VENTURINA: PREOCCUPAZIONE PER L’ITALIAN FOOD

italian-foodAGGIORNAMENTO: Riportiamo l’intervento dell’assessore Pedroni di Campiglia che ha partecipato il 29 aprile aun incontro sulla Italian Food con le lavoratrici e i lavoratori dell’Italian Food e i sindacati.

Riportiamo quattro  comunicati, della UILA Uil, del PSI, della lista civica “Comune dei Cittadini e dell’UDC, che, da vari punti di vista, mostrano grande preoccupazione per il destino del pomorificio “Italia Food” che è in difficoltà per la produzione a Venturina e che ha anche pensato, per bocca del suo proprietario, di valutare la chiusura dell’impianto di Venturina.

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 Intervento sull’assemblea Italian Food del 29.04.2013 dell’assessore Paolo Pedroni

«L’assemblea di ieri pomeriggio – inizia Pedroni – con le lavoratrici e i lavoratori dell’Italian Food e i sindacati, mi induce a fare alcune considerazioni che ritengo importanti per fare chiarezza su un problema dirompente quale la dichiarazione dell’eventuale chiusura da parte di Pasquale Petti resa a mezzo stampa. Premetto che condivido tutto quanto espresso dal sindaco che sicuramente ha dato molte risposte pertinenti e serie ai quesiti posti dalle maestranze dell’azienda senza peraltro utilizzare nulla a fini meramente elettorali, come qualcuno invece ha fatto. Sono convinto però che le parole alcune volte vengano, anche inconsapevolmente, travisate o male interpretate, mentre, come affermavano i latini, lo scritto resta.

Al primo punto di riflessione metterei il “Protocollo d’intesa per la lavorazione del pomodoro da industria” sul quale l’Amministrazione comunale ha svolto un fortissimo lavoro di regia e di coinvolgimento di tutti i firmatari: regione Toscana, Provincia Ato 5, Asa Spa, Italian Food e Associazioni di produttori e trasportatori. Questo protocollo impegna tutte le parti firmatarie a svolgere il proprio ruolo con l’obiettivo comune di assicurare un futuro ed un possibile sviluppo, nonché una permeanza nel territorio del comune di Campiglia alla società Italian Food. Tutti pienamente convinti che lo stabilimento è strategico ed è una risorsa, oltre che locale, anche regionale.

Gli impegni che i firmatari si sono assunti, confermano la volontà di garantire e tutelare la lavorazione del pomodoro a Venturina come parte integrante di una filiera che parte dal produttore e arriva al consumatore. La delocalizzazione a Campo alla Croce sta dentro al protocollo, come impegno aziendale, ed è inteso come opportunità per aumentare la produzione e l’occupazione. Deve essere chiaro a tutti che non è un’imposizione dell’Amministrazione comunale, ma una possibilità resa necessaria dall’aumento degli spazi richiesti, e a tal fine sono state riservate alcune aree produttive a Campo alla Croce. Nessuno ha mai pensato di dare lo sfratto all’azienda. Aver appreso dalla stampa la volontà aziendale di un’eventuale chiusura ci ha sorpreso e sconcertato sia per il contenuto, sia per il metodo usato.

L’Amministrazione comunale intende difendere ogni posto di lavoro ed è sempre al fianco dei lavoratori, l’economia del territorio si difende e si incrementa creando un giusto equilibrio fra agricoltura, industria e turismo, questo per noi è un obiettivo primario. L’assemblea di ieri credo che abbia dato un buon contributo, caso mai ci fosse stato bisogno, a far capire a tutti che siamo schierati, come sempre, per la difesa dei lavoratori e che c’è bisogno di momenti di confronto, magari in situazioni meno drammatiche, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, ma tutti con un obiettivo comune».

Paolo Pedroni

Assessore attività produttive

Comune di Campiglia M.ma

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Uila: No alla chiusura dell’Italian Food

La Uila Uil di Livorno (Unione Italiana dei Lavoratori Agroalimentari) ha deciso, attraverso il proprio responsabile provinciale Mambrini Federico, di scrivere ai media in quanto siamo estremamente preoccupati del clima di reciproca incomprensione che si sta consumando tra la Italian Food Spa e l’amministrazione comunale di Campiglia Marittima.

