LUCCHINI CEVITAL: LA BOZZA DI PIANO INDUSTRIALE SARA’ PRESENTATA IL 9 APRILE

da sin: il Sindaco di Piombino Massimo Giuliani, il ministro Federica Guidi, il presidente Cevital Issad Rebrab, il premier Matteo Renzi, il Presidente della Toscana Enrico Rossi e il commissario straordinario Lucchini Piero Nardi

Un momento della firma del preliminare

AGGIORNAMENTO 1: AL TERMINE DELL’ARTICOLO I COMUNICATI DI REGIONE TOSCANA E COMUNE DI PIOMBINO.

Piombino (LI) – “Riaprire l’altoforno, spostare le acciaierie e liberare le aree per logistica e agroalimentare”: questo il piano del gruppo algerino Cevital illustrato stamani nel corso di un incontro a Roma al ministero dello Sviluppo economico.   Cevital avrebbe riconfermato la volontà di un investimento globale per un miliardo di euro. “Cevital – twitta il presidente Rossi – fa ripartire la siderurgia e mantiene l’occupazione”.

Cevital ha confermato stamani, durante l’incontro al Mise con il viceministro Claudio De Vincenti (presenti anche il sindaco di Piombino Massimo Giuliani, l’assessore regionale al Lavoro Gianfranco Simoncini e il commissario straordinario della Lucchini Piero Nardi), l’intenzione di rimettere in marcia l’attuale altoforno della Lucchini di Piombino. Ma Per rimettere in ordine l’altoforno, fermo dall’aprile scorso, per i tecnici Cevital saranno necessari cinque mesi, mentre sembrano ancor più lunghi quelli per ottenere le autorizzazioni. A effetto domino, poi, slitteranno anche l’inizio dei lavori per la costruzione del forno elettrico.

Il piano per Piombino è stato illustrato dallo stesso presidente della multinazionale algerina Issad Rebrab, che ha anche confermato la volontà di realizzare un forno elettrico e una nuova cokeria nelle aree più distanti dalla città (padule).

Gradualmente Cevital prevede lo spostamento dell’acciaieria in una zona intermedia tra l’altoforno e i treni di laminazione di Ischia di Crociano. Nell’area che sarà liberata dall’acciaieria, e probabilmente anche dalla cokeria, viene mantenuto l’impegno da parte di Cevital a realizzare una piattaforma agroindustriale. Un investimento che secondo l’azienda andrà a regime in cinque anni per un importo di un miliardo e mezzo di euro.

Il passaggio ufficiale di proprietà resta fissato all’inizio di maggio, lo stesso periodo in cui Cevital assicura di dare il via alla nuova serie di ammortizzatori sociali per 1.860 lavoratori (anche se ancora non è stata stabilita la forma).

Da parte di tutti i rappresentati istituzionali e del Governo sono stati chiesti approfondimenti sulle diverse questioni che questo tipo di proposta porta con sé, di tipo produttivo e ambientale. Il Governo ha comunque predisposto la costituzione di due gruppi di lavoro specifici, uno per l’approfondimento e la valutazione della questione ambientale, l’altro sulle tematiche industriali e infrastrutturali. Per fare il punto su questi approfondimenti e per valutare una bozza di piano industriale che è stata richiesta al gruppo algerino, è stata decisa la data di un nuovo incontro che si svolgerà a Roma il prossimo 9 aprile.

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LUCCHINI CEVITAL: QUALI GLI SCENARI POSSIBILI

La riattivazione dell’altoforno è una scelta che probabilmente è basata sui costi che Cevital dovrebbe sopportare per due anni (il tempo necessario per spostare l’acciaieria e realizzare il forno elettrico) alimentando treni di laminazione con blumi e billette acquistate sul mercato. Il prezzo e la quantità deve aver scoraggiato l’imprenditore algerino ad intraprendere questa strada.

