«RICETTE CORSARE», PER NON NAUFRAGARE IN CUCINA – 19

Diciannovesimo appuntamento con la rubrica di cucina del Corriere degli Etruschi «Ricette Corsare» curata con passione dal nostro esperto Emilio Guardavilla. La rubrica presenta ogni settimana alcuni aneddoti tratti dalla vita dell’autore e un menù completo tutto da gustare.

 

RICETTE CORSARE


Rubrica di intuizioni culinarie e percorsi introspettivi per non naufragare in cucina.

A cura di Emilio Guardavilla.

Nell’ambito delle scommesse sportive una vittoria esterna, di qualsiasi disciplina si tratti, viene quotata con numeri importanti. Anche giocando e indovinando un pareggio fuori casa si può contare su un compenso più che dignitoso. Generalmente, a parte rari casi, pochi spiccioli si vincono azzeccando l’1, la vittoria della squadra ospitante. Così come nello sport, sempre parlando generalmente, anche in cucina la prestazione migliore è pronosticabile tra le mura amiche; da una prova casalinga, inevitabilmente, ci si aspetta sempre qualcosa di più. Anche se meno stimolante dal punto di vista professionale, una vittoria in casa, nella cucina di casa propria per meglio dire, può considerarsi un risultato scontato e, in quanto tale, pagato meno; in denaro però. E pensandoci bene non potrebbe essere altrimenti. Giocando in casa, oltre che a godere incondizionatamente dei favori del pubblico, si conoscono bene le condizioni del terreno di gioco, le prestazioni dell’utensileria di base, le rese degli eventuali supporti elettrici o meccanici, elettronici ove presenti. Nell’ambiente amico ci si muove con disinvoltura, automaticamente, con quella naturalezza che solo l’esperienza scafata nel corso del tempo ci può dare. Una relazione di ordine simbiotico ci lega a quel particolare ambiente dove tutto ormai sembra essere a portata di mano ed anche se non lo è lo diventa automaticamente grazie a gesti istintivi ed immediati, passi consueti ed imponderati. Ad occhi chiusi si trova la padella, il mestolo o il pelapatate. Le spezie sono dove devono essere, i condimenti riconoscibili e raggiungibili come da display sempre più consolidato, la chincaglieria è al suo posto di sempre, in attesa spasmodica ma imperturbabile, come quella della più fedele delle compagne.

 


73) Polipetti La Rosaleda

Categoria: antipasto.

Ingredienti: polpetti – finocchi – arancia.

Preparazione: per questo antipasto con i contro-attributi, data la sua semplicità estrema, occorre preparare un approccio estetico dall’esegesi trasversale. Non si può quindi prescindere da una julienne con la j maiuscola. Si inizia con il finocchio per poi proseguire con le bucce d’arancia, da sottoporre esclusivamente ad una leggera grattugiata. Dopo di ciò si uniscono gli spicchi di arancia adeguatamente ripuliti e i polpetti lessati e puliti con tutto la deferenza possibile. Condisci con il succo delle stesse arance di cui copra, olio, sale e pepe .

Punto esclamativo: a chi toglie la pellicina ai polpetti, peste lo colga.

Valore aggiunto: “Febbre a novanta” – Nick Hornby (titolo originale “Fever pitch”).

 

In trasferta, caro mio, è un’altra storia. Il tifo è quello di uno sparuto gruppo di fedelissimi, lontani e circoscritti. I vessilli sono appena visibili ed i cori di incitamento si perdono in un impianto ostico e sconosciuto. Si cucina in un ambiente in cui ci si sente fuor d’acqua e ci si muove a tastoni anche per le prassi più elementari. I fuochi rispondono a fatica. Il pentolame, anonimo e insensibile ci degna del suo minimo indispensabile. La struttura, nella sua totalità, ci tratta da perfetti estranei. Già un pareggio, in queste condizioni, sarebbe oro colato. E poi il sale non sala come dovrebbe salare, il pepe come dovrebbe pepare. Quel coltello che sembrava tanto adatto all’occasione si rivela di gran lunga inferiore alle aspettative. Tutto quello che serve, o che dovrebbe servire, è a portata solo di Gps, in posti insoliti e inaspettati. Degli ingredienti si lamentano consistenze diverse, qualità dubbie e quantità smisurate, troppe o troppo poche, sicuramente fuori luogo. “Bello il mio mestolino!” è un esclamazione che non esce dalla bocca di nessuno solo per una questione di buona educazione. Solo il tirar fuori così un soffritto degno di questo nome sembra un’impresa a dir poco improba. Sembra addirittura che l’acqua bolla in un’altra maniera. Di primo acchito quindi, si presenta tutta una serie di circostanze difficilmente gestibili soprattutto a livello emotivo oltre che pragmatico, le prime come dirette conseguenze delle altre. E’ veramente salato, lo pane altrui.


74) Tagliolini St. James Park

Categoria: primo piatto.

Ingredienti: Tagliolini – ricci – olio d’oliva.

