PIOMBINO: RIFLESSIONE SUI PORTI AL SEMAFORO E SOTTO I MACELLI

Pubblichiamo una riflesione di Claudio Boninu, capitano di lungo corso ed ex pilota del porto su le nuove idee di realizzare altri due porti nella parte sud del promontorio.

Nel breve giro di una diecina di giorni è apparsa sui giornali un’altra mandata di proposte di porti turistici da costruire nella parte sud del promontorio, vale a dire a ridosso del centro abitato: un porto per grandi panfili localizzato fra la diga foranea del porto commerciale e punta Semaforo e un altro localizzato, più o meno, sotto cimitero.
Facendo ricorso alle mie non brevi esperienze professionali nel campo specifico della dinamica portuale marittima, vorrei arrivare ad alcune brevi e serrate conclusioni sulle possibilità, in larga parte disattese, del turismo nautico a Piombino.

Tralascio, e non solo per brevità, di ricordare vicende e proposte del passato, quali quella di ampliamento dell’approdo di Salivoli e l’altra (28 ottobre 2001) del villaggio e porto turistico ad Est con 900 posti barca e 100 appartamenti più hotel-residence, ecc. Mi sembra che nel merito di queste idee si siano già pronunciati l’amministrazione comunale e altri organi competenti.

Prima proposta. Sono noti a tutti i problemi che per decenni hanno ostacolato l’agibilità del Porto di Piombino: risacca violenta che metteva a rischio le manovre di ormeggio o addirittura le impediva obbligando a chiudere il porto, danni alle navi già ormeggiate, con rottura dei cavi di ormeggio e urgenza per le stesse navi di lasciare lo scalo e procedere in mare aperto verso i ridossi dell’Isola d’Elba, il tutto con le stive mal chiuse e il carico non fissato. Si potrebbero citare decine e decine di episodi di emergenze di questo tipo. Ci sono stati anche episodi molto gravi, con perdite di vite umane.
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Ora tutto questo si avvia a soluzione con l’allungamento della diga foranea per ben 300 metri, allungamento e sistemazione che sono costati enormi stanziamenti da parte dell’erario. Non si è ancora in grado di tirare le somme dei costi-benefici di tutta questa opera di messa in agibilità e in sicurezza (quasi) totale del porto e proprio lì davanti si viene a proporre un porto per grandi panfili che riproporrebbe tutti i vecchi problemi e rischi, però aggravati fino alla insostenibilità.
Questo per quanto riguarda l’aspetto nautico dell’agibilità, rimediabile solo costruendo una diga, radicata sotto la punta del Semaforo e più lunga dell’attuale diga foranea: inoltre, chiusa opportunamente in testata per raccordarsi alle opere esistenti. Il tutto in fondali di oltre venti metri. Siamo nel mondo dei sogni, per non dire di peggio.

Brevemente, chiudo il discorso su questa prima proposta: dove è il retroterra per un simile porto turistico? Dove sono gli spazi per un cantiere, magazzini, rifornimenti, opere per il carenaggio, strade per le comunicazioni e trasporti straordinari, strutture di accoglienza, parcheggi come prescritto,ecc.?
Ultima osservazione. Non si capisce come si possa aver pensato di inserire, magari con il consenso degli organi competenti (Comune, Regione, Autorità marittima e Autorità portuale) un traffico ulteriore, per di più di un certo tipo, in una zona di mare già congestionata dal traffico specialistico e veloce (traghetti Elba, Sardegna, Corsica) nonché occupata dal traffico lento di grandi navi da carico con precedenza perché vincolate dal loro pescaggio.

Sulla seconda proposta c’è ben poco da aggiungere a quanto detto per la prima, dando maggiore o minore rilievo agli argomenti esposti. In particolare l’accesso da terra, i parcheggi, le strutture edili e altro. Non parliamo delle burrasche di traversia. Mi limiterò, per finire, a rammentare a tutti i fantasiosi proponenti i vincoli paesaggistici esistenti, anche se per questi non ci sono buone esperienze per il passato.

Conclusione. Mi dichiarai, oltre venticinque anni fa, disponibile per studiare, con gente qualificata, la progettazione di strutture nautiche sulla costa Est, con penetrazione attraverso la foce del Cornia opportunamente predisposta e scavo di bacini portuali più o meno grandi ma comunque ampliabili e modificabili secondo le esigenze che il futuro potrebbe richiedere. Il mio discorso è sempre questo e, a mio avviso, non ci sono altre possibilità fattibili, producenti e sostenibili. Mi sembra tempo che la città se ne renda conto: anzi, che i cittadini se ne rendano conto.

Claudio Boninu (Capitano di lungo corso, ex pilota del porto ed ex consigliere comunale)

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Scritto da il 12.5.2005. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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