PIOMBINO: SCIOPERO DI TRE ORE PER SALVARE LA LUCCHINI

Questa mattina, giovedì 22 luglio, sciopero di tre ore degli operai Lucchini proprio mentre i quadri dirigenziali di Alexsej Mordashov esamineranno in russia la situazione dello stabilimento. I lavoratori incroceranno le braccia tre ore, scioperando «per difendere l’acciaio e il futuro del territorio» come dice il comunicato dei sindacati.

L’amministratore delegato Lucchini, Marcello Calcagni, era nella capitale russa, dove ha incontrato Mordashov con altri membri dello staff di Severstal. Ufficialmente, come confermato da Lucchini, si è trattato di un incontro periodico per analizzare i dati produttivi. Ma è difficile pensare che la vicenda Lucchini, legata al rapporto tormentato con le banche, a una vendita che non decolla e a una complicata situazione produttiva, non sia stata al centro dell’attenzione.

Riportiamo integralmente tutti gli interventi dei partiti che ci hanno inviato un comunicato stampa sull’argomento. Come potete notare non c’è quello del PD che non ha inviato nessun commento alla nostra testata.

ITALIA DEI VALORI:

La Lucchini, secondo stabilimento siderurgico italiano è una azienda in crisi, che, al momento,non ha soluzioni per il futuro, la situazione è di estrema preoccupazione e gravità con possibili conseguenze disastrose per lo stabilimento:

per l’impiantistica l’altoforno è oramai a fine campagna e ha bisogno di forti investimenti;

la cokeria dovrà essere rifatta nel 2012;

le rotaie hanno difficoltà ad inserirsi nel mercato Europeo o Nord Americano;

si producono a regime 2 milioni di acciaio ma se ne lamina solo un milione;

sono otto mesi che la Lucchini non paga fornitori;

la situazione finanziaria del gruppo è disastrosa, debiti per 770 milioni di euro;

la Severstal ha scorporato il gruppo Lucchini e lo ha messo in vendita.

Mentre alcune banche hanno chiesto la messa in stato di insolvenza e stanno trattando eventuale linee di credito, le manovre finanziarie promosse dal gruppo Severstal, per mettersi al riparo del debito di 770 milioni di euro, hanno portato all’annuncio, per la somma di un euro, della vendita del 50,8% del gruppo ad una società controllata, dall’azionista di riferimento Mordashov, che trasferisce così la maggioranza delle azioni della Lucchini e in caso di fallimento scaricherebbe tutti gli oneri. Questa vuole essere solo una mossa difensiva nei confronti del sistema bancario ma che non rassicurano nè le banca nè gli eventuali acquirenti. Comunque il gruppo sta procedendo il negoziato con le banche sulla ristrutturazione del debito, il tutto dovrebbe concludersi a ottobre.

Il 30 giugno scadeva il termine fissato da Severstal per cedere la Lucchini e ad oggi il compratore non è stato trovato, tutti i gruppi industriali si sono ritirati dalle trattative. Chi deve acquistare è cosciente che deve far fronte a debiti consolidati e ai necessari investimenti nell’ordine di 2 miliardi di euro, salvo il ridimensionare la produttività industriale, prediligendo soltanto le linee di maggior competività, ma questo forte ridimensionamento determinerebbe una crisi di tutta l’economia della Val di Cornia a cominciare dai 4000 occupati Lucchini, che per l’economia siderurgica del Comprensorio costituisce ancora oltre il 40% della ricchezza prodotta.

Dunque la forte preoccupazione è dovuta a questo disimpegno di Mordashov, alla mancanza di imprenditori interessati all’acquisto, all’assenza di un progetto industriale e alla mancanza di un accordo con le banche sul rifinanziamento del debito.

Su proposta del Ministero l’azienda  si è impegnata a presentare, anche per iscritto,  una ipotesi complessiva di lavoro, in un incontro fissato per il 29 luglio, la Lucchini dovrà presentare un piano industriale per garantire il consolidamento ed entro ottobre un piano per il consolidamento del debito. La richiesta di un «intervento ai massimi livelli istituzionali, soprattutto dopo l’annuncio della sospensione della cessione del pacchetto azionario, pone dubbi per l’assenza di un Ministro allo sviluppo economico, ad ottobre, potremo scoprire se la situazione è irrimediabilmente compromessa, comunque il Governo faccia finalmente la sua parte, visto che fino ad oggi si è mostrato inerte di fronte alle dinamiche industriali delle bonifiche, della reindustrializzazione e della riconversione produttiva delle nostre aree, convocando direttamente Mordashov e dando corso ad un tavolo ministeriale sulla siderurgia.

IdV di Piombino si è attivata con un incontro con i Sindacati, presenti il responsabile regionale IDV per il lavoro Rizzo, Giuliano Fedeli, Andrea Serni e Sergio Giorgi. Sulle gravi tematiche e problematiche emerse, verrà fatta un’interrogazione parlamentare IDV, in modo che della crisi Lucchini se ne faccia un caso nazionale.

