UN GRANDE BATTIATO IN CONCERTO A CECINA

Nella splendida cornice di Villa Guerrazzi presso La Cinquantina (Cecina mare), Giovedì 09 Luglio Franco Battiato ha dato il via alla settima edizione di Summerbeat, manifestazione che coniuga musica jazz e rock progressive.

Una giusta causa ad ispirare l’interprete catanese: i ricavati del concerto saranno interamente devoluti all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (PI). Lo scorso 26 Dicembre la sala di meditazione dell’Istituto, uno tra i più importanti centri di Buddismo tibetano in Occidente, è interamente bruciata a causa di un incendio. L’impegno preso da Franco Battiato e dagli sponsor della serata è stato quello di aiutare i monaci a ricostruire ciò che è stato distrutto e realizzare un nuovo tempio più grande e in stile tibetano, contribuendo così a preservare la cultura tradizionale tibetana perseguitata da oltre cinquanta anni dalla Cina.

Ad esibirsi su un essenziale ma interessante palcoscenico, composto solamente da cinque pannelli in carta che mutavano colore insieme alle luci e al mood delle canzoni, i fidati musicisti e collaboratori di Battiato: Carlo Guaitoli al pianoforte, Angelo Privitera alle tastiere e alla programmazione e il giovane e virtuoso Davide Ferrario alle chitarre e alla voce, coadiuvati dal Nuovo Quartetto Italiano composto da due violini (Alessandro Simoncini, Luigi Mazza), viola (Demetrio Comuzzi) e violoncello (Luca Simoncini).
Ad aprire l’evento alcuni monaci tibetani dell’Istituto che hanno spiegato nel dettaglio come è avvenuto l’incontro tra loro e l’interprete, che si è dimostrato da subito disposto ad aiutarli. A seguire una breve spiegazione della raccolta fondi e i vari ringraziamenti agli sponsor e al Comune di Cecina.

Il concerto di Villa Guerrazzi ha rivelato due anime: da un lato fa parte del tour di promozione dell’ultimo album Fleurs 2, una raccolta di cover di brani celebri che va a chiudere la trilogia musicale romantica iniziata nel 1999, la cui tematica dominante è la separazione, la solitudine, l’abbandono, la scomparsa di un caro, la nostalgia o la fine di una relazione amorosa e non solo; dall’altro, in onore della causa benefica tibetana, mostra la costante ricerca di spiritualità di Franco Battiato che, negli ultimi anni, si è concentrata con maggiore evidenza sulla filosofia e meditazione orientale.

La scelta dei brani, infatti, inglobava vari periodi della creatività dell’artista: cover toccanti come “La canzone dei vecchi amanti” di Jaques Brel o “E più ti amo” di Alain Barrière tradotta in Italia da Gino Paoli, insieme a brani che suggeriscono il silenzio, la riflessione, il vivere in modo più lento e naturale, la meditazione, il guardare dentro se stessi e non fuori per riflettere sulla vita, le relazioni, i sogni e le prospettive future.

Legati a tematiche ancora attuali brani come “Un’altra vita” e “Povera patria”, che suggeriscono una necessità di svolta e cambiamento contro la frenesia, il caos della vita quotidiana e contro la prepotenza e tracotanza di chi è al potere. Infine pezzi entrati a pieno diritto nella storia della musica, non solo italiana: basti citare “Prospettiva Nevskji”, “Cuccurucucu”, “Voglio vederti danzare”, “I treni di Tozeur”, “La stagione dell’amore”, “La Cura”, “E ti vengo a cercare”.

Poter partecipare ad un concerto di Battiato è sempre un evento emozionante.
L’artista catanese, da molti definito un genio della musica italiana, riesce sempre a creare come un vuoto intorno a sé e nel breve spazio temporale dell’esibizione tutta l’attenzione non può non essere rivolta verso il palcoscenico. Palpabile come i fan presenti pendessero dalle sue labbra, ogni sua parola presa come insegnamento di vita e spunto di riflessione. La sua voce, calda e vellutata, tocca le corde più intime dell’ascoltatore coinvolgendolo e trasportandolo in un “altrove”. Nelle sue note si sente la Sicilia, si sente il passato, si sente il caldo delle spiagge assolate e una dolce nostalgia. Più di una volta durante il concerto ho avuto la sensazione di muovermi, di ballare, di partecipare ad una gioia collettiva nonostante fossi seduta su una sedia. Sul finire gli spettatori, che non sono più riusciti a contenere l’empatia che si era creata fra loro e il cantante, hanno abbandonato le loro posizioni forzatamente immobili e si sono riversati sotto al palco in un fluire di piacere e riconoscenza.

Margherita Dinolfo

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Scritto da il 23.7.2009. Registrato sotto cultura. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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