Riportare in vita l’Afo però, che è spento dalla fine di aprile 2014 ed in precarie condizioni di manutenzione, per funzionare ha bisogno comunque di ingenti forniture di coke che non potrà fornire l’attuale cokeria interna, danneggiata dalla fermata e, se in un primo momento Cevital può anche pensare di ricorrere all’importazione, sul lungo periodo dovrà per forza realizzazione un nuovo impianto.

La riattivazione dell’altoforno fa salutare anche i sogni croceristici dei piombinesi. Le attività siderurgiche peserebbero infatti molto di più sull’area portuale, dove insistono ancora i vecchi carbonili. Aree che l’Autorità portuale aveva intenzione di recuperare per destinate ad altre attività. Cevital senza la cokeria avrà obbligatoriamente la necessità di importare grandi quantitativi di carbone e minerale (pellets) e, in attesa di realizzare a sue spese un nuovo pontile, avrebbe già informalmente avanzato la richiesta di utilizzate quello in corso di ultimazione, con fondale a meno 20 metri, per queste operazioni, che però l’Autorità portuale aveva già previsto di assegnare ad altre attività  proposte da General Electric e Nuova Pignone.

Non parliamo poi di come riuscira la Cevital a rendere compatibili con questo progetto le bonifiche dell’ex area a caldo che il gruppo algerino si proponeva di destinare alle attività agroindustriali.

Piombino da tempo non è più solo “fabbrica”. Questo progetto, anche se realizzato pienamente lascia comunque la città in un limbo per i prossimi cinque anni, nei quali torneranno i fumi dell’altoforno e le polveri del coke. Salutiamo quindi i sogni turistici e le navi da crociera e magari aspettiamoci anche una riaccensione della centrale di Tor del Sale.

Gli argomenti da chiarire sono quindi ancora tanti, speriamo quindi che alla fine “merci” alla Cevital lo riesca a dire tutta la città, e non solo una parte.

Giuseppe Trinchini

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Cevital Piombino, si riaccende l’altoforno ma si lavora a quello elettrico

Scritto da Walter Fortini, Remo Fattorini, giovedì 19 marzo 2015 alle 16:02

ROMA – Cevital riaccende l’altoforno della ex Lucchini a Piombino, ma in via provvisoria. Una scelta maturata per rispondere alle esigenze di mercato più immediate e che consentirà, entro cinque mesi, di tornare a produrre l’acciaio mantenendo l’occupazione. L’obiettivo rimane però quello di realizzare nuovi impianti di cockeria, colate continue, laminatoi aggiuntivi e un forno elettrico.

Piombino tornerà dunque a produrre acciaio nell’ambito di un piano di investimenti progressivo che, a regime, supererà il miliardo. Cifra già annunciata a dicembre. Questo è l’impegno espresso anche stamani da Isaad Rebram nel corso dell’incontro al Ministero dello sviluppo economico: presenti il viceministro Claudio De Vincenti e il commissario Piero Nardi assieme al presidente della Regione Enrico Rossi, l’assessore Gianfranco Simoncini, il sindaco di Piombino Massimo Giuliani e il presidente dell’Autorità Portuale Luciano Guerreri.

Per costruire un forno elettrico per la produzione di acciai speciali servono due anni. Riaccendendo provvisoriamente invece l’altoforno la produzione potrà riprendere in appena cinque mesi.

Stamani sono stati decisi anche due gruppi di lavoro: uno dedicato ai temi ambientali per una verifica attenta delle autorizzazioni in essere e quelle per l’assetto produttivo definitivo e l’altro sulle questioni delle infrastrutture portuali per organizzare l’utilizzo degli spazi all’interno del porto in modo da conciliare diverse attività in corso o che si stanno sviluppando.

Da parte di Cevital è stato confermato l’impegno a spostare le acciaierie in modo da liberare le aree più vicine al centro abitato in cui sviluppare l’attività agroalimentare e la logistica.

