PIOMBINO: «LA CRISI HA UN RESPONSABILE E SI CHIAMA PD»

la vista della fabbrica spenta dal Cotone

Piombino (LI) – In un comunicato congiunto, tutto il centro destra ci ricorda che miopia politica, monocultura e poltrone sono state la causa dell’attuale crisi della città, e solo con una seria diversificazione e “bonifiche vere” Piombino potrà ripartire. Leggiamo insieme la nota congiunta.

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«Cortesemente rispondiamo all’invito del Camping CIG di porre all’attenzione dei candidati il loro documento sulla vicenda siderurgica locale. Li ringraziamo e ci rendiamo sempre disponibili al dialogo in qualsiasi momento, ma la sottoscrizione di un documento importante che non condividiamo pienamente, è un impegno che non siamo in grado di assumerci.

La posizione delle forze politiche che rappresentiamo è quella da anni espressa nelle varie sedi istituzionali e politiche; siamo convinti che la crisi economica e sociale di Piombino abbia un responsabile che si chiama PD, che ha da sempre puntato strumentalmente e dolosamente ad una monocoltura, oltre a gestire in modo pessimo le prospettive di rilancio della fabbrica, credendo ingenuamente a Cevital solo con l’intento di affrontare le precedenti campagne elettorali.

Oggi la nostra città ha bisogno di una tutela economica dei lavoratori ex Lucchini, ma, ancor di più, ha necessità di lavoro e di prospettive.
In questo senso, al di là di una ripresa della produzione dell’acciaio, alla quale diventa sempre più difficile credere, ed ad una soluzione definitiva per tutto il comparto siderurgico, il crocevia per Piombino non può che chiamarsi diversificazione.
Questa dovrà essere attuata in tempi rapidi attraverso incentivi ed attraverso la liberazione degli spazi occupati inutilmente dalla fabbrica.
L’inizio di questo percorso dovrà coincidere con le bonifiche; bonifiche effettive e non solo apparenti, che sfruttino l’opera dei lavoratori ex Lucchini e dell’indotto ed il contributo delle imprese locali».
Elena Vizzotto “Lega”
Francesco Ferrari “Fratelli d’Italia”
Luigi Coppola e Massimo Aurioso “Noi con l’Italia-UDC”
Gianluigi Palombi “Forza italia”
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CAMPING CIG: OCCUPAZIONE IN VAL DI CORNIA SEMPRE PIU’ RIDOTTA

Il Camping CIG protesta sotto palazzo Appiani

L’occupazione a Piombino e dintorni è sempre più ridotta. Si stanno perdendo posti di lavoro nel settore dei servizi (dalla Coop alle imprese operanti nella ristorazione e nelle pulizie delle grandi fabbriche), nella sanità (con la sempre più spesso ventilata ipotesi di chiusura di servizi assistenziali), nel commercio, nelle libere professioni, nell’artigianato come conseguenza della crisi dell’industria. Nel settore industriale, oltre alla perdita irrecuperabile dell’indotto diretto della ex-Lucchini e dell’utilizzo massiccio di ammortizzatori sociali in tutto il settore siderurgico (Aferpi e Arcelor-Mittal), oggi c’è la volontà di Arcelor-Mittal di vendere gli impianti di Piombino trasportando però altrove il reparto più competitivo della fabbrica, con conseguente eliminazione di sessanta posti di lavoro, senza contare che non si conoscono ancora i piani del nuovo possibile proprietario, che potrebbero comportare ulteriori ristrutturazioni e riduzioni di mano d’opera, cosa a cui ci hanno abituato le vicende che coinvolgono imprese multinazionali.

Ma di quello che succede in Magona (è così che nel territorio si continua a chiamare questo storico stabilimento che è nel cure di tutti i “d’antan”) se ne parla pochissimo: anche questa è una vertenza destinata a consumarsi in solitudine, senza coinvolgere gli altri lavoratori, con i sindacati che la considerano “cosa loro”.

Diverso è il caso di Aferpi: anche qui la vertenza si muove “in solitario”, senza il coinvolgimento delle altre fabbriche siderurgiche con crisi simili (da Taranto a Terni, a Genova, Trieste, Lovere, Novi, Lecco) né tantomeno delle altre categorie e del territorio, anche se in regime di monocultura la sua crisi ha trascinato con sé tutto il territorio e ci obbliga tutti a ripensarlo; ma in questo momento di campagna elettorale se ne parla molto. Sia per il numero di persone coinvolte, sia, soprattutto, per le enormi responsabilità del partito di governo, la crisi di Aferpi viene giocata in chiave elettorale, per cercare di limitare i danni per il PD e per favorire le carriere di alcuni personaggi di questo stesso partito. Ecco spiegata l’accelerata finale alla ricerca di una soluzione (una qualsiasi!) da sbandierare prima delle elezioni.

Nelle dichiarazioni del ministro è ribadito il fatto che il 2 marzo deve avvenire la firma del preliminare di vendita.

