TOLOMEI: «IL PATTINAGGIO CHE VINCE NONOSTANTE TUTTO»

Moira Tolomei e Tommaso Scotto pattinatori

Filippo Scotto e Moira Tolomei

Abbiamo intervistato Moira Tolomei, campionessa del mondo su pattini a rotelle nel 1993 e allenatrice dal 2008 dell’Asd Pattinatori Piombinesi. L’atleta, classe 1973, vinse il mondiale dei 10.000 su pista a Colorado Springs, negli Stati Uniti, dopo aver collezionato molti titoli italiani e alcuni europei.

Che ricordo hai degli anni fra il 1987 e il 1993, ovvero il periodo dell’ascesa che ti ha portata da vari titoli italiani a quelli europei e poi al mondiale?

Per me è come riguardare un film: lo mando indietro e lo vedo e lo rivedo, ogni particolare di ogni competizione è indelebile. Ricordo tutto, dalla gara del 1987, quando avevo 14 anni e vinsi il mio primo titolo italiano, fino al primo mondiale. Erano anni in cui si sperava che io andassi alle Olimpiadi, cosa che ci hanno sempre promesso ed è sempre stata disattesa.

Tuo padre è stato il tuo allenatore: come ti sei trovata?

Il pattinaggio è uno sport di famiglia, lo ha praticato anche mio fratello. In realtà mio padre mi obbligò a farlo, io avrei preferito l’atletica, ma visti i risultati non posso dargli torto. Non è stato facile avere il padre allenatore perché tendeva sempre a litigare me invece che gli altri, cosa che capisco perché anche io, quando allenavo mia figlia, me la prendevo sempre con lei. Però devo dire che mio padre ha avuto tanta pazienza: a me non piaceva allenarmi, mi allenavo poco e vincevo lo stesso, per me contava la testa. I miei atleti si allenano molto più tempo di quanto facessi io.

Come hai vissuto il passaggio dai pattini a rotelle ai pattini in linea?

I mondiali li ho fatti sia coi pattini a rotelle che in linea, ma la mia federazione era indietro sui pattini in linea e alle gare arrivavamo esimi. La sofferenza è derivata dal fare, nella stessa giornata, due allenamenti diversi basati su tecniche diverse, che mi hanno causato microfratture alle tibie. A vent’anni non ho voluto operarmi e ho dovuto smettere per questi problemi fisici. Dopo il campionato italiano, vinto coi pattini in linea, ho preferito chiudere in bellezza, anche se abbandonare il pattinaggio dopo 15 anni è stato difficile.

Cosa vuol dire oggi aver vinto un oro mondiale? Quella medaglia influenza in qualche modo la tua vita attuale?

Sul campo di gara gli altri allenatori sanno chi sono, l’oro mi garantisce rispetto e riconoscimento, e questo vale anche per gli atleti che vengono da me per farsi allenare. Al Comune della mia città, invece, non è mai importato nulla: ad altri miei amici con meriti sportivi sono stati offerti impieghi oppure borse di studio, mentre a me solo promesse.

Qual è la situazione della pista e della strada di pattinaggio e come fate ad allenarvi in queste condizioni?

Gli impianti risalgono al 1982-83 e non sono adatti. La pista è rattoppata da noi, le mattonelle saltano, mi piacerebbe averne una più adeguata e a norma (200 metri invece che i 175 attuali), mentre nel 2013 abbiamo ottenuto la strada dopo anni di litigi. Abbiamo poi bisogno di una palestra per gli atleti più piccoli, quelli che non hanno ancora 10 anni, e questa ci viene concessa di anno in anno.

Spesso vado per le strade della Val di Cornia: so che rischiamo, sia il sequestro dei pattini che una multa, ma come posso far affrontare a un atleta una maratona di 20 o 42 km senza un allenamento adeguato? I risultati dei miei allievi sono eccellenti e  dimostrano quale sia il potenziale racchiuso a Piombino, dunque sono grata per la strada rifatta, ma vorrei anche la pista, una palestra adeguata e più attenzione per il pattinaggio in generale.

Quali sono stati gli anni d’oro del pattinaggio piombinese?

