ACQUA PUBBLICA: NON SARA’ FACILE LIBERARSI DELL’ASA

Sembra incredibile, ma i cittadini dovranno fare qualcosa in più che semplicemente andare a votare per il referendum, per poter cambiare questo paese.  Il governo si comporta come se nulla fosse accaduto sul “legittimo impedimento” e a livello locale le varie società che gestiscono l’acqua in Toscana sembra che rimarranno intatte alla tornata referendaria. Riportiamo due commenti ad un articolo recentemente apparso su “Il Tirreno” che ha intervistato il presidente del comitato di vigilanza di ASA.

 

Referendum: pretendiamo da politici ed amministratori coerenza e rispetto

I risultati dei referendum, in particolare quelli per l’acqua, rivelano che gli italiani vogliono essere cittadini attivi dopo decenni di prigionia del pensiero unico secondo cui non ci sono alternative all’egemonia dei mercati e della finanza e riportano pure al centro della scena politica i beni comuni e il desiderio di partecipare alla costruzione di un nuovo modello di società e di comunità.

Anche i Val di Cornia i votanti del sì sono molto più numerosi dei voti dei partiti favorevoli al referendum, questo ci dice che i cittadini, soprattutto giovanissimi, vogliono riappropriarsi della politica e lo fanno svincolati dai partiti. In effetti questi partiti, salvo eccezioni, sono stati scettici, incerti fino da ultimo, assenti per gran parte della campagna referendaria.

Su uno dei referendum sull’acqua, Il PD si è convertito al sì solo nelle ultime settimane, mentre alcuni politici di rilievo, hanno sostenuto il no fino da ultimo, sostenendo il modello toscano delle privatizzazioni e invece il quesito del profitto al privato è stato quello che ha avuto più voti.

Si rispetti il mandato ricevuto dal referendum: FUORI I PROFITTI DALLA GESTIONE DELL’ACQUA, FUORI I PRIVATI DALLA GESTIONE DELL’ACQUA, e siccome non abitiamo su marte, FUORI I PRIVATI DALLA GESTIONE DI ASA.

Inoltre il voto esprime una enorme voglia di PARTECIPAZIONE DAL BASSO, uno degli slogan è: “SI SCRIVE ACQUA, MA SI LEGGE DEMOCRAZIA”.

I quesiti referendari e la vittoria dei SI restituiscono ai sindaci e alle amministrazioni comunali i comandi di una nuova politica e la possibilità di disporre di strumenti per favorire il controllo dal basso di beni e risorse da acquisire alla sfera dei beni comuni, ridisegnando i servizi in forma mirata e territoriale, attraverso il coinvolgimento diretto degli utenti, dei lavoratori, dei livelli più decentrati del governo locale. Una forma di “bilancio partecipato” che investe non solo l’acqua ma tutti i servizi pubblici locali: il trasporto pubblico, la gestione dei rifiuti e l’energia.

Gli stessi partiti dell’area di governo, pur ribadendo la propria contrarietà nel merito rispetto ai quesiti referendari, affermano che la volontà popolare è chiaramente espressa e che ne dovranno tenere conto.

Non è accettabile da parte di nessuno, nemmeno, ad esempio da parte di Fabio Baldassarri, quale che sia il proprio ruolo nelle istituzioni, aziende o enti, cercare di ignorare il mandato popolare, di eluderne il senso, di aggrapparsi ad interpretazioni capziose e cavillose per fare in modo che niente cambi. Pena il relegare il sistema dei partiti su una sorta di mondo parallelo, producendo ulteriori strappi e rigetto da parte di una popolazione che è tornata a rivendica il proprio ruolo di indirizzo e partecipazione.

La comprensibile ritrosia e l’ancorarsi alle proprie opinioni in modo coerente, là dove divenga elemento ostativo all’adempiere al mandato popolare, può essere risolto solo e soltanto rassegnando le proprie dimissioni.

Ribadiamo: abbiamo presentato la legge di iniziativa popolare per l’acqua pubblica in Toscana, inascoltata; abbiamo presentato una legge di iniziativa popolare a livello nazionale, inascoltata; siamo stati costretti ad utilizzare il referendum, purtroppo solo abrogativo in Italia.