E’ stato fissato un nuovo incontro, sempre al Mise, per il 9 aprile. In quell’occasione sarà esaminato l’esito dei due gruppi di lavoro e Cevital presenterà il proprio piano industriale e finanziario di partenza, con un approfondimento sulla parte relativa alla riaccensione dell’altoforno che consentirà di riassorbire da subito i lavoratori ex-Lucchini.

Da parte sua il presidente Rossi ha confermato l’impegno – a fronte della presentazione del piano industriale definitivo – a destinare 30 milioni di euro agli investimenti per la riconversione ambientale degli impianti siderurgici.

Fonte Regione Toscana

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Riaccensione dell’altoforno e conferma dell’agroindustriale.

Cevital ufficializza al Governo le linee del piano che dovrà presentare entro il 9 aprile

Confermata la riaccensione dell’altoforno e lo sviluppo dell’agroalimentare nell’area attualmente occupata dall’acciaieria. Questi alcuni degli aspetti più importanti delle linee di piano industriale illustrate da Issad Rebrab nell’incontro di questa mattina al Ministero dello Sviluppo Economico, che prevedono anche la costruzione di un forno elettrico.

All’incontro convocato proprio per discutere delle strategie industriali del gruppo algerino Cevital alla luce dei nuovi sviluppi industriali, hanno partecipato oltre ai rappresentanti Cevital, il commissario straordinario della ex Lucchini Piero Nardi con altri tecnici dello stabilimento piombinese, i rappresentanti dei ministeri che hanno firmato l’Accordo di Programma, Ministero dell’Ambiente con il sottosegretario Silvia Velo, Ministero del Lavoro, dello Sviluppo Economico e e delle Infrastrutture, il sindaco di Piombino Massimo Giuliani, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e l’assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini, il commissario dell’Autorità Portuale Luciano Guerrieri..

Nel corso della riunione Issad Rebrab ha ufficializzato le strategie del gruppo affrontando tutti gli aspetti principali della questione che dovranno confluire nel piano: quello industriale e ambientale, quello produttivo e l’aspetto occupazionale. La volontà è quella di procedere con il mantenimento dell’area a caldo e contemporaneamente di costruire anche un nuovo forno elettrico da realizzare nell’area periferica di Ischia di Crociano. Per fare questo Cevital pensa per il momento di procedere con la richiesta delle autorizzazioni per la riaccensione dell’altoforno acquistando coke dall’esterno, dal momento che la vecchia cokeria ormai spenta da mesi è troppo obsoleta. Nel piano ci sarà anche la costruzione di una nuova cokeria che verrà realizzata in futuro vicino all’altoforno, nella stessa area dove verrà spostata anche l’acciaieria consentendo la liberazione di spazi significativi da destinare alla diversificazione siderurgica e nello specifico all’agroalimentare. Un investimento consistente, che ammonta a 1 miliardo e mezzo circa di euro, sul quale il presidente di Cevital ha puntato l’attenzione rimarcando l’impegno del gruppo e la volontà di andare avanti con convinzione. Le ragioni che spingono il gruppo al mantenimento dell’area a caldo sono essenzialmente legate alla necessità di produrre acciaio speciale, che non può essere prodotto con i forni elettrici e l’esigenza di riassorbire più lavoratori possibili in tempi brevi. Se questo piano fosse confermato infatti, Cevital riassorbirebbe per il momento 1860 lavoratori.

Il sindaco Massimo Giuliani, nel suo intervento, ha ribadito la necessità di mantenere ferme le garanzie ambientali, rispetto alle quali il Comune effettuerà tutti i controlli necessari e l’importanza di una proposta che mantiene anche possibilità di uno sviluppo differenziato.

“La compatibilità ambientale è un requisito fondamentale rispetto al quale non è pensabile recedere – ha detto il sindaco – il Comune sarà quindi impegnato sia per i controlli ambientali sia sul piano di una nuova programmazione urbanistica legata ai nuovi scenari che si potrebbero prospettare con la liberazione di alcune aree interne allo stabilimento. La città vive questo momento con molta preoccupazione – ha poi sottolineato il sindaco – dobbiamo essere in grado di governare i cambiamenti in atto con senso di responsabilità cercando di intrecciare positivamente aspetti diversi della questione, da quello produttivo a quello ambientale e sociale.”

