MANUALE CENCELLI, SINDACI E POLTRONE IN VAL DI CORNIA

Tempo di candidature nei partiti in vista delle elezioni comunali di primavera in Val di Cornia: tutti vorrebbero la loro poltrona, con buona pace di noi elettori, che invece cerchiamo solo sindaci illuminati che ci facciano uscire da questa crisi che dura da più di dieci anni, magari senza distruggerci troppo il territorio.

E’ bello vedere che certe cose non cambiano, e che la sana usanza italiana di “spartirsi la torta” tra i vari partiti tutti a caccia di poltrone, per poi servire all’elettore il candidato precotto, non era solo della prima repubblica, e allora è anche simpatico leggere sulla cronaca locale il riapparire di termini, che si pensavano dimenticati, come ‘manuale Cencelli’.

Il “Cencelli”, con tutti i suoi limiti, aveva al suo interno una certa idea di democrazia: lavorava per distribuire “equamente” le poltrone e mantenere così un certo equilibrio tra le forze politiche e nelle istituzioni. Ma chi era Massimiliano Cencelli?

Massimiliano Cencelli negli anni Sessanta era un dinamico funzionario della Democrazia cristiana. In politica fin dai tempi del liceo, frequentato al Pio IX di Roma, scuola cattolica allora di grido, fu segretario di Adolfo Sarti, dirigente democristiano che appartenne al gruppo dei “pontieri”, formato da valide intelligenze democristiane che tra gli anni Sessanta e Settanta si proposero a far da ponte tra la sinistra e la destra del partito, cercando la strada della pacificazione interna. Qui si innesta il ruolo sostanziale di Massimiliano Cencelli, in cui nome sarà legato per sempre al malcostume della spartizione dei poteri dello Stato che ha caratterizzato la prima Repubblica.

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Il solerte democristiano inventò infatti il famoso e famigerato “manuale Cencelli”, un vero e proprio regolamento del potere, un metodo scientifico per la divisione delle poltrone, pensato per dare a tutti un poco senza scontentare nessuno, in proporzione alla forza elettorale di ciascuno e all’equilibrio tra le forze politiche. Il manuale ha rappresentato per anni la vera “proporzionale” con cui è stata governata l’Italia.

Si tratta in sostanza di una guida dettagliata che stabilisce i metodi per l’attribuzione degli incarichi nel governo del Paese, nelle imprese a partecipazione statale, nella Rai, in tutto quello che ha a che fare in qualche modo col potere.

L’esempio più lampante è appunto la Rai: per anni il primo canale è stato controllato dal partito di maggioranza, il secondo dal Psi, il terzo dal Pci. Il “Cencelli” stabiliva anche il “peso politico” che ogni spazio di potere aveva. Faccio un esempio: un ministero poteva valere tre sottosegretariati, un sottosegretariato valeva meno della presidenza di una grande impresa a partecipazione statale ma più di un’impresa di media importanza… Insomma, tutto quello che aveva a che fare con il potere e non veniva attribuito direttamente dai cittadini attraverso il suffragio universale, era materia del manuale. Non solo: col “Cencelli” si arrivò persino a stabilire dove doveva passare quel viadotto, dove si doveva realizzare quella grande opera ecc..

Se poi si pensa a come nel sistema proporzionale venivano stabilite le liste elettorali, si può facilmente intuire che di fatto tutte le poltrone venivano spartite secondo le indicazioni del “Cencelli”. Aggiungo per completezza che il manuale in principio doveva servire agli equilibri interni alla Dc, ma ben presto, vista la sua praticità, fu adottato anche dagli altri partiti, e fu rapidamente esteso a tutte le istituzioni, dal governo centrale fino al comune del paesino di seicento anime disperso tra le valli di montagna. Alberto Ronchey più tardi conierà il termine “lottizzazione”, che accompagna fin dagli albori la seconda Repubblica ed è la continuazione del “Cencelli”, con qualche aggravante.

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Scritto da il 3.11.2003. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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