CAMPIGLIA: RIAPERTA LA CHIESA DI FUCINAIA

Sabato 30 agosto alla presenza di molte autorità è stata riaperta, dopo un lungo restauro, la chiesa della Madonna di Fucinaia.

Alle ore 18.00, alla presenza del Vescovo, delle autorità locali e dell’assessore regionale Paolo Benesperi, il sindaco Silvia Velo ha tagliato il nastro che riconsegna nelle mani di tutti i campigliesi e del parroco don Marcello, la chiesa della Madonna di Fucinaia.

Il Santuario si erge a circa due chilometri dal centro storico di Campiglia Marittima, sulla strada provinciale per San Vincenzo. Vi si venera un’immagine della Vergine che la tradizione vuole rinvenuta in una “fucina”, da qui il nome. L’immagine è una tavola dipinta risalente al XV secolo e raffigurante la Madonna col Bambino.
La chiesa di Fucinaia è stata sempre presente nella vita della comunità campigliese, lì si festeggiavano le ricorrenze e si effettuavano suppliche e ringraziamenti.
Nel settembre del 1920 fù fondata l’Opera del Santuario, e nel 1925 l’immagine della Madonna venne incoronata con celebrazioni solenni.

Dopo i ringraziamenti del sindaco Silvia Velo, l’Assessore regionale Paolo Benesperi ha ricordato di come “i beni culturali sono patrimonio del passato ma anche ricchezza del nostro futuro”, e in questo periodo di discussioni sulla nuova costituzione europea, la Regione Toscana e la Val di Cornia che hanno fatto della valorizzazione della propria storia motore di sviluppo, investano su tutti i beni culturali nel loro complesso, “compreso il fattore religioso che si è depositato nel corso dei secoli sulla nostra terra”.

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Il nostro Vescovo Mons. Santucci ha invece fatto un’analisi sul passato della nostra terra:
“Sono felice di poter inaugurare la riapertura al culto di un santuario mariano, ultimamente ho inaugurato solo le trasformazioni di chiese sconsacrate in musei, ed è importante che il comune e la regione abbiano investito in questo santuario.
Pensiamo alle parole di Giovanni Pascoli che scrisse sul Duomo di Barga ‘Piccolo il mio, grande il nostro’, dove il ‘nostro’ viene inteso come comunità che deve andare avanti, e non deve diventare ‘il di tutti’ dove tutti possono poi approfittarne; la forza della nostra comunità si misura quindi nell’impegno con cui noi tutti sentiamo questa chiesa e questo convento come cose nostre, come parte della nostra storia.

Auguro ai campigliesi di trovare forza e coraggio in questo santuario per andare avanti: quando si pensa alla madonna a cui è dedicato questo luogo si deve pensare alla mamma di Gesù nella quale la gente di Campiglia trovò speranza nel lavoro disumano che fu quello delle fucine.

Quando si restaurano i forni o si gioisce per qualche ritrovamento, non dobbiamo mai scordarci che stiamo gioendo del duro lavoro degli uomini di Campiglia che nel passato facevano questo inumano lavoro e che la loro unica speranza era questo santuario al quale dedicavano il loro dolore e la loro sofferenza.”

Don Marcello dopo la consegna delle chiavi da parte del sindaco ha preso la parola esordendo: “mi sento un pò come San Pietro, ma aspetto un’altra chiave, quella della Pieve di San Giovanni che da tempo aspetta il giusto restauro”, e poi, “aspetto tutta la comunità campigliese e della Val di Cornia per la processione del giorno 5 settembre che riporterà il quadro della madonna nel santuario e che ha un enorme significato storico: è dal 1945 per ringraziare la madonna della fine della guerra che non viene fatta più fatta una processione da campiglia al santuario”.

Dopo che sono stati illustrati gli interventi eseguiti dalla dott.ssa Lazzarini della soprintendenza ai monumenti, intorno alla 19.00 si è tenuto un concerto di musica da camera, tenuto da Elèna Cherkasova Dynys e Paolo Berti ai violini e Michele Ginanneschi al cembalo, che ha messo in risalto le caratteristiche acustiche dell’edificio.

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