Preparazione:  procedimento minimale per risultato ottimale. Salta i tagliolini e aggiungi le uova di riccio subito dopo. Completa la cottura di entrambi e cospargi con qualche fogliolina di prezzemolo. Sfido chiunque a dimostrare che questo non è un piatto che potevamo elaborare anche in terza media.

Punto esclamativo: aggiungi olio di semi di mais a quello di oliva in fase di soffritto.

Valore aggiunto: “Una vita da mediano” – Ligabue.

 

Guardiamoci in faccia, bisogna correre ai ripari, e anche in fretta prima di compromettere irreversibilmente un risultato positivo. La situazione non è poi così drammatica come potrebbe apparire. Servono solo qualche cambio azzeccato magari a centrocampo, un’iniezione di fiducia e lo consapevolezza che nessuno ha mai perso prima di giocare. Quel coltello che non taglia come vogliamo noi taglia comunque; se interpellato con le dovute maniere il suo dovere lo fa sicuramente, e forse anche bene. Il sale, da che mondo è mondo, sala; è cloruro di sodio a casa nostra e anche al Polo Nord. Ma anche all’Equatore o a Cape Horn e quindi, ragionevolmente, andrà bene anche per le nostre bisogne fuori dalle mura amiche. Ed infine, visto che l’acqua prima o poi bolle,  e se poi i gradi non sono proprio quei cento che ci aspettiamo non gliene frega niente a nessuno, è giunto proprio il momento di scuotersi e lasciare quella faccia da pesce fuor d’acqua ad altre occasioni. Meglio rimboccarsi le maniche intorno a questi fornelli mai visti e conosciuti con piglio non dico aggressivo ma almeno maschio quanto basta. Se approcciato a mestiere anche un campo ostico può dare delle vere soddisfazioni.

 


75) Gattuccio
Volksparkstadion.

Categoria: secondo piatto

Ingredienti: gattuccio – cipolla – pomodori – limone – prezzemolo – olio d’oliva.

Preparazione:  affetta cipolla e pomodori e falli andare per trenata minuti in padella, abbondantemente oleata. Condisci con l’olio e allinea il tutto con sale e pepe. Aggiungi ora le trance di gattuccio e le sottili fettine di limone che hai preparato antecedentemente. Altra mezzora a padella coperta. Tieni a portata di mano un pentolino di acqua bollente. ¿Quién sabe?

Punto esclamativo: spellare personalmente il gattuccio.

Valore aggiunto: Collezione Calciatori panini 1973-1983, album completati ovviamente.

 

In breve quindi, occorre prendere più confidenza possibile con il terreno di gioco, un sopralluogo preliminare sarebbe l’ideale, e renderlo a nostra immagine e somiglianza. Una volta ristabilite le giuste distanze con l’ambiente che circonda basta porsi con la mentalità giusta, quella da cittadino del mondo, quella deterministica del “o bere o affogare”. Il resto viene da sé. Se vogliamo, infatti, le differenze che si riscontrano in ambienti forestieri sono tutte sfumature che in buona sostanza non possono inficiare un processo dinamico e variegato come la preparazione di un piatto, anche il più elaborato. Si cominciano a trovare gli strumenti, le apparecchiature iniziano ad obbedire ai nostri input, gli spazi si razionalizzano e i tempi si omologano a quelli a cui siamo abituati. In altre parole lo spazio intorno ai fornelli va dominato e addomesticato quanto prima; con tutto il rispetto che la nostra etica ci impone, conosciuto ed assoggettato ai nostri voleri. Sic et simpliciter. Queste sono le premesse per un risultato positivo in trasferta. L’evolversi porta ad una vittoria tanto meritata quanto inaspettata; perché anche quando i fornelli non sono i nostri non è difficile dargli del “tu”.


76) Banana River Plate

Categoria: dessert

Ingredienti: banane – gelato alla crema e al cioccolato – panna spray.

Preparazione:  ogni porzione prevede: banana tagliata longitudinalmente, pallina di gelato alla crema, pallina di gelato al cioccolato. Guarnisci con ciuffetti di panna a piacimento. Boia déh.

Punto esclamativo: la ciliegina, c’è bisogno di dirlo?

Valore aggiunto: “Luci a San Siro” – Roberto Vecchioni.

 


Dai retta, ché io ai fornelli gli do del “tu”.

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Emilio Guardavilla risiede e vive a Piombino insieme ad altre
trentaquattromila persone circa.
Come tutti gli altri ci lavora e ci coltiva le proprie inclinazioni, nel suo
caso la lettura e la cucina.
E come gli altri respira quell’aria di mare che ha la stessa valenza chimica
per l’organismo dell’ossigeno o dell’azoto. Sognatore instancabile,
concepisce costantemente progetti di ogni genere a breve, media e lunga
scadenza senza abbandonarne neanche uno.

http://www.emilioguardavilla.it

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Scritto da il 9.10.2009. Registrato sotto cucina, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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