POLETTI: «FACCIAMO CRESCERE GLI INVESTITORI INTERNAZIONALI SUL TERRITORIO»

un momento del dibattito

la sala dibattiti della festa del Pd

ministro poletti baretta3

Il ministro del Lavoro alla Festa de L’Unità

Piombino (LI) – «La riforma Fornero bisogna correggerla senza cambiarla.» E’ riassumibile in questa battuta di sapore doroteo del sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta la serata clou su «La legge delega sul lavoro» alla Festa de L’Unità di Piombino, festa nazionale tematica su economia e lavoro, a cui hanno preso parte, oltre al già citato Baretta, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, Serena Sorrentino della Segreteria Nazionale CGIL e, come moderatrice, la giornalista de L’Unità Bianca Di Giovanni che ha anche presentato un appello per far tornare in edicola il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Il pubblico, al netto di alcuni giornalisti e sindacalisti e delle numerose forze dell’ordine, era composto da una quarantina di persone di età media abbastanza elevata.

Il ministro Poletti, davanti a precise sollecitazioni, ha preferito nei suoi due interventi fare considerazioni di etica generale, non approfondendo il tema scelto dal PD piombinese per questa serata, cioè lo specifico e il dettaglio della legge delega sul diritto del lavoro attualmente al vaglio della Camera dei Deputati. «C’è un modello di società nuova – afferma Poletti – con cui dobbiamo confrontarci: il nostro paese ha bisogno di cambiare cultura e registro, siamo arrivati fino a questo punto per gli errori delle classi dirigenti che ci hanno preceduto – dichiara il ministro, in politica dal 1976 e per oltre dieci anni presidente di Legacoop – ma anche per una mentalità distorta del popolo italiano, per cui non possiamo andare a lamentarci dai tedeschi per errori che abbiamo commesso noi.»

un momento del dibattito

un momento del dibattito

Serena Sorrentino, sindacalista dela CGIL, ha provato a riportare il dibattito sul concreto, con affermazioni anche critiche sul Governo presieduto da Matteo Renzi: «Avremmo dovuto investire venticinque anni fa sull’innovazione del sistema produttivo. Fateci capire cosa volete fare – ha detto rivolto ai due rappresentati dell’esecutivo – perché noi non lo abbiamo ancora capito. Questa crisi durerà molto, se la riforma degli ammortizzatori sociali andrà verso una universalizzazione di questi, un ampliamento verso categorie di lavoratori che non ne hanno diritto (precari, partite iva…) allora siamo d’accordo. Sui contratti di lavoro a tutele crescenti possiamo discutere, ma se la direzione delle riforme va verso la proposta Ichino, di sterilizzare le tutele dello Statuto dei lavoratori per tutti, allora diciamo che è una direzione che ci preoccupa e non ci trova d’accordo. Dietro a un contratto di lavoro – ha concluso la Sorrentino – ci deve essere un progetto di vita.»

Dopo l’intervento del sottosegretario Baretta, che oltre all’affermazione con cui abbiamo aperto questo articolo ha anche aggiunto che «per controllare l’evasione fiscale non serve la repressione della Guardia di Finanza ma bisogna impostare un nuovo rapporto fiscale con il cittadino», è intervenuto tra il pubblico il segretario provinciale FIOM CIGL Luciano Gabrielli affermando: «La ricetta economica che confusamente abbiamo capito è sempre la solita, ovvero il prelievo più semplice su lavoratori dipendenti e pensionati. Le famiglie italiane hanno un indebitamento mefio di diciannovemila euro mentre in questi anni le imprese hanno accantonato e non hanno reinvestito e su questo assunto si dovrebbe basare l’azione di governo. La riforma Fornero è stata disastrosa e ha ucciso tutti i lavorati, con l’austerità non si va da nessuna parte.»

il pubblico presente all'iniziativa

il pubblico presente all’iniziativa

Il ministro Poletti, concludendo il dibattito, ha nuovamente insistito sulla necessità di una rinnovata «responsabilità ed educazione civica» senza entrare nel merito dei singoli provvedimenti e delle prospettive del mercato del lavoro, affermando anche che «il problema della crescita non è l’Italia ma è l’Europa, è un problema europeo. Tuttavia quando avevamo, anni fa, le disponibilità non abbiamo fatto le cose che dovevamo fare e ora ci ritroviamo con questo debito e queste norme vecchie.» Parlando, in conclusione, anche dell’acciaio e di Piombino ha rilevato la necessità di «far crescere gli investitori internazionali sul nostro territorio, imprenditori italiani come li abbiamo avuti per decenni non ne rinasceranno facilmente. Vale per Piombino, ma anche per Taranto, per Terni e per molte altre realtà del nostro paese. I lavoratori si dovranno predisporre al futuro.»

Un finale che sembra aprire alcune speranze rimaste però vaghe, che conferma quello che la sottosegretario all’ambiente Silvia Velo aveva annunciato il 25 agosto alla stessa festa piombinese de L’Unità, ma che potrebbe anche alimentare timori per una svendita del nostro patrimonio industriali a multinazionali straniere e per una compressione generalizzata dei diritti dei lavoratori non solo nella Val di Cornia ma in tutta Italia. Timori che il ministro Poletti non è riuscito a dissipare né a razionalizzare.

Andrea Panerini

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Scritto da il 2.9.2014. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

3 Commenti per “POLETTI: «FACCIAMO CRESCERE GLI INVESTITORI INTERNAZIONALI SUL TERRITORIO»”

  1. gigi

    beh fare proprio a Piombino un richiamo così esplicito a imprenditori stranieri visti come salvatori della patria suona come minimo provocatorio. Ma questi ministri si informano prima sul contesto dove parlano? comunque anche da italiano suona come una resa. Siamo messi benino!.

  2. lino

    È pura disperazione il sentimento che scaturisce leggendo il riassunto della serata svolta alla festa dell’unità che ha visto come protagonista il ministro del lavoro italiano. Questi non sanno di cosa parlano, ne conoscono minimamente la platea che hanno di fronte. Sono bastardi intellettualmente. Il termine bastardo è compendio del loro modo di essere e di agire. Ex comunisti che ora si trasformano improvvisamente in liberali. Bastardi, appunto, indegni di rappresentarci.

  3. zeno

    sì ma gli altri dove erano..intendo i non ex -comunisti bastardi?? A ruffianare per lauti stipendi non meritati??

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