SOCIETA’: ASSESSORI CON T-SHIRT VOLGARI DA LIVORNO A PIOMBINO?

Gli assessori Stefano Ferrini e Paola Prellegrini

Gli assessori Stefano Ferrini e Paola Prellegrini

Gli assessori Stefano Ferrini e Paola Pellegrini

Provincia di Livorno – Il degrado della politica, la cui diretta conseguenza non può che esserne la delegittimazione e il conseguente astensionismo, passa anche dall’abbigliamento “istituzionale” in provincia di Livorno. E così, alla maglietta volgare dell’assessore Gianni Lemmetti (M5S) che, in conferenza stampa il 27 giugno sul progetto “Mare Sicuro”, si è presentato con una t-shirt verde con la fin troppo esplicita scritta “vi stracao sur petto” (vi defeco ripetutamente sul petto, ndr.), risponde pochi giorni dopo il vice sindaco di Piombino e assessore Stefano Ferrini, che si presenta in maglietta nera e infradito gialli sull’importante palco del “Club Tenco” con una più criptica “The Merc Mod Reaction” sul petto, che comunque crea un certo imbarazzo vista l’importanza dell’iniziativa e il contesto istituzionale dei saluti.

La maglietta dell’assessore al Bilancio del M5S, Gianni Lemmetti (che può essere vista a questo indirizzo), attraverso un banale rebus, enunciava proprio il famoso detto, ma, e senza alcun forse, il ruolo rivestito dall’assessore imponeva un abbigliamento più consono all’occasione. Poco importa che Lemmetti sia anche un appassionato collezionista di t-shirt originali, ma mettersi quella in una occasione ufficiale, come una conferenza stampa in Municipio, delegittima il suo ruolo istituzionale e l’intera amministrazione Nogarin.

Discorso analogo per il più criptico messaggio dell’assessore Ferrini dal palco del “Club Tenco” a Calamoresca, il 7 luglio scorso, con la sua maglietta “The Merc mod reaction”.

Il termine mod, abbreviativo di modernism, fa riferimento alla subcultura giovanile che si sviluppò nel Regno Unito nei tardi anni cinquanta, e raggiunse il picco di popolarità nel decennio successivo. Gli elementi significativi della subcultura mod sono: il look curato ed innovativo, la musica afroamericana (in particolare il soul, lo ska), la musica beat e il rhythm and blues, la Vespa, spesso adornata di luci e specchietti supplementari per richiamare l’attenzione, e le notti intere a ballare nei club notturni. A partire dalla seconda metà degli anni sessanta e fino ad oggi, i mass media spesso usano il termine “mod” in un senso più ampio, per descrivere tutto ciò che si credeva essere popolare, alla moda, o moderno.

ferrini e pellegriniChiedere all’assessore se conosca l’azienda inglese Merc, o se volesse o meno mandare dal palco quel messaggio non è comunque la questione del contendere.

Il vero problema in entrambi i casi, sia di Lemmetti che di Ferrini, è che ormai non si rispetta più non solo l’etichetta, ma anche il ruolo istituzionale che viene affidato loro dagli elettori (che pagano per questo uno stipendio ai loro “dipendenti”), affinche questo incarico istituzionale sia svolto nel migliore dei modi possibile.  E per svolgerlo bene anche l’abbigliamento deve essere consono all’occasione. Non pretendiamo giacca e cravatta d’estate, ma il saluto dell’amministrazione comunale è una cosa seria, e pretende un abbigliamento adeguato. Altrimenti poi non lamentiamoci del sempre più crescente astensionismo alle elezioni. Sono la diretta conseguenza della credibilità istituzionale, già fin troppo minata dai continui interventi della magistratura, che è chiamata ad agire sempre più spesso, sia per illeciti di natura civile che penale, prodotti da molti amministratori pubblici.

