritto proprio il Sindaco recentemente su Facebook, tra qualche settimana c’è il rischio che circa 2000 persone vadano in cassa integrazione o perdano il lavoro e le altre offerte presentate prefigurano questo drammatico scenario, con tutte le ripercussioni negative sugli altri settori economici e la conseguente tragedia sociale.

Oggi il quadro purtroppo è chiaro, ma meglio la chiarezza all’incertezza. Allora da qui si parta. Vediamo quali sono i progetti in campo su tutti i fronti, da quello industriale ovviamente, a quello portuale e turistico fino a quelli legati alla green economy. Si analizzino le tempistiche di realizzazione, il ritorno occupazionale, le tipologie di professionalità richieste e la formazione necessaria. Si incrocino questi dati e si cominci a pensare dove si possono ricollocare i presumibili esuberi che le proposte rimaste in campo per la Lucchini purtroppo determineranno. Contemporaneamente si chieda al governo di intervenire per favorire la soluzione meno impattante sull’occupazione, che quindi possa prevedere la costruzione di forno elettrico e Corex che almeno una delle proposte rimaste in campo lascia intravedere almeno come possibilità futura. L’altoforno non va fermato, su questo si era impegnato il governo e così si adoperi. Si acceleri al massimo sul porto per avere la Concordia, si sfidi i privati che vogliono realizzare il porto sotto Poggio Batteria a cominciare e se si tirano indietro non si esiti a riconsiderare altre soluzioni, come il raddoppio di Salivoli per esempio. Si faccia partire il progetto presentato da Asiu con Enea sulla centrale solare termodinamica e si eliminino tutti quei divieti e quei vincoli urbanistici che il Piano Strutturale pone e che hanno condizionato pesantemente anche il Regolamento Urbanistico.

La ricreazione per Piombino è davvero finita, basta con questa puzza sotto il naso verso tutto ciò che crea sviluppo che in troppe occasioni emerge e condiziona. Queste le cose che la prossima amministrazione dovrà prioritariamente fare e che noi chiederemo a Giuliani. O si cambia o Piombino muore».

Stefano FERRINI
Coordinamento Spirito Libero per Piombino

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Scritto da il 23.3.2014. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

2 Commenti per “PIOMBINO: LA CRISI LUCCHINI SCUOTE LA POLITICA”

  1. Astuto Cacciatore

    “Già si vedono i primi corvi pronti ad assalire i sindacati ed il Sindaco, principali sponsor di quella proposta. Operazione ignobile.”
    Eh si, caro Ferrini, ma allora la colpa di questo fallimento è delle Cassandre!!!.
    Non c’è proprio nessun corvo, nobilissimo volatile fra l’altro, piuttosto ci sono i millantatori e chi per oppurtunismo elettorale li ha proposti al popolo ingenuone.

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  • QUANTO E' PASSATO DAL 1 LUGLIO 2017 DATA TERMINE DELL'ACCORDO DI PROGRAMMA CON CEVITAL?

    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    38 mesi, 22 giorni, 1 ora, 26 minute fa

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