«RICETTE CORSARE», PER NON NAUFRAGARE IN CUCINA – 59

Cinquantanovesimo appuntamento con la rubrica di cucina del Corriere degli Etruschi «Ricette Corsare» curata con passione dal nostro esperto Emilio Guardavilla. La rubrica presenta ogni settimana alcuni aneddoti tratti dalla vita dell’autore e un menù completo tutto da gustare.

RICETTE CORSARE


Rubrica di intuizioni culinarie e percorsi introspettivi per non naufragare in cucina. A cura di Emilio Guardavilla.

Sarebbe il caso che ognuno di noi, prima o dopo il raggiungimento di una celebrata maturità, si confrontasse con il poemetto scritto a  più riprese da Samuel Taylor Coleridge “La ballata del vecchio marinaio”. L’opera fu pubblicata per la prima volta nel 1798 nell’introduzione delle Lyrical Ballads che l’autore scrisse a quattro mani con quel genio letterario che fu William Wordsworth e che da allora ha il suo capitolo riservato nelle antologie poetiche di tutto il mondo civilizzato. Una ballata che oltre ad aver fatto scorrere fiumi di inchiostro dalla critica di sempre ha fatto riflettere tutte le generazioni di naviganti, credenti e non, che hanno avuto il piacere di leggerla.


233) Tartine Coleridge

Categoria: antipasto

Ingredienti: salmone – yogurt greco – peperoncino verde – pane integrale – limone – cetrioli sottaceto.

Preparazione: metti da parte ogni tua remora e metti a marinare il salmone spezzettato in frigo con succo di limone, sale e pepe. Una mezz’ora può bastare. Nel frattempo trita i cetrioli e i peperoncini ed incorporali allo yogurt. Quando è il caso disponi il salmone scolato sulle fettine di pane ed irrora con la salsina di cui sopra. Una spalmatina di yogurt anche sul pane stesso non guasterebbe.

Punto esclamativo: quel q.b. di aglio nella salsina di yogurt.

Valore aggiunto: “Alla fine un Albatro passò per aria, e venne a | noi traverso la nebbia. Come se fosse stato | un’anima cristiana, lo salutammo nel nome di Dio.”

Un viaggio lungo e tormentato da Dio e dagli uomini è quello che il vecchio marinaio si trova a relazionare ad un ascoltatore sempre più attento e stregato dalla narrazione degli eventi drammatici e meravigliosi allo stesso tempo. Il viaggio fisico e metafisico riportato fa navigare la sua fantasia fino ad esserne completamente assorbito ed immedesimato nei vari personaggi che compongono la ciurma della nave fantastica. Dall’Equatore all’Antartide fino a raggiungere la Gran Bretagna attraverso ghiacciai terrificanti, tempeste immani, al cospetto di mostri marini e impietose calme piatte, l’ospite nuziale, l’interlocutore appunto, si isola dal contesto reale in cui trova e rivive il viaggio in tutti i suoi aspetti più sconvolgenti.


234) Risotto Wordsworth

Categoria: primo piatto

Ingredienti: filetti di sogliola – caviale –vino bianco – panna – limone.

Preparazione: cuoci i filetti in soffritto arricchito di succo di limone e sfuma di vino bianco. Togli il pesce dal sugo e conserva il sughetto ottenuto. A questo aggiungerai la panna aggiustata di sale e pepe e lascerai cuocere fino a che sarà denso a sufficienza. Cuoci il riso come hai imparata molte primavere fa e condiscilo con olio. Adagia i filetti sulla pirofila e copri con la salsa in cui avrai già mescolato il caviale. Lascia indorare in forno e servi.

Punto esclamativo: condisci le sogliole anche con qualche fogliolina di alloro.

Valore aggiunto: «Che Dio ti salvi, o Marinaro, dal demonio che | ti tormenta! — Perché mi guardi così, Che | cos’hai?» — «Con la mia balestra, io ammazzai l’Albatro»!”

