CAVE: PRIME REPLICHE AL PROLUNGAMENTO FINO AL 2026

Prime repliche alla proposta di prolungamento delle cave di Campiglia fino al 2026 arrivano dall’assessore provinciale ai Parchi e alla Difesa del Suolo, Anna Marrocco e dalla sezione locale di Legambiente.
Le cave di Campiglia investirebbero, in caso di rinnovo fino al 2026 venticinque milioni di investimento per ammodernare e rivoluzionare l’attività estrattiva a Monte Calvi, eliminare i numerosi problemi ambientali legati alla coltivazione della cava di calcare e risolvere le interferenze che rendono difficile la convivenza fra la cava e il parco archeominerario di San Silvestro, realtà che si sovrappongono in punti cruciali per entrambe.

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CAVE: L’ASSESSORE MARROCCO: PRIMA DI TUTTO IL RIPRISTINO

“Prima di qualunque ipotesi sul futuro delle cave di Campiglia, è urgente dare corpo agli interventi di ripristino dei fronti di cava gia coltivati. L’obbligo per legge (ai sensi della LR 78/98) del ripristino contestuale della cava è ancora disatteso”
Così dichiara l’Assessore Provinciale ai Parchi e alla Difesa del Suolo, Anna Marrocco.

“Ritengo utile costituire un Osservatorio tra Provincia e Comune, per verificare lo stato di attuazione dei ripristini e per sorvegliarne il rispetto dei tempi e delle modalità da parte della società escavatrice.
Anche la Provincia, come ha fatto prontamente il Ministro all’Ambiente, dovrà rispondere con la stessa attenzione all’appello dei Professori sulle cave di Campiglia”. Il Ministero, infatti, ha assicurato che terrà conto di quanto segnalato dai firmatari dell’appello riguardo ad eventuali richieste di prosecuzioni delle attività estrattive.

Come già nell’ottobre 2002 nell’Intesa tra Provincia, Comuni, Circondario e Regione si dichiarava l’opportunità di utilizzare materiale inerte dal ciclo Tap per consentire un minor fabbisogno complessivo e si stabiliva l’indirizzo di giungere alla scadenza delle autorizzazioni comunali senza ulteriori rinnovi, così oggi, secondo l’Assessore, il Circondario, anche alla luce della filosofia del nuovo Piano Strutturale d’Area appena adottato dai Comuni, dovrebbe riconfermare questo orientamento.

“A fronte di tutto questo emerge la necessità di fare la scelta definitiva e lungimirante verso la priorità della valorizzazione dei Parchi e della centralità del ruolo che la Società Parchi ha nella qualificazione dello sviluppo della Val di Cornia, che avrà futuro se si confronta con i limiti naturali alla pressione sulle risorse acqua, suolo, paesaggio e biodiversità”.

Ancora oggi le società Tap e Cave di Campiglia, pur essendo rappresentate dallo stesso Presidente, restano impermeabili tra loro, tanto da vanificare gli obiettivi politici del recupero del materiale inerte industriale e conseguente risparmio di risorsa naturale.

“Non solo, conclude l’Assessore, ma se la Tap e la Società Parchi riusciranno a mantenere e sviluppare la loro vocazione, ci potranno essere anche risposte per l’occupazione dei lavoratori oggi impiegati nelle cave.”


LEGAMBIENTE: «LA CAVA E’ INCOMPATIBILE COL PARCO»

Per Legambiente Val di Cornia le amministrazioni devono decidersi, perchè il turismo di qualità non si accorda con la proroga all’attività estrattiva a Monte Calvi.

Economia sostenibile e cioè un turismo di qualità, della valorizzazione delle proprie risorse territoriali, dello sviluppo legato alla tutela delle aree di pregio. O scelte che finiranno per annullare quelle cose buone fatte negli ultimi decenni e cioè i Parchi, che sono l’impulso per una economia sana. Per Legambiente circolo Val di Cornia «i Comuni devono decidersi».

«Inutile continuare a dire che tutto è compatibile – prosegue il documento di Legambiente – lo hanno spiegato gli esperti, l’attività di cava, con lo scoppio delle mine, provoca microvibrazioni che stanno sgretolando millenarie testimonianze dell’attività umana, non possono essere compatibili. Sbagliato continuare a dire che “Il parco esiste perché c’è stato un accordo con la Società Cave di Campiglia” come se si dovesse ringraziare il fatto che esistono le cave perché così si è potuto fare un parco».

«Concedere una proroga all’attività estrattiva – si specifica – sarebbe concedere lo spostamento di un limite che ha visto l’accordo nel protocollo d’intesa del 30 ottobre 2002 tra Regione, Provincia, Circondario e Comuni in cui si sollevava la questione della produzione di materiale inerte dal ciclo Tap che potrebbe consentire un minor fabbisogno complessivo” e si stabiliva l’indirizzo di “giungere alla scadenza delle autorizzazioni comunali senza ulteriori rinnovi” cioè chiudere le cave nel 2018.

Occorre rilanciare il ruolo della soc. Tap – si spiega ancora – e a questo proposito non si ritiene incompatibile la contemporanea presidenza da parte della stessa persona (Banti) di Cave e Tap, cioè di una società privata e di una società pubblica che operano nello stesso settore di commercializzazione di materiali inerti, anche se la Cave produce soprattutto calcare? Questa cava è stata per diversi decenni un’attività la cui necessità strategica di rifornire di calcare l’attività siderurgica faceva sopportare quell’enorme ferita nella montagna, infatti la proprietà era della società siderurgica di Piombino e le quantità estratte erano vincolate a questo scopo, poi è stato concesso di vendere anche ad altri il materiale con la scusa che si producevano molti materiali fini. Con la vendita da Lucchini della Cava, si è pensato bene di liberalizzare la commercializzazione e aumentato a dismisura la capacità di estrazione, solo per il profitto. Questa proroga richiesta sarebbe solo l’inizio di altre proroghe per un’attività che vede aperto un lucroso giro di affari» si conclude.

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Scritto da il 18.9.2006. Registrato sotto ambiente/territorio. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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