CALLAIOLI PRC: «TROPPI PROGETTI FARAONICI, NESSUNO GIUNTO A COMPIMENTO»

il candidato sindaco Fabrizio Callaioli

il candidato sindaco Fabrizio Callaioli

Piombino (LI) – Abbiamo intervistato l’avvocato Fabrizio Callaioli, Candidato sindaco per Rifondazione Comunista a Piombino, personaggio molto conosciuto e apprezzato (è stato presidente per diversi anni di Amnesty International Piombino, ndr.) sui temi più caldi della prossima campagna elettorale. Leggiamo insieme le sue risposte.

 –         Lei ha dichiarato: “Mi rendo conto di candidarmi a sindaco nel momento più difficile della storia piombinese”. Quali sono le cause locali di questa crisi? Come è possibile uscirne?
La risposta è complessa, perché le cause locali si intrecciano con le cause della crisi sistemica che sta attanagliando l’Italia. Il mercato globale ha messo in concorrenza le fabbriche e gli operai italiani con quelli della Polonia, dell’India o della Cina, provocando guasti immensi. Hanno globalizzato il mercato ma non i diritti sindacali ed economici, per non dire delle regole sulla sicurezza e la tutela dell’ambiente. Le multinazionali delocalizzano le industrie in paesi con meno regole e meno diritti per fare maggiori guadagni. La conseguenza è che per reggere la concorrenza di queste nazioni l’Italia, e forse tutta l’Europa occidentale, dovrebbero ridurre i propri cittadini ai livelli di sussistenza in cui sopravvivono i lavoratori di quei paesi. E’ chiaro che è inaccettabile, invece di esportare i diritti e favorire il progresso del terzo mondo, la globalizzazione sta generando un effetto esattamente inverso, ossia il livellamento verso il basso, con la perdita di diritti e tutele ambientali da parte dei lavoratori occidentali. L’unica soluzione è un intervento degli Stati europei con cui si vieti l’importazione di beni prodotti con metodi schiavistici e senza il rispetto dell’ambiente. Cosa ovviamente osteggiata dalle multinazionali, che vogliono un mercato globale senza regole e confini.

La crisi dell’acciaio in Italia e a Piombino è lo specchio fedele di questo fenomeno.

Ma la cosa inquietante è che altre nazioni europee stanno cercando di difendersi da questa catastrofe, a partire dalla Germania, dove i costi della produzione non sono certo inferiori a quelli italiani, eppure le fabbriche tedesche non delocalizzano, per il semplice motivo che lì si fa programmazione industriale, lo Stato esiste e dice la sua. Magari a scapito di vicini e alleati come l’Italia. Del resto è sotto gli occhi di tutti la politica monetaria, finanziaria e fiscale con cui la Merkel e le banche tedesche (con la collaborazione di quelle statunitensi) stanno affossando l’economia italiana.

Nel nostro caso, dobbiamo ricordare anche quanto la chiusura di Piombino interesserebbe a certe multinazionali dell’acciaio, che otterrebbero su un piatto d’argento la produzione di milioni di tonnellate d’acciaio e il relativo mercato che fino ad oggi è stato occupato dai prodotti della nostra fabbrica.

Soffermandosi sulle cause locali, non va dimenticato che, per scelte dell’amministrazione di questa città, ma anche dei governi provinciali, regionali e nazionali, non è mai stata realizzata né progettata una diversificazione dell’economia, lasciando il territorio di tutta la Val di Cornia troppo legato ai destini dell’acciaieria. Eppure sarebbe stato tanto ragionevole studiare e promuovere una filiera corta che mettesse a frutto i semiprodotti dello stabilimento sul posto, senza farli viaggiare per centinaia di chilometri perché altri, a Brescia o a Udine o altrove, producessero i beni con il metallo forgiato a Piombino. Quanto sarebbe stato utile far nascere, ad esempio, una fabbrica capace di sfruttare semi prodotti d’eccellenza come la vergella. E invece abbiamo assistito solo a tristi esperimenti come quello della One Comm o della GRC, e tutti si ricordano come sono andati a finire.

–         Vicenda Lucchini: Come vede il futuro dello stabilimento? Quale è la ricetta di Rifondazione Comunista?
Partiamo da un assunto: una nazione come l’Italia non può dipendere dalla Turchia o dalla Polonia per gli approvvigionamenti di una materia basilare come l’acciaio, perché con questo si fa tutto, dalle automobili, alle forchette al cemento armato. Chi dice che l’acciaio non è strategico o è ignorante o è in mala fede.