Giuseppe Trinchini

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Riportiamo l’intervento di Simone Lenzi apparso su “Il Tirreno” del 28 Giugno che simpaticamente commenta la maglietta dell’assessore Lemmetti…

Caro assessore Lemmetti: “vestiti ammodino” (di Simone Lenzi)

Il Tirreno del 28 giugno 2015

LIVORNO. “Vèstiti ammodino”. Era questa la tipica raccomandazione delle mamme livornesi (almeno della mia) quando dovevamo affrontare un impegno pubblico e importante. Un esame, una comunione, la semplice frequentazione della scuola. Una conferenza stampa. “Vèstiti ammodino”, dicevano.

Era una raccomandazione di stampo squisitamente kantiano, se è vero che nella Critica del Giudizio Kant ci ricorda che il curato si deve vestire come si confà a un uomo di chiesa, mentre il cicisbeo può vestirsi come più gli garba (comunque si agghindi, del resto, è e sarà sempre un cicisbeo).

E se è vero che l’abito non fa il monaco, è anche vero che abbiamo tracciato una linea di differenziazione formale (puramente convenzionale certo, ma non per questo meno affidabile) che ci fa riconoscere ad esempio i monaci dalle Drag Queen, la qual cosa ci permette peraltro di apprezzare gli uni e gli altri a seconda delle circostanze (il caso limite del monaco-Drag Queen non l’ho ancora incontrato, ma mi piace pensare che in quel caso il soggetto tenda a distinguere nettamente i due ruoli, nella scelta dei tempi e del luoghi in cui cambiarsi d’abito, per non ingenerare confusione nella mente degli astanti).

Tutto questo allora per dire che, se è vero che la rigidità dell’etichetta e del cerimoniale pare cosa del passato, mi pare nondimeno evidente che un assessore al bilancio non possa presentarsi in conferenza stampa con una maglietta sulla quale appare impresso l’intento programmatico di defecarci sul petto. Per molte e valide ragioni, la più fondata delle quali è quella che lo stipendio glielo paghiamo noi e non certo per essere oggetto di pratiche estreme quale quella di cui sopra.

Per la mia parte di tasse che contribuisce al bilancio del Comune di Livorno, e anche al suo stipendio, invito dunque l’Assessore Gianni Lemmetti a chiederci scusa come cittadini, o almeno, a chiedere scusa a quelli di noi (spero tanti) che non ambiscono a farsi defecare sul petto da nessuno e tantomeno da lui.

Per quanto infine, rileggendo quanto ho scritto sin qui, non riesca a capire se è più surreale questo mio articolo o la pensata dell’Assessore che l’ha ispirato (a riprova del fatto che la realtà è sempre più fantasiosa di qualunque fantasia), il mio intento vorrebbe essere quello di richiamare le Istituzioni a quel buon senso kantiano di cui parlavo all’inizio.

Vorrei insomma ribadire che mentre il cassiere del Seven Apples di Focette può mettersi tutte le magliette che vuole, anche variamente istoriate di prodotti corporei umani ritratti in ogni gradazione della Scala di Bristol (che va da 1 a 7, per la precisione, ma invito il lettore curioso a cercare su Google e a risparmiarmi così un eccesso di informazioni scabrose che potrebbero urtare la sensibilità dei più delicati), l’Assessore al Bilancio del Comune di Livorno no: non può e non deve.

Voglio sperare allora che l’Assessore Lemmetti non abbia voluto, con questa sortita infelice, rimarcare una sua presunta superiorità (dovuta al piccolo potere di cui è investito?) sul resto della razza umana, ma che, più semplicemente, si sia messo la prima maglietta che gli era capitata sotto tiro, così, senza pensarci. In quel caso, non solo sono disposto a perdonarlo, ma mi offro anche di regalargliene una normale.

Una T-shirt semplice, da “uno vale uno”, certo, non una camicia inamidata da “politico della casta”. Perché comunque, anche senza camicia e cravatta, avrebbe detto la solita mamma d’antan, “non sei mica più un bimbo, ormai sei un ometto”. E allora, appunto, “vèstiti ammodino”.

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Scritto da il 8.7.2015. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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