IL PSI ANALIZZA IL FUTURO DI PIOMBINO DOPO L’ACCIAIO

Grande preoccupazione degli operai Lucchini

Pubblichiamo oggi un interessante comunicato del PSI di Piombino che riflette sul futuro della città dopo la fine del ciclo integrale negli stabilimenti Lucchini. Il pezzo, che da per scontato questo evento avvenga,  mette le basi su un fatto che stiamo da qualche tempo osservando: da una parte una città che dice che è impossibile che ciò possa succedere, perché bene o male alla fine la Lucchini è stata sempre salvata, dall’altra tutta una serie di segnali che confermano che la fine del ciclo integrale è vicina, e che nulla potrà salvarla.
Un’unica cosa è certa e la riprendiamo dal comunicato, è che la “vera diversificazione economica e sociale” ad oggi ancora non è praticamente partita, e che “é già tardi, fra poco sarà tardissimo”. Questo significa che il Titanic si sta inclinando, fra un pò l’orchestra smettera di suonare…

Giuseppe Trinchini

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«L’Italia è uno dei maggiori mercati per l’acciaio in Europa, però non ha materie prime, sconta alti costi del lavoro, della logistica e dell’energia. Le vendite quindi calano e la concorrenza ci spiazza. Se anche poi, come per magia, uscissimo da questa crisi, la siderurgia risentirebbe dei forti cambiamenti della geografia economico-produttiva che sposta il suo baricentro verso Cina, India, Russia, Brasile, Corea, nonché del fatto che impianti moderni riducono posti di lavoro. Inoltre grandi impianti come un altoforno richiedono tempi di ritorno dell’investimento lunghi a fronte di prospettive di mercato incerte, dove il costo delle materie prime aumenta e quello del rottame diminuisce. In questo quadro, Piombino, per uscire dal vicolo cieco in cui si trova, ha bisogno di aprire una fase nuova.

Da un lato quindi la difesa delle nostre fabbriche, a fianco dei lavoratori e dei sindacati, deve essere massima, perché la loro chiusura sarebbe un dramma per tutti in una economia ancora troppo dipendente dalla grande industria. Dall’altro, a fronte delle considerazioni di prima, occorre attrezzarsi per fronteggiare possibili  evoluzioni drammatiche sulle quali peraltro potremmo fare ben poco. Piombino deve cambiare, ma cambiare non vuol dire l’esistente con qualche ammodernamento. Significa valutare le possibilità su vasta scala, puntare sulla qualità e sulla vera diversificazione economica e sociale, con ambiti di cui già sappiamo: turismo, portualità, green economy, agricoltura, logistica, commercio, artigianato, con tutte le scelte conseguenti, a cominciare da quelle urbanistiche.

A questi vanno associate l’istruzione, la formazione, le specializzazioni necessarie, lo scambio di esperienze con altre realtà, l’infrastrutturazione del territorio a partire dal pacchetto porto-398-autostrada, la sua messa in rete, la costante ricerca di imprese con nuovi strumenti e tanto altro. Pur difendendo le nostre fabbriche, dobbiamo in fretta cominciare a pensare anche ad un mondo dopo l’acciaio perché così saremmo preparati a tutte le evenienze. E perché comunque, anche conservando la siderurgia, questa non darà più quelle risposte occupazionali e di reddito che dava prima della crisi. Non si può passare da una monocultura ad un’altra, ma è ormai irrinunciabile una politica di sviluppo produttivo multisettoriale, in cui occorre però molto più coraggio, più capacità nell’attrarre imprenditoria, più strutturazione della formazione e della scolarità, più dinamicità nel mettersi in rete su scala globale.

Questa ambizione al cambiamento ed alla valorizzazione del talento ha fatto i suoi primi importantissimi passi nell’ultimo quindicennio, ma ora, con l’acutizzarsi della crisi, deve accelerare drasticamente, superando vecchie e nuove paure. Non si torna indietro, se andare avanti significa dare una prospettiva ed una speranza per il futuro: non è una opzione, è un dovere. E’ già tardi, fra poco sarà tardissimo».

Andrea Fanetti

Segreteria PSI – Piombino

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Scritto da il 22.7.2012. Registrato sotto Economia, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

1 Commento per “IL PSI ANALIZZA IL FUTURO DI PIOMBINO DOPO L’ACCIAIO”

  1. Riccardo Gelichi

    I principi, anche quelli più condivisibili, quelli espressi qui lo sono, devono avere una coerente applicazione pratica, altrimenti restano retorica. Mi riferisco alla volontà politica del PD di metterli in pratica.

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    42 mesi, 20 giorni, 12 ore, 9 minute fa

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