ISTRUZIONE: LA VAL DI CORNIA ULTIMA IN CLASSIFICA

La Val di Cornia è all’ultimo posto nelle imprese ad alta tecnologia? La risposta ce la da il rapporto del Cles, elaborato a supporto dei piani strutturali d’area in corso di ultimazione, che chiaramente mostra a chi lo legge che la popolazione della Val di Cornia invecchia sempre di più e che i giovani cervelli fuggono dal territorio.

Il livello d’istruzione presente in Val di Cornia è complessivamente inferiore sia ai dati provinciali, che a quelli regionali e nazionali. A Piombino, come primo esempio, a fronte di una popolazione residente che nel 2001 era di 33.925 residenti, c’erano solo 2.191 laureati, pari al 6,7%. Nei dati complessivi della provincia questo dato saliva già al 7,1%. In Toscana i laureati erano il 7,6%. In Italia il 7,5%. E non vanno certo meglio i dati dei laureati se si considera l’intera Val di Cornia, che sempre nell’anno del censimento 2001 aveva un tasso di laureati del 5,9%. A Campiglia erano appena il 3,9%. In questi numeri si legge anche il contraccolpo che l’intero comprensorio ha subito tra il ’91 e il 2001 a causa della crisi della grande industria.

Piombino in quel decennio ha avuto un calo di popolazione del 7,7%, passando da 36.774 abitanti a 33.925. Solo nel 2004 il numero dei residenti ha ripreso a crescere dell’1,5%, come del resto negli altri comuni della Val di Cornia, con punte di massima espansione a San Vincenzo e in alcuni piccoli centri collinari. Ma resta quel dato che sta lì a dimostrare che a fuggire sono i giovani con un maggiore grado d’istruzione. Anche se i dati relativi ai diplomati appaiono, almeno per il caso di Piombino, leggermente più confortanti. In valori assoluti, infatti, nel 2001 nella città almeno idealmente capoluogo del comprensorio si sono contati 8.448 diplomati, con una percentuale del 26,1%. Ancora una volta inferiore il dato di Campiglia, dove i diplomati erano 2.745, il 22,9% della popolazione, decisamente anche in questo caso inferiore alla media regionale e nazionale. In contro tendenza San Vincenzo, che invece presenta la percentuale di diplomati più alta della zona.
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Ma nei dati del rapporto Cles ci sono altri dati che inducono a riflettere a fondo sulle condizioni socio-economiche della Val di Cornia. In un compresorio che sempre nel 2001 contava 56.450 abitanti, ben 21.228 potevano vantare solo una licenza elementare (39,2%). 15.666, il 28,9%, un diploma di scuola media inferiore o d’avviamento professionale. Il Cles lo spiega pressappoco così.

Oltre all’invecchiamento della popolazione, «l’altra motivazione va ricondotta alla fase del grande sviluppo industriale che ha in passato caratterizzato la Val di Cornia: a parità di altri fattori, la spinta a frequentare corsi scolastici non obbligatori tende in genere ad essere più debole laddove sono maggiori le opportunità di impiego offerte dall’industria».

Siamo dunque arrivati al punto dolente. Se queste opportunità c’erano fino a quando l’occupazione nel comprensorio ha fiorito con la grande industria a partecipazione statale, oggi non ci sono più. E il nuovo, sebbene auspicato, stenta ad avanzare, tanto che negli studi dell’Irpet di qualche tempo fa, ad indicazione del piano di sviluppo della Val di Cornia, indicavano ancora nella siderurgia la forza economica della zona, del resto confermata anche dagli studi del Cles. Intanto per i giovani con più alto grado d’istruzione non c’è alternativa all’emigrazione: i cervelli continuano a fuggire, spesso senza un ritorno nella loro terra d’origine.

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Scritto da il 25.4.2006. Registrato sotto cultura. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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