DIALOGO CON HENRY MARGARON IN UNA SOCIETA’ CHE CAMBIA

Lunedì 17 novembre si è tenuto a Piombino un incontro organizzato dal comitato pari opportunità dal titolo: «Conoscere e farsi conoscere, essere giovani in una società che cambia» con lo psichiatra e psicoterapeuta Henry Margaron, che ha intrattenuto il pubblico degli studenti delle scuole medie superiori della Val di Cornia.

Il tema caldo dell’incontro è stato l’uso di sostanze stupefacenti, con le paure sulla annunciata nuova legge più restrittiva sul consumo di droga.
La sensazione che si è respirata nella sala è stata quella che i nostri giovani, trattati dagli adulti come marionette che stanno solo a chiedere, e dalla società solo come consumatori privilegiati, siano invece molto più maturi di quanto lo fossero i loro coetanei degli anni sessanta.

«I ragazzi e le ragazze di oggi hanno più problemi dei giovani di qualche anno fa, (…) il pericolo non sono le droghe, ma l’incertezza, i dubbi e le difficoltà che hanno i giovani di questa generazione» ha detto Margaron alla platea.

E come dargli torto? Questi ragazzi/e sono bombardati da dosi massicce e quotidiane di informazione, e da riferimenti troppo spesso in contraddizione tra loro.

Da un lato gli stiamo dicendo che chi vale ce la fa, ma bisogna studiare tanto, fare un master, andare all’estero, essere i primi della classe; dall’altro gli mostriamo sul palcoscenico senza pudori della televisione dei bietoloni e delle bietoline che tra show e grandi fratelli fanno carriera senza possedere qualità alcuna, ma solo fortunaccia e faccia tosta.
Gli diciamo che la droga uccide e gliela vietiamo, però scriviamo «il fumo uccide» sui pacchetti delle sigarette e gliele vendiamo, anzi: lo Stato gliele vende e ci guadagna sopra, e contemporaneamente vuole fare leggi super repressive contro tutti gli altri tipi di droga, eccetto ovviamente le sigarette e l’alcool, perché, ed ogni tanto è bene ricordarlo, anche queste ultime due sono droghe.

«Il messaggio che deve giungere ai ragazzi deve essere univoco: da piccolo – continua lo psichiatra – io avevo come riferimenti la vicina di casa o la postina, persone normali, questi ragazzi hanno invece come riferimento super uomini e super donne ‘costruiti’ dalla televisione, che sono veri e propri inni all’uso di sostanze.
Dobbiamo smettere di parlare di ‘proibizionismo’ in rapporto con la droga, ma tentare la strada della ‘dissuasione all’uso’ con messaggi mirati che colpiscano positivamente questi giovani».

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Scritto da il 19.11.2003. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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