Da parte di tutti i rappresentati istituzionali e del Governo sono stati chiesti approfondimenti sulle diverse questioni che questo tipo di proposta porta con sé, di tipo produttivo e ambientale. Il Governo ha comunque predisposto la costituzione di due gruppi di lavoro specifici, uno per l’approfondimento e la valutazione della questione ambientale, l’altro sulle tematiche industriali e infrastrutturali. Per fare il punto su questi approfondimenti e per valutare una bozza di piano industriale che è stata richiesta al gruppo algerino, è stata decisa la data di un nuovo incontro che si svolgerà a Roma il prossimo 9 aprile.

 Fonte: Comune di Piombino

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  • QUANTO E' PASSATO DAL 1 LUGLIO 2017 DATA TERMINE DELL'ACCORDO DI PROGRAMMA CON CEVITAL?

    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
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    13 Commenti per “LUCCHINI CEVITAL: LA BOZZA DI PIANO INDUSTRIALE SARA’ PRESENTATA IL 9 APRILE”

    1. Mario

      Si, spostiamo tutto verso Campiglia Marittima; li c’è proprio un bel comitato che a Cevital farà la guerra.
      I bei tempi sono finiti; sarei curioso di sapere quanto tempo hanno stimato per avere tutte le autorizzazioni.
      Buon ricorso al TAR ahahahahha.

    2. sirio malfatti

      Roba da matti, non si riesce a farne una a diritto. Tutto un rattoppamento che rovinerà ogni altra prospettiva e rigetterà Piombino nel baratro della totale dipendenza dall’acciaio, il quale NON E’ FUTURO… che ci si creda o no!

    3. sirio malfatti

      Amministrazione, SVEGLIA!!!! Vi rendete conto che riaccendere l’AFO è una pazzia? Siamo al suicidio!

    4. Paolo

      Mi pare di ricordare che, nei mesi precedenti la chiusura, lo stabilimento perdeva circa dieci milioni di euro al mese. C’è qualcuno che sa spiegarmi come farà lo stabilimento, rappezzato ma nel medesimo assetto, dovendo in più acquistare il coke e non potendo recuperare il gas d’altoforno nella centrale Edison, ad avere un conto economico migliore ?

    5. Meglio l’approdo delle crociere che la riaccensione dell’altoforno, è una pazzia

    6. Sergio Tognarelli

      Una cosa è certa: non c’era mai stata a Piombino, né in altri luoghi della Terra (credo), una tale situazione, intorno ad una attività industriale, di tale incertezza e indecisione. E’ il segno di una profonda e forse irreversibile crisi della nostra società, della vita economica, dei modelli di vita etc. di cui occorre prendere assoluta consapevolezza.

    7. Paolo

      Egregio Tognarelli, temo che quanto lei descrive non derivi tanto da una crisi socio-economica, tale da non aver avuto pari nella storia dell’Umanità (a mia risultanza c’è stato ben di peggio), quanto dal fatto che certe questioni non vengono gestite sulla base della ragionevolezza, quanto piuttosto della (momentanea) opportunità politica.

    8. Sergio Tognarelli

      Sono d’accordo con lei, Paolo, quello che volevo sottolineare è che il clima di incertezza che si sta generando intorno a questa faccenda industriale è eccezionale, ovviamente non paragonabile a quello di ben più tragiche vicende, ad esempio le guerre mondiali. La mancanza di capacità di gestire questa faccenda con un minimo di ragionevolezza, ma solo per opportunità politiche, è sconcertante.

