ANSELMI: UN SINDACO NUOVO PER UNA CITTA’ IN MOVIMENTO

Ultima intervista ai candidati alla carica di sindaco di Piombino con Gianni Anselmi candidato per DS, PDCI, Nuova Piombino, Margherita e Insieme per lo sviluppo.

Strategicamente, c’è un futuro per la grande industria a Piombino? Se si, come potrà essere compatibile con la diversificazione economica e sociale della città? Se no, quali saranno le altre fonti di sostentamento per le famiglie? E quando ci saranno meno pericoli per la salute dei cittadini?

La nostra idea è che la siderurgia continui ad avere un valore strategico sia per il nostro territorio che per il sistema Italia. Si tratta di un mercato soggetto a forti oscillazioni e ad una crescente concorrenza da parte dei Paesi emergenti. Allo stesso tempo proprio lo sviluppo dei Paesi emergenti può rappresentare, per noi, un’opportunità. Basti pensare che attualmente stiamo attraversando una fase di boom delle vendite dell’acciaio che vengono servite dai mercati asiatici, in particolare da quello cinese.
D’altra parte questi Paesi si stanno attrezzando per raggiungere un’ autosufficienza nelle produzioni di base. In altre parole stanno costruendo impianti sempre più moderni importando Knohw how e tecnologia dall’occidente. Se vogliamo reggere alla sfida dei prossimi anni non potremo vivere di rendita. Dovremo puntare sempre di più su produzioni tecnologicamente avanzate e recuperare posizioni nei settori a maggiore valore aggiunto, come quello delle rotaie e degli acciai speciali.
È una sfida complessa, il cui esito dipende da molti fattori, primo tra tutti la possibilità di produrre acciaio in modo moderno ed ecocompatibile. Ciò non è impossibile, ma servono investimenti ed una mentalità imprenditoriale moderna da parte del menagement della fabbrica. Bisogna cambiare radicalmente il quadro dei rapporti tra fabbrica e città, alzare il livello delle prestazioni. La fabbrica deve imparare a rapportarsi con l’ambiente urbano e sociale circostante in modo meno invasivo, perché solo così riusciremo a far convivere i due mondi. La sfida è quella della modernità siderurgica, in termini di sempre minore consumo del territorio, delle risorse idriche, di progressivo miglioramento delle emissioni nell’atmosfera e, ultimo ma non meno importante in termini di qualità e di sicurezza del lavoro industriale.
Quanto alle altre fonti di sostentamento esse andranno sviluppate con maggiore vigore, proprio perché siamo coscienti che l’esito della vicenda della siderurgia non è scontato. In proposito vorrei sottolineare: due settori economici sui quali punteremo fortemente nel futuro. Il primo è quello della piccola e media impresa per il quale metteremo in campo una strategia complessiva di gestione delle aree, di completamento del patrimonio infrastrutturale, sia fisico che telematico, ed una politica dei costi e delle tariffe che renda strutturalmente competitivo il nostro territorio. Il secondo è quello dell’economia legata al mare, alla portualità e alla logistica, perché Piombino è una porta naturale sul Mediterraneo ed il porto può diventare un potente motore di sviluppo economico; inoltre guardiamo con interesse alla nautica da diporto per la quale esiste già un progetto di distretto nautico che prevede la realizzazione di un grande porto turistico e di aree a terra per il rimessaggio e la cantieristica. Piombino si trova proprio nel centro dell’Arcipelago Toscano, in una posizione che garantisce, di per se, una grande potenzialità competitiva in un settore in grande sviluppo.

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Il promontorio, il panorama sullo stretto, piazza Bovio, la storia del Principato, Populonia e Baratti, le coste e il mare… Come non intravedere e sfruttare meglio queste prerogative turistico-ambientali oggi “affogate” da una realtà meno accattivante?

Già negli anni scorsi abbiamo recuperato e valorizzato alcuni monumenti storici importanti che testimoniano una storia millenaria del nostro territorio. Basti pensare all’esperienza dei Parchi della Valdi Cornia che sono oggi considerati un modello virtuoso di gestione dei Beni Culturali. Da questo punto di vista i passi avanti fatti negli anni scorsi sono stati importanti tant’è vero che Piombino è divenuta la prima realtà turistica del territorio, superando, per numero di presenze, la stessa San Vincenzo che ha, notoriamente, una tradizione turistica molto più radicata.il nostro territorio è segnato, effettivamente, da contraddizioni aspre, per cui accanto alle fabbriche dell’acciaio si trovano posti praticamente incontaminati e che vengono considerati tra i più belli del Mediterraneo, come il Golfo di Baratti. Questo patrimonio ambientale noi lo vogliamo mantenere integro e vogliamo puntare ad un turismo di qualità e ad un modello fortemente improntato al concetto di sostenibilità. Dobbiamo invece incrementare il turismo urbano, perché la città di Piombino, da questo punto di vista ha ancora potenzialità importanti che possono essere sfruttate. Basti pensare alla costa urbana che va riqualificata e resa attraente per i turisti.

Aumentano complessivamente le tasse, aumenta spropositatamente il costo reale della vita per i redditi più bassi e le famiglie monoreddito e così via. Che cosa può farci il comune, considerando che certi sostegni sociali sono l’ultima spiaggia per molti cittadini più sfortunati?

Prima di tutto non dobbiamo dimenticarci di legare la nostra politica di difesa delle istituzioni sociali a livello locale con la nostra rivendicazione di un cambiamento politico a livello nazionale. Noi siamo per la difesa di un modello europeo di stato sociale che garantisca la coesione e la solidarietà. È vero però che ci confrontiamo con un quadro difficile di politiche penalizzanti nei confronti degli enti locali.
Ciò che possiamo fare, come Comuni, è cercare di effettuare risparmi là dove questo è possibile per concentrare le poche risorse disponibili sui servizi sociali, di cui le fasce più deboli della popolazione hanno più bisogno. In questo senso vorrei fare due esempi: il primo riguarda la razionalizzazione della gestione dei servizi cosiddetti “industriali” (acqua, gas, rifiuti, trasporti) . Queste attività verranno, sempre di più gestiti in ambiti territoriali che vanno oltre i confini dei Comuni e che, normalmente, abbracceranno più Province. Questo permetterà una gestione più razionale ed importanti economie di scala. È però fondamentale che i Comuni continuino a svolgere un forte controllo pubblico sulla gestione del servizio attraverso una presenza politica attenta nelle società che saranno chiamate a gestirlo. L’altro esempio è quello delle funzioni associate: i Comuni di una stessa area, omogenea dal punto di vista economico e sociale, possono proficuamente associarsi o per gestire insieme un numero crescente di servizi (penso, ad esempio, alla polizia municipale, agli asili, e a molti altri possibili settori di intervento. Anche in questo caso il risultato sarebbero economie di scala che potrebbero permetterci di fare meglio con meno risorse. La Val di Cornia ha già un’esperienza importante di governo territoriale che è rappresentata dal Circondario. La strada di una sempre più forte unità tra i nostri Comuni dovrà essere perseguita nei prossimi anni.

Tratto da “Toscana Oggi”

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Scritto da il 11.6.2004. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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