I RISULTATI DEL CONVEGNO SUGLI ADOLESCENTI

Lunedì 28 febbraio si è tenuto presso la Sala Consiliare del Comune di Piombino l’incontro sul tema: Gli adolescenti oggi: tra comportamenti trasgressivi e modelli educativi. Hanno presenziato l’Assessore alla pubblica istruzione Anna Tempestini, il Prof. Maurizio Grassi Dirigente scolastico Scuole Medie inferiori di Piombino; la Dott.ssa Maria Rocchi a nome dei Servizi Sociali di zona; il Dott. Enzo Catarsi dell’Università di Firenze e il dott. Mauro Pardini, del Comune di Livorno.


Due momenti del Convegno in sala Consiliare

I lavori sono stati aperti a nome del Comune quale soggetto promotore, dall’assessore Tempestini che ha indicato le linee ed il percorso sul quale intende lavorare l’amministrazione comunale insieme a tutti i soggetti coinvolti attorno al tavolo di lavoro istituito da qualche tempo sul fenomeno della trasgressione giovanile.
“Preoccuparci dei giovani e dei loro problemi – Commenta Tempestini – ascoltare le indicazioni da loro suggerite in un percorso comunitario a cui tutti soggetti, privati e pubblici dobbiamo sentirci in qualche modo coinvolti, dentro e ben oltre le manifestazioni di trasgressioni che si sono avute attraverso qualche episodio passato”.
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La dott.ssa Rocchi, ha introdotto l’argomento dell’iniziativa partendo da ciò che viene fatto dai servizi sociali e con quali obiettivi e prospettive. L’impegno si è concretizzato nel lavorare in maniera capillare attraverso sia le strutture di base: distretti e quanto altro, ma ancora di più con gli interventi educativi nel settore di educazione alla salute nelle scuole: sugli stili di vita per una migliore qualità della stessa e nelle strutture preposte del CIAFF, Consultorio adolescenti, Mediazione familiare, unità di Psicologia e servizi sociali. Molte di queste attività, sono svolte in stretta collaborazione anche con le agenzie educative di volontariato del territorio con il pieno coinvolgimento dei giovani, degli insegnati e delle famiglie. Gli orientamenti e gli interventi si auspicano all’Asl, aumentino e producano azioni di cambiamento culturale in vero spirito solidaristico.

Nel suo intervento il Prof. Grassi, partendo da tutta una serie di dati riguardanti la dispersione scolastica, l’abbandono e il normale percorso scolastico dei giovani di Piombino, confrontati con i dati provinciali, regionali e nazionali, fanno evidenziare un profilo di giovane studente che non si discosta dalle indicazioni generali. Il disagio è concentrato maggiormente sulle fragilità familiari come crisi individuali e di coppia: separazioni e divorzi con i relativi problemi di gestione dei figli. Il non abbassare la guardia di fronte agli episodi di trasgressione di cui siamo testimoni e di cui ci dobbiamo sentire in misura diversa responsabili se non altro sul piano delle lacune educative; sono stati i tratti dell’intervento di Grassi, in cui si nota tutta la passione di chi opera costantemente per il bene dei giovani che incontra nel proprio cammino educativo scolastico e non. «Come scuola – conclude Grassi – non vogliamo sottrarci dalle nostre responsabilità e siamo consapevoli dell’urgenza di dover intervenire sul piano del cambiamento culturale e di quello delle risorse da mettere in gioco, dove altresì l’amministrazione comunale debba essere chiamata a coordinare e programmare».

Il Dott. Catarsi indica che l’ obbiettivo è un sistema formativo integrato, in cui l’apprendimento per tutta la vita é di coinvolgimento per tutta la comunità educante. Il ruolo, che si sottolinea deve avere il Comune come soggetto di programmazione, coordinamento e controllo, è legato ad un ritardo culturale relativo all’accompagnamento della genitorialità, dove intervenire precocemente nel sostegno alla famiglia è la scelta prioritaria da farsi come momento di riflessione più ampia dentro e fuori la scuola. Una scuola tuttora classista, dove l’anello più debole: la scuola secondaria, non offre nessuna incentivazione, sia sul piano economico all’insegnanti che su quello motivazionale agli studenti. L’auspicio è quello di nuove opportunità di insegnamento prolungato nel tempo, in cui il tempo scolastico annuale sia diluito in più mesi, consentendo un apprendimento migliore senza vuoti incolmabili tra lo studio e il tempo libero, per es. il tempo libero estivo.
La figura nuova di insegnante è quella di colui che incoraggia verso l’autostima e l’autonomia. Il giovane che in una filosofia di vita acquisisce nozioni del saper leggere la propria storia e tecnicamente si proietta verso il mondo del lavoro con competenze relazionali e strutturali. Il pensare positivo e una nuova autorevolezza dell’adulto diventano quindi supporto necessario per non condizionare e lasciarsi condizionare dagli eventi.
«L’esperienza scolastica tra studio e pratica deve quindi coincidere con una maturazione personale dell’individuo che aiuta a costruire un’identità di ricerca per tutta la vita. Il sapere pedagogico è quello infondo di aiutare i giovani a declinare i valori culturali acquisiti nella quotidianità della vita. Ecco perchè diventa oggi più che mai importante, per esempio, coinvolgere, nei percorsi didattico-educativi, i centri per l’impiego così da colmare quel vuoto esistente tra ciò che si studia e il lavoro che andremo a compiere».

L’ultimo intervento è stato quello del Dott. Pardini dell’Ufficio Psicopedagogico del Comune di Livorno, il quale, a partire da un’esperienza pratica svolta attraverso il proprio ufficio, ha voluto portare il proprio contributo all’iniziativa.
I giovani, sottolinea, vanno vissuti nel loro contesto ed in questo senso su Livorno si è cercato più volte di andare a fare delle esperienze sia nella scuola che in Piazza. I giovani incontrati sembrano vivere un deserto emotivo, la vergogna di esternare i propri sentimenti, di avere paura del mondo (spesso trasmessa dai genitori), di vivere esperienze di singoli (mancano di forti coinvolgimenti emotivi collettivi, es. le contestazioni giovanile, sessantottine o successive). Rischiare la vita è per prendere coscienza – certezza di essere vivi. La banda è l’elemento necessario, filosofico, potremmo dire, un bisogno importante, diventa problema quando si sostituisce a tutto. Alla paura di perdersi si propone un’adolescenza a vita che spesso coincide con quella dei propri genitori, che, non avendo avuto possibilità di viverla a suo tempo, la manifestano in età adulta. Oggi si sente sempre di più il bisogno di aiutare i genitori ad “essere genitori più che a fare i genitori”. Più che di famiglia o di crisi di famiglia, Pardini sottolinea di essere di fronte ad immagini di famiglie, in cui la crisi o più crisi rimangono esperienze interne e non condivisibili. Se ad uno non gli tocca fare il bambino in età giusta, lo farà in età adulta. La qualità stessa della persona spesso passa attraverso la qualità dei figli. La tensione generale allora si sposta allora dal rapporto genitore – figlio a quello più ampio della categoria educativa in cui sono compresi i genitori, educatori – figli. E’ la comunità intera che rilegge la propria storia educativa, la coniuga al presente, la traduce nel quotidiano vissuto dentro e fuori le mura domestiche, la scuola, gli ambienti del tempo libero.

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Scritto da il 2.3.2005. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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