L’uccisione del albatro da parte del Vecchio Marinaio è la causa scatenante di sciagure di entità biblica che perseguiteranno la nave fino al suo destino finale. Seppur banale come pretesto, è comunque un atto deplorevole nel suo significato simbolico. Ed è proprio in questa ottica che viene costruito il percorso di espiazione che coinvolgerà la nave ed il suo equipaggio per tutta l’opera; penoso ed inesorabile, crudele ed ossessivo, concepito ad hoc per far scontare una colpa solo apparentemente di poco spessore morale. Una logica retributiva o punitiva elaborata con l’intento di educare, edificare e formare le debolezze dell’uomo in generale, del navigante in particolare. Il livello di lettura metafisica aiuta ad interpretare una parabola di tal genere.


235) Spada alla Wedding Guest

Categoria: secondo piatto

Ingredienti: pesce spada affettato – pomodori – pecorino piccante grattugiato – capperi – limone – pancarré.

Preparazione: cospargi una teglia bellina unta del pancarré sbriciolato. Nella stessa sistemaci le trance di spada salato e pepato in modo adeguato. Bagna con abbondante succo di limone e, dopo aver coperto con un foglio di alluminio, inforna per quindici minuti ad una temperatura decente. Sforna momentaneamente per aggiungere altro pancarré misto a pecorino grattugiato e procedi per altri dieci minuti. Prima di servire guarnisci con pomodoro a pezzi e capperi.

Punto esclamativo: il pancarré deve essere raffermo e privo di croste.

Valore aggiunto: “Il ghiaccio era qui, il ghiaccio era là, il ghiaccio | era tutto all’intorno: scricchiolava e muggiva, | ruggiva ed urlava. come i rumori che si odono | in una sincope.”

Anche il lettore moderno, forse con maggiore cognizione di causa, non può non scovare tra le righe del poemetto la lezione morale impartita o il monito educativo che il buon Coleridge ha voluto mettere tra le righe di “The Rime of the Ancient Mariner” qualche secolo fa. Poco importa se o si legge da una prospettiva religiosa o meno. Il male fatto gratuitamente si paga e per di più a caro prezzo. In buona sostanza il messaggio sta in poco spazio ed è alla portata di tutti anche se estendibile ad una morale più ampiamente condivisa. Le creature del mare sono degne del rispetto dell’uomo. Di qualsiasi uomo. Chissà se la sacralità del gabbiano per il navigante anche dei nostri giorni  non derivi dalla stessa idea dell’albatro? In ogni caso costituisce una lettura da prendere in considerazione.


236) Budino Life in Death

Categoria: dessert

Ingredienti: mele –limone –zucchero –zucchero di canna – burro.

Preparazione: mescola la farina con il burro e lo zucchero. Mentre il composto si gode il meritato riposo affetta le mele e disponile sul fondo di un recipiente da forno con i bordi piuttosto alti. Ora cospargi di zucchero, scorza di limone grattugiata, il composto già elaborato e lo zucchero di canna. Inforna a 200° per tre quarti d’ora, il tempo strettamente indispensabile affinché si formi una crosta divinamente dorata.

Punto esclamativo: servire rigorosamente appena sfornato.

Valore aggiunto: “Oh, il sonno! esso è una cosa soave, amata da | un polo all’altro. Sia lodata la Vergine Maria! | Essa dal cielo mi mandò il dolce sonno che | penetrò nella mia anima.”


Dai retta, ché io ai fornelli gli do del “tu”.

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Emilio Guardavilla risiede e vive a Piombino insieme ad altre
trentaquattromila persone circa.
Come tutti gli altri ci lavora e ci coltiva le proprie inclinazioni, nel suo
caso la lettura e la cucina.
E come gli altri respira quell’aria di mare che ha la stessa valenza chimica
per l’organismo dell’ossigeno o dell’azoto. Sognatore instancabile,
concepisce costantemente progetti di ogni genere a breve, media e lunga
scadenza senza abbandonarne neanche uno.

http://www.emilioguardavilla.it

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Scritto da il 30.7.2010. Registrato sotto cucina, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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