Quindi, è necessario l’intervento dello Stato, che possa investire dove i privati temono o non vogliono, con una ristrutturazione della fabbrica foriera di investimenti solo apparentemente troppo gravosi per i bilanci pubblici, ma in realtà capace di metter in moto i meccanismi virtuosi che determinano rilancio dell’economia e di tutto l’indotto che ruota intorno alla fabbrica, capacità dei cittadini di spendere, nonché gettito fiscale e previdenziale.

E’ chiaro che in mancanza dell’intervento pubblico, la soluzione ideale minima resta l’acquisto dell’intera fabbrica da parte di un’unica società, che garantisca il prosieguo della produzione nella sua interezza, con l’altoforno, il ciclo integrale e la salvaguardia dei posti di lavoro.

–         Come giudica i 10 anni di amministrazione Anselmi? Cosa era possibile fare e non è stato fatto? E cosa è stato fatto che secondo lei era meglio non fare?
Negativamente, noi di RC l’abbiamo già detto in altre occasioni, troppi progetti faraonici, nessuno giunto a compimento. Mi ricordo la modifica, o meglio lo snaturamento del piano strutturale, fatta a uso e consumo della Lucchini, che prometteva mini-mill e posti di lavoro, mai realizzato. L’operazione “fanghi di Bagnoli”, anche quella pubblicizzata come il cataplasma capace di guarire tutti i mali dell’economia piombinese. Anche quella, per fortuna, non si è concretizzata. La ristrutturazione dei vecchi licei non è mai partita: progetti inadeguati al contesto storico urbanistico e lavori che mai hanno preso il via. La costruzione del nuovo polo culturale con la nuova biblioteca comunale è ancora in alto mare, ad essere benevoli. Il prolungamento della 398 fino al porto è tutt’ora da venire, e quella sì, sarebbe veramente un’opera necessaria e urgente. Sarebbe invece stato importante, l’ho detto sopra, lavorare per creare uno strato di imprenditoria collegato alle produzioni dell’acciaieria.

Il giudizio non è meno severo su ciò che è stato fatto. Il centro storico è stato trattato in maniera inaccettabile con escavi per la realizzazione del parcheggio pertinente alla ristrutturazione dell’Ospedale Vecchio che hanno snaturato e imbruttito l’aspetto di piazza Manzoni e di tutta la zona. Soprattutto come si fa a non pensare che vi sia un collegamento fra il crollo delle antiche mura urbane, che da secoli sorreggevano la piazza, con la manipolazione, riteniamo errata e superficiale, di un terreno connotato da un forte presenza di corsi d’acqua sotterranei. Come si fa a credere che sia tutta colpa delle forti precipitazioni. Intendiamoci, si sa che certi progetti nascono anche prima dell’amministrazione Anselmi, però quello che (non) è stato fatto per riparare è ancora lì, sotto gli occhi di tutti. Ci sarebbe da dilungarsi, ma non si può dimenticare l’ultimo scempio ambientale, quello di via della Pace. Uno dei punti panoramici più e belli e più destinato di altri a promuovere Piombino – atteso che è su una via di grande scorrimento – deturpato dalla costruzione di un edificio in palese violazione del progetto approvato, con un innalzamento idoneo ad ostruire la vista a chi si sofferma sul posto. Conseguenza? Non la demolizione o l’adeguamento dell’edificio alle regole, ma semplicemente una multa.

–         Quali saranno i punti forti del vostro programma una volta in consiglio comunale?
Prima di tutto lavorare per difendere i posti di lavoro dei Piombinesi. La grave crisi dell’acciaieria porta con sé quella del terziario e del commercio, e non si risolve solo pensando al turismo, che di sicuro è da coltivare ed incentivare, ma non è da solo – e questo è un dato scientifico economico – capace di risollevare le sorti dell’economia locale. Atteso che non è ancora stato creato un tessuto imprenditoriale adeguato a sostenere il nostro comprensorio, è fuori discussione che sia ancora necessario difendere gli impianti siderurgici, e su questo ho già detto.

