VAL DI CORNIA: IL TURISMO, IL TERRITORIO… E LE CAVE

Giovedì 22 giugno a mezzogiorno sul sentiero dei Lanzi, in mezzo al verde e ai resti delle antiche miniere del parco archeominerario di San Silvestro, dalla confinante cava di calcare della società Cave di Campiglia sono partite tre esplosioni; una “volata” come dicono i minatori, per procedere nell’escavazione del fronte di cava.

Ma giovedì qualcosa deve essere andato storto e dalla cava, che «si è avvicinata in maniera preoccupante al perimetro del parco» come ha commentato subito dopo il Presidente della Parchi Val di Cornia Massimo Zucconi, sono volate pietre, pietrisco e polveri di calcare che hanno investito il sentiero di via Lanzi, travolgendo un escursionista che solo per miracolo è rimasto illeso.

La cava di Monte Calvi è gestita dalla società Cave di Campiglia (di proprietà di Federtrasporti, Sales e Asa) che ha rilevato l’attivita estrattiva poco più di un anno fa dal gruppo Lucchini. Il direttore della Cava Antonio Barca assicura che le operazioni di brillamento delle mine avvengono sempre secondo le norme di legge e secondo il progetto di coltivazione della cava autorizzato dal Comune di Campiglia. Quel che è successo giovedì, secondo Barca, è «un inconveniente sul quale stiamo facendo verifiche».

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Di recente il Comune di Campiglia ha approvato il piano di coltivazione che prevede, fra l’altro, la possibilità di ampliare il fronte di estrazione abbassando la quota di cava lungo il crinale del monte nonostante che a dicembre 2005 in un convegno tenuto a Suvereto dal Comune, dall’Ente Valorizzazione Pro Loco e dal Corpo Forestale lo stesso Zucconi commentava: «Il Parco di S. Silvestro risente molto dell’attività di cava, i gruppi di visitatori vengono infastiditi dalle polveri e dai rumori provenienti da Monte Calvi; inoltre microsismi provocati dalle mine mettono in pericolo la stabilità architettonica della Rocca di S. Silvestro e di altri edifici archeologici».

Parole che allora non sono state ascoltate e che oggi fanno tornare alla mente un famoso protocollo d’intesa del 30 ottobre 2002 tra Regione, Provincia, Circondario e Comuni che riportiamo sotto:

“Per quanto riguarda le attività estrattive di cava e di miniera, il territorio della Val di Cornia è pesantemente segnato da una presenza ormai stratificata nel tempo.
Per le attività di cava, che più impegnano il territorio sul versante delle problematiche ambientali, l’indirizzo è quello di giungere alla scadenza delle autorizzazioni comunali senza ulteriori rinnovi. Si intreccia, al proposito, per le cave di calcare del campigliese, la questione della produzione di materiale inerte dal ciclo TAP che potrebbe consentire un minor fabbisogno complessivo.

Nell’eventualità di una riduzione delle quantità di materiale inerte prelevato direttamente dalle cave di calcare, rimangono da inquadrare le questioni di carattere ambientale legate al ripristino degli ambiti coltivati.

Analogamente, per le attività di miniera presenti sul territorio si indica la necessità di non consentire l’apertura di nuovi ambiti estrattivi e di valutare gli eventuali rinnovi alla luce dell’effettiva e significativa rilevanza pubblica del minerale estratto in relazione agli impatti determinati sul sistema delle risorse, prevedendo comunque periodi non superiori a cinque anni.

In un quadro di tali prospettive risulta indispensabile attivare un raccordo istituzionale fra i diversi soggetti oggi titolari di competenze specifiche sia per quanto riguarda la programmazione strategica di lungo periodo (es: piano per le attività estrattive) sia per il complesso degli atti autoritativi.

In particolare gli enti sottoscrittori del presente protocollo si impegnano a promuovere un accordo, coerente con i principi della L.R. 79/98, per la riutilizzazione dei materiali inerti”.

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Scritto da il 24.6.2006. Registrato sotto ambiente/territorio. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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