I manifestanti sotto il MISE

Noi ci permettiamo di avere dei dubbi sulla consistenza dell’operazione e sugli eventuali tempi di attuazione; per cui ci permettiamo anche di fare alcune osservazioni:

  • Che il termine del 2 marzo sia effettivamente ultimativo: o c’è la firma sul preliminare di vendita o c’è il commissariamento;
  • Con la vendita tra privati (da Cevital a Jindal) il ruolo dei lavoratori e dei sindacati è decisamente ridotto: non esiste l’obbligo di un parere positivo dei lavoratori, che saranno costretti a prendere ciò che viene. Quindi l’unico interlocutore possibile per i lavoratori diventa il Governo attraverso il MiSE, il quale, si, può accettare o rifiutare il Piano industriale;
  • Ciò detto, i lavoratoti ed i sindacati devono obbligare il ministro, chiunque egli sia e qualunque governo rappresenti, a accettare lui come vincolante il parere dei lavoratori che sarà condizionato da:
    • Piena conoscenza e ampia discussione di un Piano industriale e finanziario, senza parti segrete o riservate, che non sia una barzelletta come il precedente, ma presenti impegni e tempistiche verificabili e razionali
    • Mantenimento dei livelli occupazionali sia dei diretti che dell’indotto;
    • Garanzie su condizioni di lavoro, sicurezza, diritti sindacali;
    • Ripresa nel più breve tempo possibile delle attività della fabbrica e garanzie sugli ammortizzatori sociali per tutto il tempo necessario per la ripresa delle attività;
    • Definizione chiara degli obblighi e delle competenze per le bonifiche e gli smantellamenti;

Nella sua venuta a Piombino il ministro Calenda, parlando con noi che lo aspettavamo fuori della sala, ha promesso che tornerà a Piombino per presentare ai lavoratori il Piano di Jindal (se esiste).

Lo prendiamo in parola e incalzeremo lui e chiunque sia il suo successore affinché venga rispettato questo impegno.

Piombino 28/2/2018

Coordinamento Art. 1 – Camping CIG

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Scritto da il 2.3.2018. Registrato sotto ambiente/territorio, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

3 Commenti per “PIOMBINO: «LA CRISI HA UN RESPONSABILE E SI CHIAMA PD»”

  1. Sergio M.

    Sapete cos’è che impaurisce moltissimo chi, come il sottoscritto, non ha alcuna fiducia nelle promesse dell’attuale amministrazione? Il fatto che, oltre ad aver dimostrato l’indubbia incapacità a sviluppare un piano concreto alternativo a questo troiaio di acciao, ora si trovi anche costretta, finché i tempi glielo concederanno, a permettere l’impermettibile proprio per non perdere i rimasugli di voti rimastigli. Quindi… apertura a tutto e chissenefrega del cancro!!!!!! Spero di sbagliare, ma vorrei essere una mosca per presenziare ai loro incontri privati! Per chi si fosse risentito dalla mia ostentata avversione all’acciao e iniziasse la solita tiritera del fatto che grazie a questo insostituibile acciaio la città è fiorita e si è arricchita nel passato, gradirei intanto ricordare (pretendone il rispetto) dell’esercito di persone morte a CAUSA dell’acciaio senza neppure lavorare in fabbrica. O volete confutare perfino il nesso fabbrica — cancro? Magari qualche statistica vi farebbe bene e credo che vi sia facile trovarne online. E poi, gradirei che per un attimo si mettesse nei panni delle nuove generazioni di questa comunità che avrebbero voglia (in grossa parte) di dimostrare la loro presenza in questo mondo ma che si trovano inesorabilmente schiantate dalla presenza assolutamente ingombrante di una fabbrica enorme, disastrata, inquinante (anche esteticamente), soverchiante, che non lascerà loro altra scelta se non andarsene altrove. Perché se è pur vero che di fabbrica avete vissuto nel passato, è anche vero che il futuro non è solo vostro e non potete imporre le vostre scelte anche a chi non le condivide. Se sapete fare solo gli operai… prego, la porta è aperta. E portate via il bottino quando uscite, grazie!

  2. Claudio selmi

    Riattivare la cokeria del vecchio altoforno sarebbe un atto scellerato per tutto il turismo di Piombino.
    Piombino avrebbe tutte le caratteristiche per diventare una Portofino della Toscana, quindi gli Indiani si dovranno organizzare per realizzare forni elettrici, magari con un contributo regionale.

  3. Mp38

    Leggo per caso la risposta di Sergio M . purtroppo, vorrei sapere dove era nei primi anni 80′ quando alle acciaierie poi deltasider lavoravano oltre 8000 persone, indotto escluso… Io al tempo avevo 6 anni e non vedevo manifestazioni contro l’inquinamento a favore delle future generazioni del tempo e questo neppure negli anni 90′ dopo la prima enorme crisi. Mai lette così tante cazzate tutte insieme, facile scrivere ora quando non c’è più speranza, perché non lo ha fatto prima?!

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    14 mesi, 21 giorni, 14 ore, 42 minute fa

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