«IL SIGNOR ROSSI E LA COSTITUZIONE» AL METROPOLITAN

Mercoledi 4 febbraio al Metropolitan «Il signor Rossi e la costituzione». Si tratta di un monologo che a tratti diventa un dialogo dell’attore con il pubblico e che punta alla performance totale, con musicisti e sorprese, che di volta in volta modificano lo spettacolo, aggiungendo qualcosa in più, all’interno di un genere di cui Paolo Rossi è padrone da sempre.

Ne «Il signor Rossi e la Costituzione» (in scena mercoledi sera alle 21 al teatro Metropolitan, che in questo caso funge da contenitore, lo spettacolo, infatti è inserito nel cartellone della stagione 2003/2004 del Concordi), Rossi farà da guida, attraversando il testo della nostra “Legge fondamentale”, testo che sarà sfruttato come un vero e proprio canovaccio descrittivo sulla realtà contemporanea.

Rossi, cos’è invece questa novità dello spettacolo che farà sulla Costituzione?
“Sarà lo spettacolo con cui girerò quest’inverno. Inizierò a buttare giù le idee, a scrivere il testo, a provare tra un mese e sarà un happening nella linea dell’improvvisazione dei miei ultimi spettacoli.”

Non avrai mica in mente di sbeffeggiare i 139 articoli della nostra carta dei diritti?
“Ma no. La mia idea è parlare di memoria, di storia, soprattutto delle storie degli uomini semplici, degli uomini comuni che però hanno contribuito alla stesura di una carta dei diritti, di regole che ci servono per vivere in collettività.”

Allora quale tema della Costituzione vuole trattare?
“L’unico possibile, secondo me: del perché la nostra costituzione non la conosce nessuno. Ecco di cosa voglio parlare. C’è chi la vuole cambiare, modificare, ma intanto nemmeno i vecchi sanno cosa c’è scritto.”

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Roba seria, cosa c’è da ridere?
“A me piace il tipo di risata che resta, che si ferma nell’anima. Voglio dire che non sono il tipo di comico che punta alla risata che scivola via e infatti, quanto alla Costituzione credo che un comico abbia le chiavi giuste per parlarne alla gente. Un esempio? A proposito della delega che i cittadini danno ai loro rappresentanti, si può sempre raccontare la straffottenza, la cafonaggine, lo snobismo, che abbiamo visto esibito in Parlamento in questi mesi. Oppure mi piacerebbe riflettere sul fatto che secondo i principi di una democrazia i cittadini dovrebbero andare a votare il capo più onesto, più saggio, capace… Chi è che abbiamo eletto noi”

Cos’è la satira politica?
“Personalmente non credo nella parodia, nell’intimazione del premier, credo invece in una forma più alta di satira, di quella cioè che parla, e male, della politica attraverso il teatro classico. Shakespeare e Moliere riescono a ridicolizzare la nostra società e la nostra classe politica meglio di qualsiasi barzelletta. Credo in questa mia teoria che quest’anno porterò al Tetro Smeraldo un testo sulla Costituzione. Sarà l’occasione per farsi qualche sana risata.”

In pratica, cosa accadrà in teatro?
“Volta per volta leggerò alcuni articoli, a modo mio s’intende, con libere associazioni di cronaca vera, ragionamenti, canzoncine, barzellette. Per esempio, se si parte dall’Articolo 1, si pensa subito di trovarsi davanti a un testo comico. “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”, è scritto. Quale lavoro? Part time, nero, interinale…E per spiegare quello che è successo in Italia tra il ’45 e il ’48, il triennio in cui si è varata la Costituzione, chi meglio di Shakespeare? Riccardo 3° diceva pressappoco così: “La guerra è finita, le armi attaccate al muro, è tempo di danze, ma io non sono fatto per partecipare a queste feste. Per me è ora di cominciare a tramare infamie, strategie, inganni.” Dirò questo brano usando come sfondo sonoro In the Mood e proiettando dopo un documento su Portella della Ginestra.”

A. Bandettini – E. Castiglione

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Scritto da il 3.2.2004. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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