Sergio Giorgi Coordinatore IdV Val di Cornia

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SINISTRA E LIBERTA’:

Giovedì 22 luglio alle 9 ore davanti la portineria della Lucchini di Piombino ci sarà la manifestazione dei lavoratori dell’impianto siderurgico perchè continui la sua attività anche dopo che Severstal ha venduto il 50,8% della Lucchini a una società controllata da Alexey Mordashov,

azionista di controllo della stessa Severstal, per la somma di un euro, a causa della crisi finanziaria della società Lucchini di oltre 770 milioni di euro verso le banche.

Non possiamo scaricare il costo di tale crisi sui lavoratori, nella sola Piombino ci sono oltre 3500 impiegati e la portata di tale problema coinvolge pure siti produttivi anche nel resto d’Italia quali Trieste, Lecco, Condove, Bari.

SEL Livorno invita le compagne ed i compagni alla mobilitazione ed a essere presente domani mattina davati all’impianto.

SEL LIVORNO

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UDC PIOMBINO:

L’UDC parteciperà allo sciopero del 22 luglio davanti alla direzione della Lucchini al fianco dei lavoratori con i propri dirigenti locali.

Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità, sostenendo tutte quelle iniziative nelle sedi istituzionali e non solo, tese a mantenere lo stabilimento di Piombino.

Un patrimonio produttivo come quello della nostra città non può essere disperso, serve l’aiuto di tutti, poiché oggi è in discussione l’esistenza di una parte ancora molto importante dell’economia del nostro comprensorio.

In una crisi mondiale come quella attuale, pensare che si possa creare alternative in pochi anni all’industria pesante è impossibile, anche se molti lo sostengono, i processi di riconversione sono sempre difficili, tanto più se non ci sono i soldi per svilupparli.

Gli esempi italiani sono molti, la scomparsa delle fabbriche siderurgiche in alcune realtà non ha certamente portate nuove attività, anzi, ha accresciuto le problematiche economiche ed occupazionali di quei luoghi.

Pertanto oggi è in gioco il futuro della nostra comunità, tutti dobbiamo essere coinvolti, nessuno escluso, tutti hanno il dovere di dare il proprio contributo e nessuno può permettersi di giudicare l’operato degli altri, ritenendo questa una questione sociale che riguarda solo una parte della città.

Luigi Coppola

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PARTITO SOCIALISTA:

Vi scriviamo per portare la solidarietà, l’adesione e l’appoggio dei socialisti di tutta la provincia di Livorno allo sciopero del 22 luglio. La situazione della Lucchini è davvero complicata e difficile e mai come in questo momento occorre unità tra tutti i soggetti coinvolti. È quindi un fatto importante che questo sciopero sia finalmente unitario, dopo mesi di divisioni e polemiche su questioni nazionali nel fronte sindacale. Siamo infatti convinti, come socialisti, che la divisione crei solo debolezza per tutto il mondo del lavoro, ma anche per ciascun singolo sindacato e ci auguriamo quindi che al più presto il fronte si ricomponga a tutti i livelli.

Crediamo anche che in questa situazione così delicata ed in rapida quanto imprevedibile evoluzione occorra molta prudenza per evitare da parte di tutti mosse azzardate che potrebbero comprometterla. Queste battaglie, come dimostra anche la positiva evoluzione della vicenda Dalmine, si possono vincere solo se c’è unità tra tutti i soggetti ed ancora di più se si riesce a coinvolgere anche il management. Ma si vincono soprattutto se il governo prende in mano la situazione, perché di fronte ad interlocutori internazionali che si muovono secondo logiche globali le azioni locali, per quanto indispensabili, non sono sufficienti. Occorre infatti una seria politica industriale fatta di rapporti ed alleanze strategiche con le multinazionali e con gli Stati da cui provengono, di mediazioni con le banche e di strumenti che favoriscano la crescita e la internazionalizzazioni delle imprese italiane, ma anche di risorse per le bonifiche e gli ammortizzatori sociali.

Crediamo sia indispensabile per Piombino difendere il ciclo integrale, anche per le sinergie che si possono creare e che già si stanno creando con gli altri stabilimenti del Gruppo Lucchini e per sviluppare ulteriormente in Italia una siderurgia di qualità che si specializzi sui prodotti sui quali i grandi competitors asiatici non hanno spazi, prodotti sui quali peraltro i margini di profitto ci sono e sui quali anche Piombino può dire la sua e già la sta dicendo. Il futuro di Piombino infatti non può che passare da un rilancio della siderurgia accompagnato da una forte diversificazione economica che sviluppi portualità e nautica, piccole e medie imprese industriali, artigianali e commerciali, insieme a turismo ed agricoltura. Ma pensare ad un futuro senza la prima significa solo impoverire drasticamente un territorio.

Buon lavoro ed avanti compagni!

Alberto Rossi Segretario provinciale PSI – Livorno

Stefano Ferrini Segretario PSI – Piombino

Luca Baragatti Segretario Regionale FGS

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Scritto da il 22.7.2010. Registrato sotto politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
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