LETTERE AL CORRIERE ETRUSCO DEL 10 DICEMBRE 2010

GUGLIELMI: POGGIO ALL’AGNELLO VALE UNA CONCESSIONE?

Chiedo un po’ di spazio per ribattere a quanto ha scritto il Sig. Ferrini.

Quando uno si firma in qualità di segretario del Partito Socialista, ci si aspetta che al di là delle alleanze politiche, si mantenga una certa coerenza in nome dei principi che storicamente hanno reso grande quel partito. Non ci dimentichiamo che la parola “socialismo” rispecchia il termine di “sociale” cioè in nome e per tutta la popolazione.

Ora, che il progetto “Baratti” pensi solo a pochi, è una storia nota; che la destinazione a spiaggia in concessione PRIVATA leda gli interessi di molti è più che sicuro. Sarà sempre e comunque un tratto di arenile dove il popolo, non titolare di affitto o di proprietà nel residence di Poggio all’Agnello, non potrà andare. Ma a nessuno è venuto in mente di rilasciare in concessione il tratto di litorale vicino alla Chiesina? No? Quello ce lo dobbiamo tenere noi, con tanto di sassi, scogli, frane  e rottami vari. E’ da intendersi una manovra per tutti? Non mi sembra. Perché la nostra Amministrazione, sempre così attenta, non ha investito per rendere il solito pezzo di costa usufruibile per i residenti? Un po’ meno file alle strade di accesso alla Costa est, meno giravolte nei parcheggi, meno soldi spesi. Altro punto da sottolineare è relativo ai posti di lavoro, tanti, che nasceranno. Ma chi lo dice? Ma stiamo tutti nel solito paese o qualcuno fa le prove di una nuova campagna elettorale? Basta guardarsi intorno. Quanto posti di lavoro ha creato l’amministrazione guidata da Anselmi in sette anni? E le altri precedenti ? Quanti posti di lavoro sono venuti fuori con la realizzazione del porto?. Cinque? Di sicuro non si arriva a dieci. E pensare che in ogni posto dove viene realizzata una struttura di quel tipo, sorgono intorno attività complementari. Qui siamo riusciti a fare solo un parcheggio barche, con la presunzione di chiamarlo porto. Così tutto l’indotto che doveva prevedere l’apertura di attività legate alla pesca ed al diporto è morto prima di nascere.

Ma smettiamola con questo bilocalismo selvaggio. Ma chi ci crede più al turismo inventato, senza esperienza e senza cultura. Qui chi ha soldi da investire pontifica, chi ha l’esperienza e la fantasia per realizzare qualcosa viene colpito sul nascere. Basta prenderci in giro. Apprezzabile comunque la posizione di Ferrini alla luce del trattamento speciale che gli ha riservato questa stessa maggioranza nella passata legislatura. Grazie per l’ospitalità.

Graziella Guglielmi

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GIORGI: IN PARLAMENTO NON VENDETEVI PER TRENTA DENARI

Il governo è finito e il voto del 14 dicembre è assolutamente irrilevante. Anche se lo squallido mercato delle vacche parlamentare che Berlusconi sta conducendo con spregiudicatezza desse come esito qualche voto di vantaggio alla Camera, non cambierebbe nulla. E’ ormai chiaro che la crisi è formalmente aperta e che la parola deve tornare agli italiani. Con il voto. Ma quest’agonia del governo si sta svolgendo in un clima da fine impero che sta trascinando nel fango le istituzioni. Per raccattare qualche voto in più si sta trasformando Montecitorio in un mercato. La compravendita di parlamentari è una delle più squallide manifestazioni di declino politico della nostra storia. E’ chiaro che si scelgono le persone più fragili e facilmente lusingabili. Magari con problemi economici e difficoltà personali. Anche l’onorevole Calearo ha parlato di una vera e propria compravendita, con cifre fra i 350 e i 500 mila euro.

Tra i nomi coinvolti ci sono anche quelli dei nostri deputati Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, che oggi, in una lettera hanno comunicato le proprie dimissioni dal partito dell’Italia dei Valori. Non so come Razzi e Scilipoti possano votare la fiducia del 14 dicembre, in questi giorni ai giornali hanno detto tutto ed il contrario di tutto. So di certo che a seconda della scelta che faranno si capirà se sono ancora o meno degni di definirsi “uomini”. Fino all’ultimo voglio sperare che in loro prevalga l’onore ed il rispetto di quei migliaia di attivisti che, con il loro duro lavoro, hanno contribuito a farli eleggere, di quei milioni di elettori che hanno riposto anche in loro le speranze di una politica diversa e di un’Italia migliore. Quel che è certo è che se dovessero votare la fiducia a Berlusconi si bolleranno a vita con il marchio dell’infamia che si deve ai peggiori traditori. Non credo nel perbenismo ipocrita per cui il rispetto si deve a tutti. Il disprezzo, in questo caso, non è volgarità, ma etica pubblica.