Sono stati quelli in cui gareggiavo io e credo proprio che stiano tornando. Su 90 società siamo arrivati 31esimi al Campionato italiano, raggiungendo 1/3 della classifica e abbandonando la metà, in cui eravamo fermi da anni. I bimbi vanno tutti bene, ci stiamo rinforzando e i Pattinatori Piombinesi cominciano ad essere notati alle gare. Credo molto in questo gruppo, siamo pochi ma buoni. Anche i piccini si danno da fare e hanno ottenuto buoni piazzamenti ai Campionati a Fanano, che corrispondono agli italiani dei piccoli.

Oggi alleni molte categorie di ragazzi e ragazze presso l’A.s.d. Pattinatori Piombinesi. C’è qualcuno che potrà eguagliarti?

Spero tutti. Sono qui come allenatore, dunque per portare avanti ognuno di loro. Per scaramanzia taccio i nomi, eccetto i due che sono entrati in nazionale: Sofia Monelli, 14 anni, e Filippo Scotto, 13 anni. Filippo in particolare sta seguendo le mie orme: ha iniziato a vincere da piccolo, verso gli 11 anni, e a inizio settembre è arrivato il titolo italiano su strada nella 5.000 ad eliminazione, che è la gara che mi piace tanto. Nella gara a punti, invece, Filippo va fuori di testa come me. Pensa che, quando ha vinto il Campionato italiano, ha corso come avrei fatto io, ha condotto la gara nel mio stile e ai miei genitori è sembrato che in pista ci fossi io. È stata un’esperienza commuovente, non solo per ciò che ha vinto, ma per come lo ha fatto.

Il pattinaggio è uno sport minore in Italia: come si traduce questo nell’interesse che le nuove generazioni gli riservano?

In tutta Italia ci sono sempre meno iscrizioni. Il Nord ha però una risorsa che manca al Cento e al Sud: le piste su ghiaccio. Se un pattinatore che vive al Settentrione è bravo, questo inizierà anche a correre sul ghiaccio per poter gareggiare alle Olimpiadi.

Piombino, seguendo il trend nazionale, ha visto le iscrizioni diminuire negli anni, ma temo che la colpa sia da imputare anche agli impianti, che da nuovi sono diventati vecchi e cadenti, e al fatto che nessuno ci conosce. Su cinque bambini che provano i pattini, due intraprendono questo sport, ma fra il luogo un po’ nascosto e poca “pubblicità” locale non siamo conosciuti.

Cosa vuol dire dedicarsi al pattinaggio?

Significa tanto sacrificio, soprattutto da parte dei genitori. Quando vinsi il mondiale presi 10 milioni, ora danno mille euro. Pensa che quando vinsi l’oro fui premiata da Scalfaro insieme a Max Biaggi, e Max mi chiese quale fosse il premio per i pattinatori; risposi 100 milioni perché mi vergognavo a dire 10.

I miei ragazzi si allenano alle intemperie, tutti i giorni per tre ore al giorno, e senza Olimpiadi non hanno un futuro e potrebbero finire come me, che dopo aver vinto il campionato mondiale, senza la prospettiva delle Olimpiadi, smisi di pattinare e andai a lavoro. Anche i genitori fanno molti sacrifici: portare i figli a gareggiare in giro per l’Italia vuol dire spendere circa 6 mila euro all’anno. Quando correvo io, la società mi sponsorizzava e non pagavo le trasferte. Quando però andai in America non c’erano abbastanza soldi e mi mandarono senza allenatore: ero l’unica atleta completamente sola. Ci sono stata un mese e, nonostante la solitudine, i risultati sono arrivati lo stesso.

Appuntamenti: chi volesse assistere agli allenamenti di pattinaggio può presentarsi al pattinodromo in via San Quirico tutti i giorni dalle 17 in poi. Per partecipare ai corsi presentarsi il martedì e il venerdì dalle 18.00 alle 19.30 al pattinodromo finché è bel tempo, poi in palestra (comunicheremo luoghi e orari).

Domenica 28 settembre si terrà a Piombino un Campionato provinciale e cui parteciperà tutta la Regione, con gara mattutina su pista e pomeridiana su strada. Saranno presenti alcuni campioni europei, come Andrea Trafeli, piombinese che corre con il Mens Sana di Siena.

Chiara Bellucci

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Scritto da il 19.9.2014. Registrato sotto Foto, sport, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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