VAL DI CORNIA: PIANO STRUTTURALE SOLO PER POCHI?

Legambiente Val di Cornia e Legambiente Toscana chiedono un percorso partecipato nelle scelte del nuovo Piano strutturale della Val di Cornia, discussione che fino ad oggi si è fermata – secondo l’associazione ambientalista – solamente nelle stanze di pochi.

“Il piano strutturale della Val di Cornia intende raccogliere questa sfida impegnativa: quella di una programmazione territoriale che ponga al centro lo sviluppo sostenibile, con l’individuazione dell’insieme dei limiti e dei vincoli che devono presiedere all’evoluzione economica, senza che da ciò scaturisca una pura e semplice conservazione degli assetti”.
Questo sta scritto nel documento di avvio del procedimento del piano strutturale; ma è veramente così? La Direttiva 2001/42/CE, introduce la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) come strumento chiave, che permetterà di verificare se piani e programmi vanno nella direzione corretta della sostenibilità ambientale. Cioè, la VAS consentirà di comprimere la tendenza a sfruttare le risorse ambientali al di sopra della loro capacità di rigenerazione, promuoverà il principio del risparmio (energetico, idrico, di suolo e di materia) e indurrà politiche di riduzione dell’inquinamento.

Prevede inoltre, in fase di elaborazione di un piano o programma, e prima della adozione, che si debba realizzare una Valutazione Ambientale e che si rediga un Rapporto Ambientale. Sulla proposta di piano o programma e sul Rapporto Ambientale dovranno essere consultate le Autorità con specifiche competenze ambientali (Agenzie Regionali di Protezione dell’Ambiente e/o i settori della Regione con competenze in materia ambientale, l’ASL, gli Enti gestori dei Parchi, organizzazioni ambientaliste (Legambiente, WWF), sindacati, ordini professionali, organizzazioni di categorie, ecc.) e il pubblico. I pareri espressi devono essere tenuti in considerazione dall’autorità responsabile del piano o programma durante l’elaborazione e prima dell’adozione/ approvazione.

Momenti codificati di consultazione intervengono durante la fase di orientamento e impostazione del Piano Strutturale, durante la fase di elaborazione e redazione anche al fine di definire i contenuti del futuro Rapporto Ambientale e, prima della fase di consultazione e adozione / approvazione, al momento della pubblicazione della proposta di Piano e del Rapporto Ambientale.
Naturalmente occorre che la Valutazione Ambientale sia preceduta dalla contabilità ambientale. Cosa è stato realizzato in Val di Cornia di tutto questo percorso? Obiettivamente poco.

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Gli strumenti sono stati avviati con l’Agenda 21, era stato promesso – continua Legambiente – di fare la VAS come un fattore di razionalità, per accrescere la qualità, l’eccellenza e l’efficacia del piano. Poi ci sono state iniziative di consultazioni molto generiche. Dopo la diffusione di una bozza di piano, le uniche iniziative di consultazione che ci risultano sono quelle avviate fra le Segreterie di Partito, senza un pubblico dibattito. Legambiente ha molte cose da dire e vorrebbe dirle in un percorso codificato, di fronte ad una chiara e numerica contabilità ambientale. Possibilmente prima dell’adozione del piano.

Anticipiamo apprezzamenti, preoccupazioni e critiche. Apprezzamenti nella struttura del piano, la funzione strategica delle unità territoriali (UTOE), con l’intento di evitare la frantumazione molecolare delle funzioni e la perdita d’identità di un territorio, la precedenza per il riuso di aree degradate o dismesse, ecc.; ma anche preoccupazioni e critiche che riguardano la possibilità che il piano lasci una porta aperta a soluzioni diverse dal suo spirito ed evidenti contraddizioni in suo seno.


Ad esempio – si chiede Legambiente – pare plausibile che le aree portuali vadano ad espandersi in aree aperte naturali invece che in aree industriali da riutilizzare; inoltre non c’è sostanzialmente un’indicazione sul recupero ad altri usi, di centinaia di ettari di aree aperte già industriali. Occorre chiarire le ipotesi sulle Fabbricciane, la strada Fiorentina/ Diaccioni, le varianti anticipatrici del piano sui porti, su Città Futura e cave di Campiglia. Infine, pensiamo che le interconnessioni fra le zone protette (corridoi ecologici) vadano incrementate, e che le previsioni di sviluppo quantitativo nei vari settori che si limitano a fotografare i processi in atto fino al 2001, invece, vadano riviste e sottostimate.

Legambiente, in ultima analisi, chiede semplicemente di poter entrare nel merito, cominciando almeno da una seria contabilità ambientale, perché senza misurabilità non c’è governo possibile. L’Ufficio di Piano è disponibile ad iniziare un percorso di questo tipo, prima di giungere all’adozione? Fiduciosi, attendiamo risposte puntuali.

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Scritto da il 18.6.2006. Registrato sotto cronaca. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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