PANERINI: «UN RICORDO PER IVAN TOGNARINI»

Ivan Tognarini nel 2012

Ivan Tognarini nel 2012

Lo scorso sabato 15 marzo è venuto a mancare nella sua casa di Fiesole, dopo una lunga malattia, lo storico Ivan Tognarini, docente di storia contemporanea all’Università di Siena. Piombinese di formazione e di affetti, era nato a Campiglia Marittima il 2 giugno 1944. Riportiamo un ricordo di Andrea Panerini e a seguire quella di Danilo Alessi sindaco del Comune di Rio nell’Elba e Gianni Anselmi sindaco di Piombino.

«Ivan Tognarini – inizia Andrea Panerini – da storico si era segnalato a livello nazionale per le sue ricerche nel campo della Storia della Resistenza e dell’Antifascismo oltre che del movimento sindacale e dell’industria toscana. Figlio di Federigo, tra i protagonisti della Battaglia di Piombino del 10 settembre 1943, aveva fondato ed era tuttora presidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana ed aveva svolto un ruolo essenziale per il conferimento della medaglia d’oro al valor militare alla città di Piombino, avvenuta nell’autunno del 2000 da parte dell’allora Presidente della Repubblica Ciampi.

Mi ricordo ancora il timore, da giovanissimo studente di liceo, con cui mi avvicinavo a Ivan, un mostro sacro della storiografia toscana, assieme all’altro mio maestro Giorgio Spini molto lontani di età e scomparsi a quasi nove anni di distanza l’uno dall’altro. Era un uomo molto alla mano e bonario, soprattutto con i giovani e si vedeva chiaramente che gli si rischiarava il cuore quando vedeva giovani e giovanissimi avvicinarsi e rimanere invischiati dal fuoco sacro della Storia, una storia non per pochi eletti ma da divulgare il più possibile a livello popolare, pur senza derogare dalla correttezza e dalla puntualità accademica.

Mi ricordo il giorno in cui lui stesso mi premiò per conto del Circondario Val di Cornia per una ricerca sulle persecuzioni razziali a Piombino e in Val di Cornia, più di dodici anni fa. Avevo diciannove anni e tante belle speranze, tanti entusiasmi e un bel po’ d’impudenza.
Mi ricordo quando, da giovane studente del corso di laurea in Storia contemporanea a Firenze, mi portò nella redazione di “Ricerche storiche” in Via Cavour, nello stesso palazzo del consolato greco e mi fece emozionare facendomi vedere migliaia di schedature di perseguitati antifascisti.

Mi ricordo quando, in una passeggiata lungo la spiaggia di Calamoresca, al tramonto, d’inverno, mi disse: “Andrea, qualunque cosa farai, in qualunque ambito opererai, sappi che sarai sempre un servitore della ricerca storica: sono convinto di questo”. Gli avevo appena detto che mi sarei occupato di studi teologici e che avrei provato a fare il pastore della Chiesa valdese. Un laico pieno di rispetto per la spiritualità e sospettoso per ogni clericalismo.

Mi ricordo della sua passione nella difesa della Costituzione repubblicana contro i tentativi di restaurazione fascista ed autoritaria, la manifestazione con lui e Oscar Luigi Scalfaro a Firenze nella primavera del 2006 con me (in)volontario terzo incomodo.

Mi ricordo di quando, nei miei lunghi anni fiorentini, avevo avuto difficoltà economiche e lui mi aveva sempre offerto discretamente aiuto. Anche se ho sempre rifiutato è stato rassicurante pensare che, oltre ai miei familiari, anche lui si preoccupasse di me.

Era fatto così: un caratterino toscano tutto pepe, non sempre facile nella gestione delle relazioni ma con un cuore grande e generoso, disinteressato e pieno di nobili ideali. Potrei continuare, commuovendomi ancor di più, con i ricordi di Ivan Tognarini, ma spero di aver dato ai lettori un piccolo spaccato non solo del suo grande impegno professionale ma anche della sua umanità.