In questi giorni si è svolta l’assemblea sindacale tra la scrivente organizzazione sindacale , insieme ai colleghi della flai-cgil, e i  lavoratori del pomodorificio di Venturina dove al termine della quale si è sentita l’esigenza di richiedere un incontro urgente tra lavoratori, organizzazioni sindacali e amministrazione comunale.

La nostra organizzazione sindacale da sempre ritiene e si è fondata sul concetto che il lavoro sia alla base della nostra repubblica ma anche che chi fa impresa debba rispettare le regole e condanniamo quindi, laddove ci siano, eventuali abusi.

La Uila Uil di Livorno, in questo braccio di ferro tra amministrazione comunale ed impresa, non può che stare  con il soggetto debole che altro non sono che i lavoratori.

Siamo certi di una cosa, vista la nostra esperienza in materia, e la vogliamo ricordare alle istituzioni locali:

una azienda che dichiara di perdere negli ultimi due bilanci oltre un milione di euro, che dichiara di avere ancora in giacenza presso i propri magazzini non solo la produzione dell’anno passato, ma anche una parte di quella di due anni fa, che dichiara che In Toscana rispetto agli stabilimenti che ha in Campania ed in Puglia spende circa un 20% in più rispetto al fatturato per i costi fissi di produzione non può che essere una azienda, che piuttosto che guardare ad un investimento per spostare ed ingrandire lo stabilimento di Venturina, è una azienda che può, suo malgrado, fare serie considerazioni di chiusura.

Ricordiamo inoltre che a causa della stagionalità del prodotto i lavoratori che potrebbero essere coperti da ammortizzatori sociali sono una percentuale molto bassa rispetto agli occupati reali.

Sul nostro territorio, la Val di Cornia, flagellata come non mai per la carenza di lavoro, la UIla di Livorno ritiene impensabile la chiusura di uno stabilimento aperto da circa 70 anni e che occupa un centinaio di dipendenti durante l’anno, ulteriori 150 stagionali nel periodo estivo, senza considerare l’indotto che una attività tale genera.

Siamo inoltre certi che le istituzioni comunali, provinciali e regionali, da sempre attente al lavoro e all’occupazione, anche in questa occasione riusciranno insieme alle organizzazioni sindacali ed all’azienda a trovare un punto di convergenza per tutelare cittadini, lavoratori e territorio.

Mambrini Federico

Segreteria Prov.le UILA Livorno

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PSI: La crisi dell’Italian Food non ricada sui lavoratori

In questi giorni il tema più scottante a livello comunale è sicuramente quello legato alla crisi dell’Italian Food. Il PSI di Campiglia si associa alle preoccupazioni e alle soluzioni esposte dal sindacalista UIL Federico Mambrini apparse sulla stampa e, così come accadde per la CST-NET, starà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dell’azienda.

Questa pone sul tavolo delle questioni molto serie. I finanziamenti bloccati al Ministero sono certamente un grosso ostacolo a cui nessuno, al momento, può rimediare.

Il continuo battibecco con le istituzioni non è salutare per nessuno, soprattutto per coloro che vi lavorano e, tanto meno, per l’ agricoltura della zona e per l’indotto legato alla fabbrica.

A nostro parere, per tranquillizzare tutti, sarebbe opportuno che l’azienda cessasse di minacciare la chiusura, soprattutto in vista del Primo Maggio, festa del lavoro e dei lavoratori, già così tempestato dal continuo aumento della disoccupazione nazionale ed anche locale.

Chiediamo che tutte le forze politiche e le istituzioni ai vari livelli, si impegnino per mettere l’azienda in condizione di poter svolgere il proprio lavoro con le minori problematiche possibili nel pieno rispetto della legalità.

“Secondo noi – commentano Luca Baragatti, della segreteria regionale del PSI, e Giampaolo Barabaschi, segretario locale PSI e consigliere comunale – è opportuno utilizzare buon senso da entrambe le parti in quanto, speculare su questa condizione di grave disagio, diverrebbe pericoloso solo per i lavoratori.

Il nostro territorio non si può permettere altri disoccupati e altre ferite proprio come successe per la CST-NET”.

