«LA LEGGENDA DEL FARO» PRESENTATO AL GIGLIO

Dario Alfonso Ricci

Dario Alfonso Ricci

Abbiamo intervistato Dario Alfonso Ricci in occasione della uscita della seconda edizione del suo libro “La leggenda del Faro”.

Grande soddisfazione per la nuova edizione de “La Leggenda del Faro” a dieci anni dalla sua prima uscita. Quali novità raccoglie e perché ha sentito il bisogno di revisionare una storia che era comunque piaciuta?
Il romanzo La leggenda del faro fu pensato e scritto nel 1998. Lo scorso anno tirai fuori da un cassetto una vecchia copia e la rilessi con attenzione, fui così preso dal desiderio di riproporre quella suggestiva e originale storia con l’aggiunta di nuovi ed inediti racconti ispirati durante i miei costanti viaggi per fari e stazioni ferroviarie sparse in giro per l’Italia. Il  racconto è così particolare che consente l’aggiunta di nuove storie e fatti senza modificarne minimamente la trama e la genuinità iniziale, ma anzi dando all’opera nuovi spunti e nuove curiosità che riescono ad attrarre il lettore. Direi che potrebbe essere un libro che cresce e matura nel corso degli anni, un po’ come una fiction televisiva. In questa seconda edizione c’è poi l’aggiunta del racconto “Le monete del sogno” che uscì in parte nel libro “Baratti piccolo porto antico” di Vinicio Biagi; questo racconto parla del mitico “Giancarlone” che ho avuto modo durante la mia infanzia di conoscere molto bene e apprezzarne la genuinità, grazie quindi alla dinamicità della “Leggenda del Faro” anche Giancarlone è entrato con giusto titolo tra i personaggi raccontati nella mia leggenda.

Il 5 agosto lei sarà l’ospite de “I colori del libro”, rassegna estiva organizzata dal Comune dell’Isola del Giglio insieme a toscanalibri.it in collaborazione con la Pro Loco e il Circolo Culturale Gigliese. Si sente emozionato per una così importante presentazione?
È stata una bellissima sorpresa, certo è che anche al Giglio sono nati tantissimi spunti che ho inserito in questa 2° edizione. Ho avuto modo di conoscere il vero guardiano del faro di Capel Rosso sig. Luigi Baffigi, una persona squisita che mi ha raccontato una moltitudine di storie, leggende e avventure che ho così riportato, romanzandole un po’, in questa nuova avventura letteraria. Sono molto felice di essere stato invitato all’Isola del Giglio, un posto magico dove ho conosciuto persone stupende e umanamente molto ricche.
Ho invece il rammarico della mia Piombino, città che amo ma che purtroppo vedo che perde continuamente occasioni importanti. Mi rattrista il fatto che nessuno ha mosso un dito, unico il Corriere Etrusco, per far conoscere questa nuova iniziativa promossa da uno scrittore Piombinese. Questo è anche uno dei motivi per cui Piombino è una città in agonia che sta morendo.

Si spieghi meglio.
Vede Direttore, è brutto vedere che nella mia città, scrittori oramai presenti sul panorama letterario locale da oltre dieci anni, non vengano nemmeno citati dagli organi dell’Amministrazione Comunale e dai giornali locali a seguito del lancio di nuove iniziative. Per poi vedere che in altri luoghi, per esempio il Giglio, le iniziative di un anonimo artista piombinese vengono prese in tale considerazione. E’ triste vedere che un libro che parla del rispetto per la natura e il mare, e parla di Piombino non venga nemmeno preso in considerazione, e nessuno, tranne il suo giornale ne parla, quasi fosse un tabù.

A proposito di iniziative, ci è pervenuta in redazione un suo personale commento sulle stazioni ferroviarie della Val di Cornia, ci spieghi meglio questa sua passione.
Le stazioni ferroviarie sono per me un punto di riferimento importante, una analogia con i fari. Trovo tantissima somiglianza tra l’antico mestiere di farista con quello dei vecchi Capistazione delle piccole stazioni di campagna. Ambedue ci raccontano tratti di vita spesa al servezio delle Istituzioni e lavori svolti in totale solitudine, comunque sempre lavori di grande responsabilità… attività che purtroppo oggi non esistono quasi più, sia i guardiani dei fari, che i capistazioni di piccoli impianti ferroviari.
Le stazioni di Vignale e Populonia ma anche di Follonica, Scarlino, Gavorrano, Giuncarico, Montepescali, Alberese, Bolgheri, Bibbona, Vada ecc.. quelle della tratta Grosseto-Siena e comunque quelle di tutte le tratte ferroviarie del nostro paese, sono stazioni che tuttora diffondono, nel contesto meraviglioso della maremma, e nel bellissimo paesaggio italico, sentimenti malinconici, ma che nello stesso tempo ancora oggi emanano remoti riferimenti del nostro vissuto; antiche partenze e arrivi di pendolari, migranti, militari, studenti, contadini ecc…  Storie di ferrovieri e Capistazione che accudivano questi impianti come fossero casa loro… e che oggi tutto questo fa parte di una realtà  che sembra non esistere nemmeno più nei sogni.
Nostalgia di un tempo che fu? Malinconia?  Può darsi, però come diceva Alessandro  Manzoni “non sempre ciò che viene dopo è progresso” e per riscontrare l’esattezza di questa storica frase, basta farsi un giro per le stazioni ferroviarie di oggi o per i fari sparsi sulle nostre coste e paragonarli al ricordo o alle foto con quelle di ieri e del nostro non troppo remoto passato. Nessuna miglioria ma solamente “peggiorie”, degrado, menefreghismo e tanta tristezza.

Giuseppe Trinchini

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Scritto da il 2.8.2013. Registrato sotto cultura, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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