CONFAGRICOLTURA: IN VAL DI CORNIA IL VERO “CAPORALE” E’ IL MERCATO

Livorno – “Il vero caporale e’ il mercato”. Rossi di Confagricoltura Livorno afferma che  quello agricolo e’ il settore piu’ corretto in ambito lavorativo e le aziende virtuose sono la maggioranza. “chi sbaglia e’ giusto che paghi ma non si deve generalizzare e soprattutto mettiamo in condizioni i produttori di lavorare”.  

“L’agricoltura è un settore vitale, innovativo, eclettico e con grandi potenzialità di crescita che offre occupazione sempre più stabile e di qualità. Ed invece, sui media e sui social, l’agricoltura é solo “caporalato e sfruttamento, sfruttamento e caporalato”.” Paolo Rossi, direttore di Confagricoltura Livorno, prende spunto dai recenti articoli in cui si punta il dito sul lavoro in agricoltura, per spiegare  alcuni aspetti. “Basta, non se ne può più! Non si può continuare a sostenere che tutti i lavoratori agricoli siano sotto il giogo dei caporali e sottoposti a sfruttamento – commenta Rossi -. Non si può sempre e comunque generalizzare.  In Val di Cornia, come altrove, le aziende virtuose sono la stragrande maggioranza. Aziende che proprio per questa ragione hanno la possibilità di aderire alla Rete del lavoro agricolo di qualità, per cui parlare oggi di bollini o marchi identificativi è ridondante e totalmente privo di significato.”

Rossi concorda sul fatto che tali deprecabili fenomeni sono illegali e dunque, per definizione, difficilmente misurabili in modo scientifico. Pertanto occorre cautela nella diffusione dei dati, per non gettare discredito sull’intero settore, con ricadute economiche negative anche a livello internazionale, dove i concorrenti si sfregano le mani quando appaiono notizie che infangano il made in Italy agricolo.“Non giova a nessuno una criminalizzazione del settore indiscriminata e ingiusta che getta discredito sulle decine di migliaia di imprese agricole, la stragrande maggioranza, che operano in modo trasparente e creano occupazione e ricchezza.”

Il direttore di Confagricoltura Livorno snocciola poi dei numeri per far comprendere meglio il fenomeno. “Teniamo conto che il tasso di irregolarità rilevato dalle ispezioni ministeriali nel 2018, per l’agricoltura è del 54,79%, a fronte di un tasso medio del 65,01% e di settori come il terziario dove raggiugne il 64%, l’Industria il 64,07, fino al 69,75% dell’Edilizia.
Questo non vuol dire che il 65% delle aziende italiane sono irregolari. Significa semplicemente che su un campione selezionato “a rischio” di aziende, in media il 65% presentano delle irregolarità (anche di lieve entità e meramente formali). Insomma l’agricoltura ha ufficialmente un tasso di irregolarità più basso di quello di tutti gli altri settori produttivi e inferiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quello medio. E questo è un dato ufficiale che raramente viene citato.

Con tutto ciò – continua Rossi – non vogliamo certamente sminuire la gravità del fenomeno ma vogliamo solo ricondurlo nelle giuste dimensioni, anche al fine di combatterlo più efficacemente.” Il direttore conferma che Confagricoltura non si è mai sottratta al confronto su questi temi scottanti, anche quando pochi ne parlavano. Infatti l’associazione agricola ha sottoscritto quattro avvisi comuni coi sindacati (nel 2004, 2007, 2009, 2012) e contribuito alle politiche e alle procedure per il controllo dell’immigrazione. “Recentemente – spiega il direttore Rossi – abbiamo sottoscritto il “Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro agricolo” e stiamo sottendendo la sua attuazione nei territori e la creazione della già citata Rete del lavoro agricolo di qualità, che si pone di rafforzare le iniziative di contrasto dei fenomeni di irregolarità e di certificare che le aziende che vi aderiscono sono in possesso di precisi requisiti di legalità e rispetto delle normative in materia di lavoro. Non più tardi dello scorso mese la direzione provinciale dell’INPS di Livorno ha chiesto i rappresentanti per la costituzione del tavolo provinciale. Non solo. Per in nostri associati abbiamo introdotto un codice etico che impone loro il rispetto delle norme sul lavoro a pena dell’esclusione dalla base associativa. Ci pare dunque che la nostra sia una posizione di assoluta responsabilità.” Oggi purtroppo è ormai evidente a tutti che il vero caporale è il mercato.

Quando i prodotti vengono sottopagati alla produzione, il rischio che si può correre , all’interno di aziende precarie, è quello di andare ad operare risparmi, laddove non è possibile averne e ci si incammina verso situazione di illegalità  pur di sopravvivere.

Ribadisce Rossi “L’illegalità non ha giustificazioni, ma l’analisi di un problema non può prescindere dalla conoscenza dei fattori che lo determinano, salvo non si voglia denunciare senza proporre soluzioni concrete. Se chi lavora deve essere tutelato e deve avere garanzia previdenziali e di legge, così vi è l’obbligo morale e materiale di tutelare le aziende agricole, evitando di farle stritolare dalla concorrenza sleale ed occorre trovare, per chi è rispettoso delle norme contrattuali, idonei strumenti fiscali e contributivi che compensino il mancato reddito.” Va detto per onestà intellettuale che lo “sfruttamento” non fa distinzione tra lavoratori dipendenti e imprese che assumono manodopera. Sono vittime di un mercato senza regole dove il prodotto non ha controllo e privo di tracciabilità. Dobbiamo essere capaci – conclude Rossi- di sviluppare un sistema in grado di tutelare l’intera filiera produttiva e non lasciare il settore primario da solo. Si abbia il coraggio di dire che tutti i soggetti, nessuno escluso, è esente da responsabilità, compreso il consumatore che, citando un esempio per tutti, continua a comprare “olio extra vergine” a 2,90 euro al litro quando per produrre quello vero occorrono non meno di 8 euro. Qualsiasi ulteriore commento è superfluo, ma forse qualche valutazione più complessiva non guasterebbe.”

L’Ufficio Stampa

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Scritto da il 16.1.2020. Registrato sotto Economia, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

1 Commento per “CONFAGRICOLTURA: IN VAL DI CORNIA IL VERO “CAPORALE” E’ IL MERCATO”

  1. Renzo

    A me invece sembra che la stragrande parte di imprenditori agricoli sfrutta gli migrati assicurandoli poche ore e facendoli lavorate per molte, pagandoli meno del contratto facendosi remdere i soldi facendogli fare straordinari e non conteggiandoli facendoli abitare in tuguri e detraendogli la paga . Infoatevi meglio.

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