E’ giusto che i politici comincino a capire che quando si vendono e tradiscono i valori di chi li ha votati il disprezzo lo meritano tutto. E’ il prezzo minimo da pagare per la loro corruzione morale. Un parlamentare può cambiare partito, cambiare idea, rompere con il suo partito d’origine. Tutto questo va accettato e anche rispettato se si fonda su scelte ideali e politiche. Ma chi, eletto per rappresentare l’opposizione più intransigente a Berlusconi, finisce per sostenerlo con il proprio voto, solo perché comprato politicamente per trenta vili denari, (che possono essere tante cose: la promessa di rielezione, di incarichi o di denaro) dovrà sapere che, in cambio, riceverà, come Giuda, soltanto il disprezzo delle persone oneste e perbene.

Sergio Giorgi (IDV)

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IL PD E L’AMBIENTE INTOSCANA E NON SOLO

A Fiesole presente Bersani il Pd discuterà di territorio ed democrazia. Su l’Unità Riccardo Conti promotore della iniziativa l’ ha presentata unitamente ad una intervista in cronaca toscana al Professore Amerigo Restucci dell’Università di Venezia.

L’incontro incrocia il dibattito avviato non senza difficoltà e mugugni dalla nuova giunta regionale alle prese con  il vecchio PIT e la legge del 2005 che presentano entrambe ormai evidenti limiti ed una urgente necessità di revisione e correzione. Dibattito iniziato anche nelle nostre 3 Università con una notevole mole di documenti da cui emergono già importanti indicazioni su come superare i limiti di una gestione di cui Conti porta non poca responsabilità. Dalle cose lette sembra riemergere una tesi a lungo contrapposta alle non poche critiche anche alla nostra regione per avere allentato i freni di una pianificazione in grado di avvalersi di tutti i ruoli istituzionali e non privilegiare un rapporto regione –comuni che non ha dato sempre buoni risultati. La tesi è che il territorio si tutela governandolo e non imbalsamandolo perché non possiamo vivere di nostalgie del passato. Tutto vero. Ma non è vero che alle politiche di governo già al tempo di Conti si sia risposto rivendicando nostalgicamente una politica di no.

Si rivendicava e si rivendica –oggi più di ieri visti i disastri alluvionali e non- una politica che sappia immettere nella programmazione e pianificazione regionale i ruoli degli enti elettivi e di quei livelli di governo del territorio finora praticamente ignorati come i bacini e i parchi inclusi quelli istituiti da un trentennio dalla stessa regione. Il confronto era -e oggi si ripropone con accresciuta forza e drammaticità- su cosa fare e chi deve farlo e non tra chi vuol fare e chi vuol bloccare tutto perché questa è una raffigurazione caricaturale della realtà. Raffigurazione che dovrebbe servire a mantenere fuori dal governo del territorio in Toscana come altrove protagonisti già penalizzato dalla legge del 2005 e dal PIT. E devo dire con preoccupazione che anche nei documenti che circolano sul nuovo Piano regionale di sviluppo -a quel che si dice- la parola parco neppure figurerebbe.

Spero non sia vero e se lo è lo si corregga alla svelta visto che si dovrebbe mettere mano finalmente anche alla nuova legge regionale sui parchi ferma da anni al passaggio a livello. Conti i parchi li ha messi in castigo perché non elettivi. Ha fatto in piccolo quello che a Roma e non solo si sta facendo oggi in grande. Una ragione in più per non perseverare nell’errore e cambiare finalmente rotta. Lo si può e di deve chiedere alla Toscana ed anche al PD; se non a loro a chi?

Renzo Moschini

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Scritto da il 10.12.2010. Registrato sotto Foto, Lettere, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

2 Commenti per “LETTERE AL CORRIERE ETRUSCO DEL 10 DICEMBRE 2010”

  1. Graziella Guglielmi

    Al Sig. Giorgi, mi permetto di dire che invece di spaziare a livello nazionale per puntare l’indice su i “traditori”, basterebbe rimanere in zona e guardarsi intorno. Certo che centinaia di migliaia di euro possono anche far gola e risolvere qualche problemuccio, ma non si scandalizzi, c’è veramente chi si è venduto per trenta miserabili euro; c’è qualcosa di peggiore del disprezzo? Forse l’indifferenza per chi si contenta di microscopiche briciole di notorietà, per avere una seggiola un pò più comoda e la possibilità di uno pseudo titolo usurpato sulla buona fede di chi lo ha eletto. Comunque non disperiamo, la gente non dimentica, una persona perbene è sempre e comunque così, indipendentemente dal colore dell’abito che indossa. Si consoli, dica come me: non sono in vendita perchè non ci sarebbero soldi sufficienti. Auguri! Graziella Guglielmi

  2. ALESSANDRO TANTUSSI

    LE VACCHE AL MERCATO NON CI VANNO DA SOLE
    se è vero che alcuni parlamentari si vendono al pari delle vacche
    è anche vero che
    1) qualcuno ha portato le vacche al mercato (leggi: le ha candidate in una lista elettorale)
    2) qualcun altro in quel mercato le ha già comprate (leggi: votate)
    Complimenti, bella figura!
    E poi dice che bisogna cambiare la legge elettorale, hai voglia!
    Le vacche sempre vacche sarebbero, così come i ribaltoni.

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