La partecipazione al voto dimostra in modo inequivocabile che gli italiani non credono più alla favola che “il privato è più efficiente e investe”, e l’hanno detto nell’unico modo consentito: il voto.

Il compito dei politici è quello di rispettare il voto e porsi il problema come ripubblicizzare ASA, non quello di sancire l’inviolabilità di una privatizzazione.

Comitato referendum acqua pubblica e nucleare Val di Cornia

16.6.2011

 

Non ci vuole molto a guastare la festa.

Per Baldassarri, presidente del Comitato di vigilanza di ASA,  “quella sul referendum è stata una discussione in realtà molto ideologica. Gli elettori non sono stati chiamati a scegliere tra acqua pubblica ed acqua privata, bensì l’obbligo di una gara per consentire l’ingresso dei privati”.  Ragion per cui qui, dove i privati sono entrati in ASA  prima ancora che la legge Ronchi (quella abrogata dal referendum) lo  imponesse ovunque,  per Baldassarri non cambierà nulla.

Forse ci siamo sbagliati, ma , al di là di sottigliezze e bizantinismi, ci pare che con il referendum i cittadini abbiano lanciato un segnale chiarissimo:  la proprietà e la gestione dei servizi essenziali deve essere pubblica, non privata. Non tollerano che qualcuno si arricchisca sull’acqua a spese di tutti.  Con il voto si è voluto impedire  che, per legge, s’imponesse all’Italia intera di fare quello che in Toscana  è stato fatto per scelta autonoma della politica, ossia far entrare i privati nella gestione dell’acqua riconoscendo loro profitti.

Il fatto che la Toscana lo abbia fatto prima della legge abrogata  non la esime certo dal riflettere sulle sue esperienze. Quella di ASA la conosciamo e non ci pare un modello esemplare,  visto  che in meno di 10 anni  le tariffe sono aumentate  del 70%, che  si paga di più se si consuma meno acqua, che gli acquedotti hanno perdite superiori alla media nazionale, che non sono stati ancora fatti gli investimenti per eliminare boro e arsenico, che i Comuni non discutono più di nessuna strategia di governo dell’acqua, che sono state accumulate perdite finanziarie, che ASA non paga  i canoni ai Comuni, ecc.  Questo i cittadini lo sanno.

Se la Toscana non vuole mortificare la straordinaria spinta alla tutela dell’interesse pubblico che il referendum ha espresso, dovrà dare segnali ben diversi da quelli espressi da Baldassarri.

Serve una stagione di maggiore umiltà, di trasparenza e di rinnovato impegno per garantire servizi pubblici efficienti, senza sottogoverno politico e senza profitti per i privati. Tradire oggi un’aspettativa così forte e manifesta significa condannare il Paese ad un periodo di disimpegno civico e sfiducia nelle istituzioni.

Le liste civiche s’impegneranno per non mortificare il senso profondo dei referendum, sperando di trovare interlocutori più  sensibili  rispetto al recente  passato.

16 giugno 2011

Comune dei Cittadini

Forum per San Vincenzo

Uniti per Suvereto

 

Riportiamo l’articolo integrale tratto da “Il Tirreno” del 14-6-2011

All’Asa però il privato resterà

PIOMBINO. Il significato del referendum sulla acqua è soprattuto politico. Nulla infatti cambierà in Asa per effetto del referendum che ha abolito la norma delle legge Ronchi che obbligava i Comuni a bandire una gara pubblica per affidare il 40% della società di gestione al privato. Diversa conseguenza potrà avere invece il socondo, con il quale è stata abrogata la norma che garantiva al privato una renunerazione non inferiore al 7% sul capitale investito.