L’altro grande volano economico è senza dubbio lo sviluppo del porto e qui mi sento di aggiungere, alle tante cose che vengono dette in argomento, che si debba concentrare l’attenzione anche sul recupero di tutte quelle aree inutilizzate che vanno dalla Chiusa Grande e dalla spiaggia del Quagliodromo fino al Treno a Vergella e agli altri reparti di laminazione posti a ridosso della Dalmine. Senza quegli spazi è difficile immaginare il retro porto (dedicato alla cantieristica manutentiva e soprattutto allo stoccaggio di merci) di cui un porto con ambizioni di ampliamento non può fare a meno.

Gli altri punti cardine sono la tutela, e dove è possibile il recupero, dei servizi pubblici. Piombino è l’unica città di una certa importanza in mezzo ai 150 chilometri che dividono Livorno da Grosseto ed è inaccettabile il continuo impoverimento dei servizi che stiamo subendo, dalla soppressione della sezione distaccata del Tribunale, al declassamento degli uffici di Inps e Inail, alla paventata chiusura dell’Agenzia delle Entrate. Le ultime notizie parlano addirittura della chiusura anche dell’Autorità Portuale.

Un discorso a parte meriterebbe l’Ospedale, che subisce di giorno in giorno le conseguenze di tagli non solo incapaci produrre i risparmi di cui tanto parlano i partiti di governo, regionale e nazionale, ma anche incapaci di migliorare i servizi, che al contrario stanno sempre peggiorando nella qualità e creando problemi ai cittadini che necessitano assistenza.

Il polo della rottamazione rappresenta un’opportunità su cui lavorare, ovviamente ponendo in essere tutte le misure adeguate a tutelare la salute dei cittadini.

E’ chiaro che questa non è la sede per illustrare tutto il nostro programma, ma non posso mancare di ricordare che anche il centro storico necessita di una particolare attenzione, perché a Piombino non c’è una grande abitudine a tutelare le cose belle e i beni di maggior significato storico.

–         Per queste amministrative sono nate molte liste civiche di varia estrazione. Perché la vostra scelta contro-corrente di presentarvi con il simbolo del Partito? Non è stato possibile trovare piattaforme comuni con altre liste?
E’ molto bello quando i cittadini decidono di gestire direttamente la cosa pubblica e creano liste civiche; purtroppo però sempre più spesso queste diventano operazioni di restyling per vecchi volponi della politica che tentano in questo modo di riciclarsi in liste fintamente civiche con collocazioni indefinite. Noi non abbiamo bisogno di mimetizzarci, in questi venti anni abbiamo fatto un’opposizione forte e corretta, al meglio delle nostre possibilità, e per questo vogliamo ringraziare per il loro impegno tutti coloro che si sono succeduti sui banchi del Consiglio Comunale come portavoce del nostro partito. Per questa ragione abbiamo deciso di presentarci agli elettori per quello che siamo, con il nostro nome ed il nostro simbolo, che meglio di ogni altra cosa ci rappresenta; il nostro è il simbolo del lavoro e della solidarietà, perché nessuno può dirsi veramente libero se non è libero dal bisogno.

Per quanto riguarda la possibilità di formare coalizioni posso dire che abbiamo avuto contatti solo con Un’altra Piombino. Ma non abbiamo capito cosa avevano in animo, a fronte di programmi simili e di visioni politiche molto vicine – voglio ricordare che con molti di loro condividiamo l’appoggio alla lista Tsipras alla europee – non si è concretizzata una coalizione tra noi. Hanno detto che un accordo avrebbe “vanificato il percorso che avevano fatto”; non capiamo né il significato di ciò, né il vantaggio che questo porta alla sinistra.

–         Vuole aggiungere qualcosa?
Voglio ringraziare tutti coloro che stanno facendo insieme a me la campagna elettorale, perché so quanto tempo e lavoro richiede la politica, ma tutti stanno lavorando con entusiasmo e competenza e questo mi rassicura. Non pensavamo di raccogliere in città tutta l’attenzione che ci è stata rivolta, anche se siamo perfettamente consapevoli della qualità della nostra proposta e dalle persone che la rappresentano. Per questo voglio segnalare a chiunque voglia conoscerci meglio il nostro blog: http://prcpiombino.blogspot.it/, la pagina facebook prcpiombino, o meglio ancora il nostro circolo in via M. Polo, aperto praticamente tutti pomeriggi dalle ore 17.30, perché riteniamo che il contatto diretto fra le persone non possa essere sostituito dalla rete.

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Scritto da il 5.4.2014. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
    9 mesi, 1 giorno, 12 ore, 22 minute fa

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