CULTURE: QUANDO IL RAZZISMO E’ AL CONTRARIO

lettereRiportiamo una lettera, che ci è stata recentemente inviata, che fa un’interessante analisi sul fatto che molti italiani, per la paura di passare per “intolleranti” o peggio “razzisti”, arrivano perfino al punto di negare la propria storia e le proprie tradizioni, oppure tollerare il mancato rispetto delle regole e delle leggi vigenti in questo paese.
Come sempre i commenti, al termine dell’articolo, sono liberi nel rispetto della netiquette…
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A scuola di (in)tolleranza?

Viene attribuita (falsamente *) a Voltaire una celebre frase che dovrebbe esprimere il vero significato della tolleranza: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo». La tolleranza cioè non comporta di abdicare alle proprie idee per assumere quelle dell’altro, ma chiede di rispettare le idee non condivise e permetterne l’espressione. Pare che oggi, invece, la tolleranza debba consistere nell’uniformare le idee per non professarne alcuna.

Avevamo visto, prima di Natale, dirigenti scolastici proibire il presepe in scuola; a gennaio è poi esplosa la polemica riguardante una scuola in un comune della nostra diocesi in cui, «per non offendere la sensibilità dei non cattolici», la tradizionale recita natalizia è stata sostituita dalla rappresentazione della storia di un elefantino multicolore, Elmer, una vecchia idea Disney, poi ripresa da altri, sul tema del «diverso»: nel cartone animato del 1936, i compagni animaletti scherniscono Elmer per la sua proboscide, ma sarà proprio con questa che Elmer sarà capace di spegnere un incendio devastante divenendo l’eroe del momento.

L’idea è interessante, anche perché proposta in tempi in cui la diversità era almeno derisa, se non vessata e calpestata con conseguenze funeste.

Ma il rispetto della diversità può condurre invece all’imposizione dell’agnosticismo e dell’abolizione di ogni espressione civica della cultura e della tradizione? Perché in tal caso mi sembra che la citazione più appropriata da Voltaire sia quest’altra: «La religione esiste da quando il primo ipocrita ha incontrato il primo imbecille».

Sembra infatti che la tolleranza debba divenire appiattimento e ingrigimento comune e perdita di identità anziché rispetto e valorizzazione delle diversità, spesso per ignoranza del vero significato delle stesse. Ricordo il caso del bambino (anche questo in Toscana) rimproverato dalla maestra perché a scuola aveva detto «Alleluia»: «Potrebbe offendere i bambini mussulmani», gli avrebbero spiegato; giustificazione da cui la comunità islamica locale, tra l’altro, si è subito dissociata.

Ma quello che colpisce è una sorta di tolleranza a senso unico: le diversità delle minoranze devono essere rispettate, quella della maggioranza deve essere rifiutata. Come ha argutamente notato qualcuno, «Se parlo male dei gay sono omofobo, se parlo male dei neri sono razzista, se parlo male della Chiesa sono intelligente…».

Cito da un intervento di Adriano Fabris (Il Tirreno, 12 giugno 2014): «la convivenza civile non si realizza per sottrazione. Voglio dire che un rapporto proficuo fra persone di tradizioni diverse non si favorisce chiedendo a ciascuna di rinunciare ai propri riferimenti culturali. Si realizza invece insegnando a ciascuno a capire le esigenze dell’altro e, in questo modo, a mettere a fuoco meglio anche le esigenze proprie. La convivenza si costruisce insomma imparando a dialogare: cioè a fare in modo che il rispetto che a tutti è dovuto renda possibile comprendere i limiti entro cui ciascuno si deve mantenere. Solo così è possibile costruire le condizioni di un’intesa e realizzare una vera coesione sociale: nel presente e per il futuro».

A.G.

* Tale citazione, presente anche in altre formulazioni, viene solitamente attribuita allo scrittore Voltaire, ma è stata usata per la prima volta da Evelyn Beatrice Hall, saggista conosciuta con lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, in una biografia del filosofo del 1906, «The Friends of Voltaire (Gli amici di Voltaire)». Ci sono però molte altre frasi o aforismi di Voltaire che esprimono un concetto affine a questo (ndr.).

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Scritto da il 27.1.2015. Registrato sotto Foto, Lettere, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

2 Commenti per “CULTURE: QUANDO IL RAZZISMO E’ AL CONTRARIO”

  1. Luca

    Visto che non scrive nessuno, spero non per paura di essere razzisti, allora scrivo la mia…

    la gente confonde l’islam (una religione) con l’Isis (un regime di potere).
    Se non sbaglio Gesù e la Madonna sono citati anche Nel Corano. Per loro, che credono in Dio come i cristiani e gli ebrei, è un profeta degno di rispetto.

    E’ molto più facile vedere cosa ci divide (o si pensa nell’ignoranza divida), piuttosto che cosa ci unisce: quello non lo fa mai nessuno…

    Detto questo l’Italia ha delle leggi, e queste vanno rispettate da tutti a prescindere dalla fede religiosa che si professa o dal colore della pelle che uno ha. Pena l’arresto o l’espulsione coatta.

    Chi tollera l’illegalità di una persona, basandola sul fatto che ha la pelle nera è un bell’ipocrita e fa il razzismo al contrario.

    Chi ha la pelle bianca non può rubare, chi ha la pelle nera Sì? Chi ha la pelle bianca deve avere la patente e pagare l’assicurazione dell’auto. Chi ha la pelle nera no? Una comunità si da delle regole e quelle vanno rispettate da tutti. Punto e basta, altrimenti se non le vuoi rispettare te ne vai…

    Quanto è distante la bonta dal buonismo… la prima è sincera, la seconda è ipocrita…

  2. Luca

    Esempio tipico… cittadina che infrange le regole e il codice della strada guidando senza patente…

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ordinano-togliersi-velo-musulmana-denuncia-polizia-sopruso-1086082.html

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