LA PARTECIPAZIONE CONTRO «LA DITTATURA DELLA MAGGIORANZA»

Lunedi 20 Aprile, nei locali della libreria La Fenice di Piombino, si è tenuto un’affollatissimo incontro con il Sen. dell’IDV Pancho Pardi.

L’iniziativa era stata promossa dal Circolo di Libertà e Giustizia ValdiCornia e dall’Associazione locale Democrazia e Territorio ed aveva lo scopo, partendo dalla presentazione del libro di cui lo stesso Pardi è coautore, “La dittatura della maggioranza”, di riflettere sui rischi che l’attuale democrazia sta correndo in questo Paese.

Per la verità Pancho Pardi è partito da molto lontano, come nelle premesse del libro:
da Alexis de Tocqueville che già nel 1835, nel suo saggio “La democrazia in America”, tracciava i primi rilievi critici su quelli che potevano essere le degenerazioni di un sistema democratico, qualora si passi dalla sovranità del popolo ad una tirannide esercitata in nome del popolo stesso.

Le tecniche che possono portare a questa alterazione della democrazia, ha ribadito Pancho Pardi, variano a seconda del contesto sociale e del periodo storico, ma rientrano tutte in una cornice ben individuabile.
Se oggi guardiamo al nostro Paese, vediamo infatti come il distruggere l’impianto di acquisizione culturale e formativa del cittadino e i valori stessi della legalità, stiano andando di pari passo con la distruzione dei valori democratici, esattamente come sta avvenendo con l’incessante tentativo di denigrazione della Magistratura e la svalutazione di fatto del Parlamento, nel suo ruolo di trasmissione della sovranità popolare attraverso la rappresentanza .

Il lavoro commissionato, e fedelmente svolto da gran parte dei mass-media, agevola oggi il cammino e tende a rendere impalpabile, per mancanza di attenzione e consapevolezza, lo smarrimento dei principi costituzionali, che sono l’impalcatura della nostra democrazia.

Ma l’attenzione del pubblico presente, sdegnato e molto documentato per le vicende politiche che stanno giustamente preoccupando per questa deriva, hanno di fatto brutalmente riportato l’analisi sul terreno concreto del rapporto con questa e con tutte le altre maggioranze politiche che nei fatti utilizzano il consenso dal basso potendo sempre più trasmettere il loro potere ampio e pervasivo dall’alto. La demagogia, insomma, come arma dei “ leader”, sulla quale Gustavo Zagrebelsky si è lungamente trattenuto negli ultimi saggi di questo periodo.

Il “che fare” è stato il leit-motiv di gran parte degli interventi. Mai però si è dato spazio alla rassegnazione. Si è analizzato e da molti convenuto sui rischi che anche il Referendum Guzzetta potrebbe, in questo contesto di svuotamento della Costituzione e di crescente dispotismo, rappresentare nell’assegnare all’attuale partito di maggioranza un potere pressoché assoluto, specie se contrassegnato da un possibile regime presidenzialista che non darebbe spazio ad alternanze né agirebbe per favorire contropoteri di nessun genere.

L’incontro si è arricchito di contributi che hanno teso anche ad evidenziare il vero rischio di un’estensione del fenomeno “berlusconismo”, come potere esercitato spesso in modo autoreferenziale dai Partiti di Governo e dallo svilupparsi, anche su scala locale, di un fenomeno oligarchico che tende sempre più ad affermarsi al posto della partecipazione democratica vera ed effettiva degli elettori e degli iscritti.

Ci saranno tempi duri da contrastare insomma, questa è stata la conclusione, ma la consapevolezza, la rabbia e la voglia di non lasciare il campo alla rassegnazione rappresentano, come Libertà e Giustizia raccomanda nel suo Appello “ Rompiamo il Silenzio,” l’unico mezzo per opporsi a questa tendenza, che può sembrare irreversibile, ma che, come in altri momenti, in altri momenti ha ritrovato uno scatto di partecipazione e di evoluzione a partire proprio dal protagonismo e dalla lotta civile.

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Scritto da il 22.4.2009. Registrato sotto cultura. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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