ALBERGO O SECONDE CASE A SAN VINCENZO?

Tempi duri a San Vincenzo per il giovane sindaco neo eletto Michele Biagi che si è trovato a lavorare in un ambiente in ebollizione, quasi come gli era stato lasciato in eredità dal suo predecessore.

E il turismo è sempre al primo posto, come è ovvio che sia per una cittadina che rappresenta la punta di diamante della zona nel settore e che – di conseguenza – è interessata da una crisi turistica che a San Vincenzo è ancor più accentuata. Le motivazioni sono molteplici e a carattere generale (prezzi esosi e strutture e servizi non all’altezza, su tutte), ma a San Vincenzo un settore è gravissima crisi, quello delle seconde case.

Si era realizzata una sorta di città dormitorio in periodi non turistici, ma oggi non si contano gli appartamenti vuoti anche in estate: per affittare per un mese, come si faceva una volta, occorrerebbe prendere un mutuo in banca…. E allora? La risposta generale è stata, o era apparsa, «Basta seconde case!».
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Poi c’è stato il gran de tonfo della famiglia della famiglia Tanzi di Parma che ha avuto eco anche da queste parti, dove aveva acquistato la Tenuta di Rimigliano per costruirvi un grande albergo e importanti servizi anche per la comunità. A questi imprenditori se ne sono sostituiti altri locali che, in accordo con il Comune, hanno scelto di cambiare destinazione urbanistica: niente più alberghi, ma ritorno in campo di seconde case, magari di gran lusso in un ambiente che potrebbe attirare inquilini facoltosi. Ovviamente gli accordi prevedono anche sistemazioni e abbellimenti che – sulla carta – potrebbero interessare anche il resto dei cittadini per qualche passeggiata (magari fra una selva di divieti), ma sempre di seconde case si tratta, con un ritorno economico solo per chi le venderà, poco più.

Sono queste le obiezioni al nuovo piano che hanno diviso la stessa maggioranza sanvincenzina, con la Margherita e lo Sdi che non ne vogliono sentir parlare, mentre Ds e Comunisti italiani si dichiarano convertiti sulla via delle seconde case, in questo appoggiati addirittura dalla lista civica di destra, oltre che dal neo assessore provinciale all’ambiente il piombinese Garufo. Sembrava che sindaco e Ds volessero andare avanti a colpi di maggioranza, poi invece è stato tutto rinviato sine die. Speriamo che il tempo porti consiglio.

DA SINDACO A MANAGER
ED E’ POLEMICA

Ora che il Consiglio di Stato ha dato ragione al comune di San Vincenzo per la regolarità delle gare d’appalto, il porto può finalmente (o purtroppo per altri) partire, con i lavori fissati per dopo la stagione estiva. Ma non si placano certo le polemiche. Sul porticciolo si è detto di tutto, ma ora, a lavori quasi in corso, è arrivata la diatriba sull’ex sindaco Roventini che, appena lasciata la sua carica, è stato proposto dalla Sales come suo responsabile del progetto.

«Il sindaco non dovrebbe accettare il pur allettante incarico – dicono i critici dell’operazione – per non gettare un’ombra sulla credibilità stessa delle istituzioni, soprattutto dopo le grosse polemiche interne allo stesso partito di maggioranza relativa, con l’ex sindaco tenace sostenitore del progetto di allargamento del porticciolo».

Certo è che si tratta di una situazione almeno un po’ imbarazzante per tutti, con la speranza che il tempo smentisca certe illazioni e magari l’interessato faccia bene la sua nuova parte, anche ricordandosi delle sue origini. E’ un po’ la tesi difensiva di chi non vede giusto che un cittadino non possa avere un futuro personale per il solo fatto di essere stato prestato alla politica per un periodo di tempo: «Anzi, per i sanvincenzini sarà una garanzia in più avendo nella società che realizzerà l’opera un ex amministratore pubblico che conosce il settore ed ha una coscienza civica che rappresenta una garanzia in più».

Chi ha ragione? Ognuno, ovviamente, ragiona col proprio cervello, giudicando anche sulla conoscenza più specifica dei fatti e delle persone coinvolte. Comunque quello di Roventini non è certo il primo caso del genere e non solo in Val di Cornia. Ma per restare a questo comprensorio, anche altri ex sindaci recenti hanno percorso strade simili (basti pensare all’ex sindaco di Campiglia Banti e quello di Piombino Guerrieri approdati ad incarichi non da poco). «D’altra parte anche loro debbono pur vivere…», dicono i meno schifiltosi su queste carriere private post-mandato di sindaco.

Se può consolare, da queste parti si sono visti anche casi di sindacalisti che hanno fatto il salto addirittura del tavolo, piazzandosi nella posizione di capi del personale nella stessa azienda. (mi. pas.)

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Scritto da il 23.6.2005. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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