    9. lino

      Abbiamo paura, abbiamo tanta paura. Paura dell’ignoto, paura dell’incertezza, paura dell’inganno,paura di quella bestia che è la miseria, paura per il domani dei nostri figli, paura di perdere serenità, paura dei sindacati, paura degli algerini, paura del sindaco, paura della Velo , paura che tutto potrebbe andare a rotoli.
      Non abbiamo ancora intravisto una zattera su cui poterci aggrappare. Siamo naufraghi perché la nostra nave è stata portata sugli scogli da piloti somari e faccendieri.
      Anselmi ha prosciugato le casse del municipio senza tirare fuori un ragno dal buco,
      in compenso ci ha fatto fare il pieno di promesse che mai si realizzeranno per il semplice motivo che erano irrealizzabili. L’ex assessore alle finanze, ora sindaco Giuliani, era e si è confermato come un pesce fuor d’acqua, boccheggia senza dir nulla. Il resto degli assessori fanno pietà. La Giorgi va alla televisione e non capisce nemmeno le domande che le fanno mentre chi la circonda si lancia in una serie di bischerate ridicole e senza senso. Capuano crede di essere il mago Merlino e con una magia vuole far ripulire i portici dai proprietari delle case senza tirare fuori un euro di soldi pubblici.Povero diavolo, abituato com’è all’abbondanza dell’autorità portuale pensa che quella condizione sia simile per tutta la città. Capuano, c’è miseria a giro, tu ancora non te ne sei accorto ma è così. Chiarei fa il pesce in barile eppure ce ne avrebbe di cose su cui dire la propria. Assessore all’ambiente muto e distratto. Forse non vuole disturbare più di tanto per essere certo di poter mantenere lo stipendio e non rischiare di essere cacciato per indolenza cronica.Ci sono poi i piccoli tramestatori Ferrini e Francini sempre in agguato nel tentativo di spolpare un osso. Poca roba s’intende perché la ciccia è appannaggio di altri, di quelli che ce li hanno messi. Il resto delle donne invece sono da contorno, come l’insalata vicino ad un arrosto misto. Non si sa bene come passano il tempo, ma non certo preoccupandosi della città e dei problemi dei piombinesi.
      Chi crede che esista Dio cominci a pregare, la città ha veramente bisogno di un miracolo.

    10. Fabio Apollinari

      Quanto verrà trovato il coraggio di dire che tutto è finito?
      Fino a che punto può spingersi la presa per i fondelli da parte del Governo, Istituzioni e Sindacato nei confronti dei lavoratori, della popolazione e del territorio tutto?
      Con quale belle parole e diplomazia giustificherà il tutto, il “nostro” Fiorentino?
      Tre domande che potrebberò essere l’inizio di una serie infinita.

    11. Come sempre cerco di leggerei commenti e le varie opinioni a riguardo della riaccensione dell’AFO che ,come si dice ? dovrebbe essere riattivato entro 5 misi dall’OK e qui mi sorge un dubbio cioè Giuseppe, dal momento che partel’AFO occorrono circa due anni per costruire il forno elettrico quindi la domanda è: la ghisa che verrà prodotta dove verrà messa o usata? ma oltre a ciò cosa succederà dell’ipotesi dell’Autorità Portuale di costruire la strada all’interno dello stabilimento per collegare il nuovo porto alla 398 al Gagno? Salterebbero se non tutti i progetti che si stanno facendo sullo sviluppo del porto: Che fare allora? Tornare all’inizio cioè rifare lo stabilimento come era preventivato dall’inizio oppure trovare una nuova strada per il porto che non passi dall’interno dello stesso:

    12. Paolo

      Beh, mi parrebbe evidente che la ghisa prodotta debba necessariamente essere utilizzata nell’acciaieria LD dello stabilimento. Si tratta, quindi, di riavviare e tenere in servizio non solo l’altoforno, ma tutto l’originale ciclo a caldo, comprendente anche convertitori, LF, VD, colate continue, etc.: insomma tutti quegli impianti che occupano l’area prossima all’aggregato urbano, la quale, secondo le iniziali ipotesi, doveva essere da subito bonificata e parzialmente riutilizzata per installazioni ‘agroalimentari’.

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