PSI Campiglia – Venturina

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Sull’Italian Food si faccia quello che è stato scritto

L’agricoltura della Val di Cornia e della Toscana ha bisogno di uno stabilimento per la trasformazione dei pomodori. Questa funzione è stata assolta fino ad oggi dallo stabilimento Italian Food di Venturina che è cresciuto per quantità di produzione e spazi occupati in un contesto urbano che non consente più ulteriori espansioni.

Da qui l’obiettivo, condiviso dalla stessa azienda, di lavorare per il trasferimento dello stabilimento nella zona industriale di Campo alla Croce, dove esistono spazi e attrezzature logistiche adeguate per il suo sviluppo. Nel  2011 è stato sottoscritto un protocollo che prevedeva, tra l’altro, la richiesta di contributi al Ministero dello Sviluppo Economico i cui esiti dovevano essere noti alla fine del 2012. A  marzo del 2013 abbiamo chiesto notizie al Sindaco  il quale ci ha risposto che la richiesta è  “sospesa”. Ci siamo chiesti quali fossero state le iniziative intraprese..

Non sembra che sia stato fatto molto, mentre sembrano riemergere atteggiamenti  che fino ad oggi hanno impedito lo sviluppo razionale dello stabilimento.

L’Italian Food non sembra lamentarsi troppo per la sospensione dei  finanziamenti. Denuncia, invece, la crisi del mercato e il mancato sviluppo della filiera corta per responsabilità della grande distribuzione locale,  minaccia al 99% la chiusura dello stabilimento e nello stesso tempo chiede al Comune nuove attrezzature e nuovi spazi in via Sardegna per “accrescere la produzione”. Denuncia problemi per l’approvvigionamento idrico e per lo smaltimento delle acque che sembravano affrontati nel protocollo sottoscritto nel 2011.

Il Sindaco si dichiara sorpreso delle minacce dell’azienda e sul mancato finanziamento afferma che “senza un governo la Regione può fare ben poco”. Un po’ poco, visto che il governo dimissionario ha stanziato risorse per la reindustrializzazione della Val di Cornia, senza prendere neppure in esame che l’industria agro-alimentare fa parte del pacchetto di riconversione economica di questi territori e della Toscana.

Ci preoccupano due cose: l’atteggiamento ricattatorio dell’azienda e la debolezza della nostra amministrazione.  Atteggiamenti che vanno superati con il rilancio degli impegni assunti perché il nuovo stabilimento Italian Food rappresenta una delle poche concrete opportunità per lo sviluppo di questi territori. Non c’è tempo da perdere.

Comune dei Cittadini

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UDC: un appello al buon senso per l’Italian Food

Dopo le note vicende delle ditte di pulizie e di ristoro del comparto siderurgico, è a rischio un nuovo duro colpo all’occupazione femminile del nostro territorio con la ventilata chiusura dell’azienda del settore agroalimentare Italian Food di Venturina.

Non entriamo nel merito delle polemiche fra l’amministrazione di Campiglia e la proprietà, certamente vi sono vecchie questioni da risolvere, però,  prima di permettere che un’attività produttiva piccola o grande che sia chiuda i battenti è dovere da parte di chi governa fare il possibile per trovare un soluzione.

Abbiamo la netta impressione che vi siano dietro problematiche che complicano tutta la vicenda e che forse non sono così chiare come sembrerebbe, perciò auspichiamo che vi sia perlomeno il tentativo di superare le difficoltà e prendere atto che in un momento di crisi come quello attuale non vi possono essere alibi che giustifichino scelte avventate e definitive.

Un appello al buon senso a tutte le componenti, civiche, politiche ed aziendali affinchè da un confronto serio e responsabile emerga un percorso sostenibile.

E’ fondamentale l’esigenza di non far perdere ulteriori posti di lavoro al femminile alla Val di Cornia, che purtroppo non potranno per lo stato attuale dell’economia più essere rimpiazzati.

Quindi a  fronte dell’impossibilità di mettere a disposizione risorse pubbliche e private per spostare lo stabilimento dall’area urbana e risolvere quelle questioni che probabilmente sono all’origine di tutta la vicenda, in attesa di tempi migliori si provi a trovare gli strumenti adeguati per garantire la continuità produttiva.

Luigi Coppola

 

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Scritto da il 29.4.2013. Registrato sotto Economia, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    38 mesi, 25 giorni, 13 ore, 55 minute fa

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