PIEVE DI CAMPIGLIA: ARRIVA IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE

La Regione Toscana ha accettato la richiesta di contributo da parte del Comune di Campiglia per il restauro della Pieve di San Giovanni situata all’interno del cimitero comunale.

L’antica chiesa romanica del XII secolo necessita di un restauro il cui ammontare è di circa un milione e 200.000,00 euro, una somma ingente che il comune non avrebbe potuto affrontare da solo. Il finanziamento regionale copre il 40% della spesa mentre il restante 60% rimane a carico del Comune di Campiglia che per farvi fronte farà ricorso ad un mutuo per circa 700.000,00 euro.

Intanto per presentare il progetto di massima del restauro che l’amministrazione comunale aveva commissionato per poter ricercare finanziamenti, è in calendario per sabato 7 marzo un convegno al teatro Concordi. Insieme all’intervento sulla Pieve è stato finanziato con un unico pacchetto anche il terzo ed ultimo stralcio per la sistemazione di Piazza Gallistru nella parte dello scalone che conduce al giardino dell’ex cinema Mannelli.

E’ piuttosto ben conservato l’edificio della Pieve che, poggiando sul basamento del cimitero monumentale, risente dei problemi di staticità di questa collinetta. Per questo gli interventi previsti per il restauro del complesso monumentale della Pieve di San Giovanni, su progetto dell’architetto Donella Garfagnini, consistono principalmente nel consolidamento ed il ripristino delle parti danneggiate del complesso cimiteriale posto alla base della chiesa, nella pulizia e nella revisione delle coperture e delle murature della Pieve e nella realizzazione dell’impianto di illuminazione monumentale interno ed esterno.

Il progetto di restauro
Per quanto riguarda il cimitero monumentale, si rimuoveranno per settori le 495 lapidi di marmo, poste a pavimento della “collinetta di tombe” su cui si erge la Pieve, previo preconsolidamento delle lapidi rotte od incrinate ed alla rimozione, preceduta da un’attenta catalogazione dei reperti, di tutti gli arredi funebri compreso i cancelli in ferro battuto, le lampade, i piccoli cippi ed i monumenti funebri presenti e,una volta ripuliti e restaurati, dovranno essere riposizionati nello stesso ordine.
Per garantire la frequentazione dei luoghi da parte del pubblico, in sicurezza, sarà posta in opera una ringhiera in ferro a disegno semplice che impedisca ai fruitori di cadere nel piano sottostante il cimitero monumentale.

Il progetto prevede inoltre la sistemazione del portale di ingresso al cimitero monumentale mediante il consolidamento e la successiva intonacatura ad intonaco antico delle murature poste lateralmente ai pilastri che sorreggono il cancello.

La Pieve. I lavori interni alla chiesa saranno preceduti da alcuni scavi archeologici, realizzati in corrispondenza dell’altare, del cancello presbiteriale e del piede del fonte battesimale, sia per verificare la preesistenza di altre strutture che per controllare lo stato dell’area posta intorno all’altare che presenta, a livello pavimentale e sul rivestimento dell’altare in basso, vaste superfici imbevute d’acqua. Esternamente si procederà alla ripulitura di tutte le facciate. La staticità delle murature, pur prevedendo di effettuare successive e capillari analisi una volta realizzati i ponteggi, ad un primo esame eseguito durante la fase di rilievo, non ha evidenziato particolari situazioni di pericolo. Da segnalarte che Visto che i materiali utilizzati per la costruzione furono reperiti in cave site in loco è possibile, nei casi in cui si renda necessaria l’integrazione dei materiali mancanti, reperire direttamente le pietre originarie. Viene prevista la demolizione del pavimento esistente in cotto moderno e la sostituzione di questo con un pavimento in cocciopesto.

Cenni storici sulla Pieve
La pieve di San Giovanni fu costruita intorno al 1173 su un colle prospiciente Campiglia. Posta all’esterno delle mura, rispose probabilmente alle esigenze dettate dall’incremento demografico sostituendo nelle funzioni una precedente chiesa battesimale situata, secondo quanto è ipotizzabile dalle fonti d’archivio, nei pressi dell’attuale Cafaggio. Risale al 1318 il più antico inventario dei beni delle pieve finora conosciuto, redatto dal pievano Ranierium.
Un’iscrizione sul paramento della facciata, oltre a indicare l’anno di costruzione fornisce il riferimento del maestro responsabile dell’impresa di costruzione: Matteo.

L’edificio, orientato est-ovest e monoabsidato, ha una pianta a croce commissa (un braccio del transetto più lungo dell’altro) con corpo ad unica navata. La facciata è impostata su un basamento aggettante modanato e coronato da un timpano e si presenta come un’unica superficie muraria interrotta solo dalle aperture. Le caratteristiche architettoniche dell’edificio rimandano a modelli di ascendenza classica propri dell’architettura pisana della fine dell’XI e del XII secolo, come testimoniano in particolare i due piccoli portali della facciata e del fianco nord. Quest’ultimo portale è caratterizzato dall’architrave costituito da un unico blocco marmoreo bianco con scene di caccia al cinghiale simboleggianti la sconfitta del Male da parte del Cristo, di produzione scultorie degli anni Settanta e Ottanta del XII secolo.

In una parete esterna del transetto settentrionale è visibile un’iscrizione incisa sulla pietra, al di sotto della copertura, che riporta la celebre frase di natura palindroma “Sator arepo tenet opera rotas” comune a molti altri edifici medievali; di varia interpretazione, nel medioevo la frase assunse un valore principalmente apotropaico al fine di proteggere da malattie, calamità naturali e invidia. All’interno della chiesa si conserva un raro caso di arredo liturgico romanico. (Sintesi da “Guida all’archeologia medievale della provincia di Livorno”, ed. Nardini 2008)

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Scritto da il 19.2.2009. Registrato sotto cultura. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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