Caro Ivan – conclude Panerini – ci mancherai, mi mancherai moltissimo. Gli ultimi anni sono stati molto tribolati e, tuttavia, non hai mancato di darci ancora un apporto. Sono sicuro che ora sei sereno e stai discutendo con Giorgio sulla Resistenza e il Partito d’Azione. Salutalo da parte mia, un bacio».

Andrea Panerini

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IL RICORDO DEL SINDACO DI RIO NELL’ELBA

In ricordo di Ivano Tognarini, presidente dell’Istituto storico della Resistenza in Toscana

«Ciao, Ivano, non pensavo tu andassi via così presto. Ti ho conosciuto tanti anni fa, non ricordo neanche dove e come, ma so che eravamo insieme a condividere le stesse idee e a combattere le stesse battaglie. Venivi spesso all’Elba, al mare, in una pensione (credo) vicino alla spiaggia delle Prade, ancor giovane ma già con la fama dello storico rigoroso, studioso della Storia della Resistenza e anche degli anni bui del fascismo, sempre a scavare negli archivi e a recuperare memorie dai più dimenticate o ignorate.

Con un tuo studio pubblicato nel 2009 sugli antifascisti e i perseguitati elbani ci hai fatto conoscere un periodo della nostra storia, della storia atroce di centinaia di cittadini che durante il ventennio subirono violenze, angherie, ingiustizie e l’umiliazione della sorveglianza poliziesca, della costrizione all’esilio politico o al deferimento al tribunale speciale. A ciascuno di loro hai dato un nome, una famiglia, un volto.

Di questo ti sono grato, così come ti sono grato della tua recente presenza a Rio Elba per la celebrazione del 2 Giugno e la commemorazione di Ilario Zambelli, figlio di questa terra, medaglia d’oro della Resistenza, martire delle Fosse Ardeatine.

Con te ho perso un caro amico, un compagno, una bella persona come poche si ha la fortuna di conoscere lungo il percorso della nostra vita. A tua moglie Gabriella e a tuo figlio Niccolò un caro e affettuoso abbraccio».

Danilo Alessi
sindaco del Comune di Rio nell’Elba

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IL RICORDO DEL SINDACO DI PIOMBINO

Volle scrivermi del suo rammarico, l’anno scorso, per non poter essere presente in quella che riteneva una ricorrenza storica e familiare alla quale non avrebbe mai voluto mancare: il 70° anniversario della Battaglia del 10 settembre 1943. Ivan Tognarini mi inviò un messaggio, da leggere pubblicamente, dove dichiarava il suo dolore per «non poter essere, in questa occasione così importante e significativa, in mezzo ai cittadini della “mia” Piombino». Già in quei giorni la malattia stava guadagnando terreno, ma non gli impediva di continuare a lavorare con indomabile passione e coraggio, con un pensiero sempre rivolto alla “sua città”, con la quale ha condiviso molte battaglie e raggiunto traguardi da molti ritenuti impensabili. La storia della città operaia, il suo ruolo nell’antifascismo e nella resistenza toscana, è sempre stata al centro della sua intensa
attività scientifica, iniziata già prima della laurea, nel 1971.

Ivano era nato nell’anno della Liberazione di Piombino; figlio di Federigo, comandante partigiano della Brigata Garibaldi, ne aveva ereditato la passione per la verità e l’insofferenza per l’ingiustizia. La storia della società
italiana, la siderurgia, il movimento cooperativo e quello operaio, in particolare tra l’avvento del fascismo e la resistenza, sono uno dei campi di studio ai quali dedicò gran parte della sua vita, lasciando scoperte e contributi fondamentali, come la messa a punto sul piano storiografico degli eccidi e delle rappresaglie nazifasciste durante la seconda guerra mondiale.

