PER FAVORE FERMATE QUESTO DECRETO URBANI

E’ questo il grido che arriva da ogni parte della rete italiana. Perfino la Free software Foundation è contraria e per lunedì 31 maggio è in preparazione un net strike per dimostrare che non può essere approvata una legge “iniqua”, solo per aiutare il cinema e la SIAE.

La Free Software Foundation Europe è estremamente contrariata dall’approvazione del disegno di legge n.72 del 22 marzo 2004, conosciuto anche come Decreto Urbani. Il decreto è stato approvato con una procedura sconcertante, con una fretta ingiustificata e con dei contenuti giuridici al limite del grottesco.
Il disegno di legge è stato votato in tutta fretta pur riconoscendone le evidentissime storture e ‘imperfezioni’ da parte anche dello stesso Ministro, del Governo, della maggioranza e dell’opposizione, che uniti nel criticarlo ma altrettanto uniti nel votarlo, non hanno trovato di meglio che concordare un vago ordine del giorno per (disfare un domani, “forse” conoscendo poi come vanno le cose in Italia) quello che hanno fatto oggi.

Motivazione di tanta fretta: il rifinanziamento urgente e straordinario di 90 milioni di euro destinato all’impresa cinematografica italiana e alle fondazioni lirico-sinfoniche il cui deficit supera i 150 milioni di euro.

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«Il decreto legge era molto limitato e non interessava il software fino alla sua approvazione alla Camera dei Deputati il 22 Aprile scorso. La legge approvata è un pastrocchio che copre tutte le opere dell’ingegno (come il software libero) e introduce già nel primo paragrafo un obbligo medievale di ‘registrazione’ delle proprie opere» commenta Stefano Maffulli, presidente della Sezione italiana della FSF Europe.

Si legge infatti nel testo che “l’immissione in un sistema di reti telematiche di un’opera dell’ingegno, o parte di essa, è corredata da un idoneo avviso circa l’avvenuto assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi.” Fin da ora la FSF Europe chiede al Governo di essere interpellata in fase di redazione del decreto di definizione delle modalità tecniche.

Accrescendo la complessità del sistema giuridico italiano risultano ormai quasi invalicabili i rischi e le incertezze legali di chiunque voglia esercitare attività commerciali sulle nuove tecnologie nel nostro Paese. Il Ministro Urbani ha chiesto un “sacrificio” per “legiferare in un modo […] non opportuno” sperando in un “miglioramento a posteriori”.

Nel frattempo chiunque lavori nel campo delle Tecnologie dell’Informazione e pubblichi o importi software è alla mercé di giudici e Guardia di Finanza, o provider zelanti che per tutelarsi abbattono la connettività. Tutto ciò pur avendo la coscienza e le licenze a posto.

«La SIAE forse è l’unico soggetto che trae vantaggio da questo decreto, grazie al regalo ricevuto. Sarà la SIAE a spiegarci se GNOME 2.6 è da considerarsi ‘software per la masterizzazione’ e quanto dovranno pagare le aziende che lo distribuiscono facendosi pagare per il servizio di distribuzione, in accordo con la licenza GNU GPL» aggiunge Maffulli.

La Free Software Foundation Europe è altresì sconcertata dal comportamento dell’opposizione che ha lasciato cadere gli emendamenti al disegno di legge, dopo aver chiesto contributi volontari per redigerli al cosidetto “popolo della rete”. A esso è stato infine chiesto di pazientare, in attesa di promesse urgenti modifiche a una legge che non avrebbe mai dovuto vedere la luce.

In un paese democratico ci si aspetterebbe una diversa sensibilità nel promulgare leggi che, come la n.72 del 22 marzo 2004, incidono cosi pesantemente sulla libertà delle persone e delle imprese.

Altri punti sui quali in molti non sono d’accordo sono:
1) A fronte di un abbassamento della sanzione amministrativa per
chi scarica file (da 1500 a 154 euro) è comparso il penale (4 anni di
reclusione) per chi “trae profitto” dai file illegali (ossia tutti coloro
che non hanno la copia originale di ciò che viene scaricato, cioè tutti).

2) Rifacendosi ad una legge del 1939, chiunque gestisca siti (anche
amatoriali) deve avere 2 copie di ciò che pubblica depositate a Roma e
Firenze (verrà precisato meglio dove, successivamente). E’ logico che
così la maggioranza dei siti amatoriali e di associazioni, organizzazioni
di volontariato, pagine personali, dovranno chiudere. La rete sarà
riservata ai siti superprofessionali che potranno fare il bello ed il
cattivo tempo. Si bloccherà la libera circolazione di notizie.

In tutto questo malcontento non poteva mancare un Netstrike contro la legge Urbani, e dopo le manifestazioni tradizionali in tutta Italia e davanti al Senato, dopo un tentativo di ostruzionismo in cui sono stati coinvolti gli stessi navigatori nella realizzazione degli emendamenti, dopo una petizione on line che ha raggiunto le 50.000 firme, è l’ora del NetStrike, lo sciopero telematico, che prevede il blocco di un sito web grazie a un gran numero contemporaneo di collegamenti.

Il sito è quello del Ministero dei Beni Culturali, che fa capo a Giuliano Urbani. Il giorno è il 31 Maggio, dalle 15 alle 15.45; a meno che la legge non venga nel frattempo modificata.

Ulteriori dettagli su questo che è anche possibile definire “corteo telematico” o , meglio, in modo più trendy “Girotondo” si possono trovare su Netstrike Urbani. Le adesioni si possono eventualmente dare a net_urbani@bobi2001.it.

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Scritto da il 29.5.2004. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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