Ad aiutarci a chiarire la nuova situazione è Fabio Baldassarri, piombinese e presidente del comitato di vigilanza dell’Asa, che in tempi non sospetti – quasi due mesi fa – in una lettera pubblicata dal nostro giornale aveva dichiarato che, al di là delle posizioni che avrebbe preso il suo partito (il Pd), avrebbe votato Sì ai referendum sull’acqua.
«Il rapporto tra pubblico è privato non cambierà – sostiene Baldassarri – L’ingresso dei privati nell’Asa, oggi al 40%, è stato fatto prima della legge Ronchi, utilizzando le norme già in vigore con la legge Galli». Oggi è l’Iren, società quotata in borsa, a detenere il 40% delle azioni di Asa. «Secondo le norme della legge Ronchi – spiega Baldassarri – trattandosi di una società quotata in borsa, i Comuni sarebbero stato obligati a cedere addirittuta il 70% delle azioni al privato. Cosa che avrebbe provocato uno sconquasso sia per l’Iren che per l’Asa. I Comuni, obbligati a cederle, avrebbero inoltre visto svalorizzate le proprie azioni».

«Quella sul referendum è stata una discussione in realtà molto ideologica. Gli elettori non sono stati chiamati a scegliere tra acqua pubblica ed acqua privata, bensì l’obbligo di una gara per consentire l’ingresso dei privati. Non si capisce perché – è qui Baldasarri spiega le ragioni del suo Sì – un Comune della Valtellina o dell’Alto Adige che con l’acqua può guadagnare, sia obbligato a lasciare spazio ai privati. Diversa è invece la scelta di farlo, soprattuto là dove – come da noi – i costi degli investimenti sono alti».
Non ha avuto dubbi, Baldassarri, neppure sul secondo referendum. «Assicurare una remunerazione fissa del capitale investito non è neppure da un’economia liberale. In realtà quel 7% garantito non è altro che l’interesse che il privato paga alle banche per fare gli investimenti. Non sia capisce più, dunque, perché non sia diretamente il gestore pubblico a ricorrere alle banche».

Il referendum, tuttavia, non ha cancellato la remunerazione per il privato, che ora può essere liberamente fissata sopra o sotto la soglia del 7% nei rapporti societari.
Dopo i referendum secondo Baldassari qualcosa dovrà cambiare nella legge. «L’acqua è di fatto un monopolio pubblico locale. In questo modo, se ad esempio Livorno che ne ha meno prende acqua da Lucca la deve pagare gravando sulle tariffe. Sarebbe molto più giusto ed opportuno che l’acqua venisse considerata un bene demaniale nazionale o quanto meno regionale. In questa direzione in Toscana si sta già marciando, intanto con l’ipotesi di passare da sei Ato (Ambiti territoriali di bacino) ad uno solo per tutta la Regione».

G.P.

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Scritto da il 16.6.2011. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

3 Commenti per “ACQUA PUBBLICA: NON SARA’ FACILE LIBERARSI DELL’ASA”

  1. Amerini Giampiero

    Con questa teoria si può fare anche il nucleare e rimane il legittimo impedimento … A mio modesto parere gli italiani hanno dato un’indicazione precisa: l’acqua deve essere pubblica, tutta, compreso quella Toscana e quella gestita da ASA. Si può dare tutte le interpretazioni che si vuole, ma i cittadini sono stati chiari e le loro decisioni devono essere rispettate. Il berlusconismo, compreso quello locale, non piace più ai cittadini … mi spiego meglio: la legge è uguale per tutti, non solo per gli altri …

  2. Messaggio per ASA: Mentre le vostre menti sono impegnate per risolvere questi incredibili dilemmi siociomorali, da una crepa nell’asfalto davanti al Ristorante Terre Rosse da circa un anno sgorga copiosa una sorgente di acqua potabile. Dato che l’acqua è pubblica e la pago anche io, cercate di muovervi a mandare 2 tecnici a tappare il buco che è 2 anni che perde, ma non come tre mesi fa che avete mandato degli “esperti” che hanno scavato due settimane, isolato e sezionato tubi, otturato e smazzolato, e poi quando ci hanno ributtato la terra sopra l’acqua ha ricominciato a sgorgare ESATTAMENTE COME PRIMA ma come cavolo li assumete questi operai ?
    Quale è l’organo che deve controllare i concessionari della gestione delle risolrse idriche sul nostro territorio? Io credo che i dirigenti di determinati enti DOVREBBERO ESSERE MULTATI QUANDO COMMETTONO ERRORI O SPRECHI, se non gli tocchi le tasche, continueranno a lavorare sempre così.

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