Fu tra i primi studiosi italiani a tirare fuori dagli “armadi della vergogna” storie, personaggi e fatti dimenticati, con una tenacia che lo portò anche a visitare gli archivi militari di tutto il mondo. Con la stessa pervicace
passione aveva cominciato a lavorare, ancora giovane ricercatore, alla ricostruzione della battaglia del 10 settembre 1943 e alla documentazione che, in quegli anni difficili, avrebbe portato ad un primo straordinario risultato nel 1974 (la concessione della Medaglia d’Argento al Valor Militare, consegnata dal presidente della Camera On. Nilde Jotti) e infine al massimo riconoscimento della Medaglia d’Oro, appuntata al gonfalone dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Sempre nel 1974 organizzò a Piombino il primo di una lunga serie di convegni (Il sindacalismo rivoluzionario in Italia nel periodo della Seconda Internazionale), molti dei quali volle organizzare nella città che rappresentava il centro di ispirazione del suo sentire etico e culturale. Nel suo sconfinato curriculum scientifico e accademico figurano centinaia di conferenze, incarichi prestigiosi e pubblicazioni con le più importanti case editrici italiane, molte delle quali dedicate alla storia piombinese, come il fondamentale saggio Là dove impera il ribellismo, del 1988. Dal 1976 si era dedicato all’insegnamento ed è stato uno dei più apprezzati docenti di Storia Moderna dell’Università di Siena.

Membro della Deputazione Toscana di Storia Patria di Firenze, era stato nominato Direttore e dal 2000 Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana. Fin dalla sua fondazione, nel 1973, aveva diretto la rivista Ricerche Storiche, centro di promozione per iniziative di studio sui grandi temi della storia economica, sociale e culturale italiana ed europea, dal Medioevo all’Età contemporanea, ma anche per il lavoro di molti giovani ricercatori.

Ivano credeva fortemente nell’immortalità degli ideali, nel valore dei ragazzi e nel dovere della memoria: nel 1999, con l’Amministrazione Comunale, firmò l’ormai celebre fumetto su La Battaglia di Piombino (ESI, testi di Tognarini, disegni di Massimo Panicucci), che volle presentare personalmente agli studenti in una serie di incontri nelle scuole della città. Gli piaceva avere un contatto diretto con la gente: aveva raccolto personalmente decine e decine di testimonianze, conservate all’archivio storico, e collaborava da anni con la rivista Piombino Oggi, dove aveva una pagina a disposizione che utilizzava oculatamente, scegliendo volta per volta argomenti, approfondimenti e notizie da comunicare ai suoi lettori. Perché Ivano era un uomo generoso, come solo i grandi sanno essere: sapeva dare spazio agli altri, ne riconosceva il merito e ne apprezzava
sinceramente il successo; traeva la sua forza da salde radici e dal calore della famiglia che lo ha sempre sostenuto, l’adorata moglie Gabriella e il figlio Niccolò, che ne segue le orme di storico.

Con lo stesso entusiasmo e instancabile impegno lavorava per progetti di rilievo internazionale come per piccole iniziative locali, a fianco delle massime istituzioni come delle amministrazioni locali e delle associazioni. Molti paesi toscani, che hanno avuto un ruolo “minore” nella Resistenza italiana, hanno potuto avere un riconoscimento ufficiale proprio grazie ai suoi studi e ricerche.
Piombino ha ricambiato questo affetto, offrendogli la cittadinanza onoraria, segno di un legame condiviso fatto di impegno e integrità, passione e coraggio. Le stesse doti che lo hanno spinto a lottare contro la malattia fino all’ultimo. La sua ultima fatica, ancora una volta, è stata per la sua amata città: a gennaio ha pubblicato con il Comune il volume dedicato al letterato piombinese Licurgo Cappelletti.

E’ stato per le istituzioni un prezioso alleato sul terreno del lavoro culturale, per i cittadini un punto di riferimento, per me un maestro, un amico, un compagno. Voglio salutarlo con le parole di Arrigo Boldrini:
“Noi abbiamo combattuto per quelli che c’erano, per quelli che non c’erano e anche per chi era contro.” Così ha fatto anche lui, facendo della propria vita un esempio. Grazie Ivano, per tutto.

Gianni Anselmi
Sindaco di Piombino

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Scritto da il 19.3.2014. Registrato sotto cultura, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

2 Commenti per “PANERINI: «UN RICORDO PER IVAN TOGNARINI»”

  1. LORIANA BINI

    RESTERA’ NEL CUORE UN GRANDE RICORDO DI CIO’ CHE PER PIOMBINO HAI FATTO…..CIAO IVAN

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    38 mesi, 19 giorni, 20 ore, 50 minute fa

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