14 Maggio 2026, 17:27

ADSP: GARIGLIO, IL NODO NON È PIÙ SOLO IL SEGRETARIO, ORA VACILLA LA TENUTA POLITICA

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Il presidente dell’AdSP Davide Gariglio

Livorno – Il MIT ha nominato Davide Gariglio presidente il 12 novembre 2025. Ma la scelta di non chiudere subito sul nome che da mesi veniva indicato come favorito, Gianmarco Mancini, e di aprire invece una manifestazione di interesse non vincolante, ha trasformato una procedura tecnica in un caso politico. Tra ispezioni ministeriali, partita aperta sul Segretario Generale e nota ufficiale dell’Authority contro le “pressioni esterne”, a Palazzo Rosciano non pesa soltanto una nomina: pesa l’impressione di una presidenza entrata in zona di isolamento.

Cambiato il clima nei confronti del presidente Davide Gariglio?

Il problema non è più soltanto chi sarà il nuovo Segretario Generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale. Ma che, attorno a quella nomina, si è addensato un clima che ha cambiato natura alla vicenda: da passaggio amministrativo atteso a cartina di tornasole della solidità politica del presidente Davide Gariglio. Ed è qui che la questione si fa seria, perché quando in un’Authority strategica la scelta del numero due smette di essere letta come atto di governo interno e diventa il terreno su cui si misurano rapporti di forza, aspettative ministeriali e resistenze locali, allora non è più soltanto una nomina: è un test di tenuta.

Il punto di partenza è chiaro e non discutibile.

 Gariglio è stato prima commissario straordinario dal 14 giugno 2025 e poi presidente effettivo dal 12 novembre 2025, con decreto firmato dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. La sua ascesa al vertice dell’Authority era dunque nata dentro un perimetro politico-istituzionale ben definito, non in una terra di nessuno. Per questo, oggi, il nodo non è se Gariglio abbia il diritto di scegliere: quel diritto glielo riconosce la legge, che affida al Comitato di Gestione, su proposta del presidente, la nomina del Segretario Generale. Il nodo è un altro: il modo in cui quella prerogativa è stata esercitata sta producendo, all’esterno e all’interno, una crescente sensazione politica di isolamento.

Gianmarco Mancini il profilo più accreditato.

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Gianmarco Mancini

Per mesi, negli ambienti portuali e sulla stampa di settore, il nome di Gianmarco Mancini è stato indicato come il profilo più accreditato o comunque come quello più forte nella corsa al ruolo di Segretario Generale. Poi, però, la traiettoria si è piegata. Il 2 marzo 2026 Shipping Italy ha riferito che “il nome di Mancini non sfonda” e che Gariglio ha preferito lanciare una manifestazione di interesse non vincolante. A fine marzo, secondo la stessa testata, le candidature arrivate erano 55. In parallelo, anche Il Tirreno ha ricostruito una partita riaperta proprio quando una parte del cluster portuale riteneva che la soluzione fosse ormai vicina. È stato in quel passaggio che la vicenda ha smesso di apparire lineare.

Perchè Gariglio non chiude su Mancini?

Qui serve chiarezza. Sarebbe miope fingere di non vedere ciò che politicamente emerge dalla sequenza degli eventi: su un nome indicato per mesi come quello più probabile, il presidente ha scelto di non chiudere e di riaprire il campo.  È questa scelta, ad aver fatto nascere il sospetto di una presidenza che non si muove più dentro un asse istituzionale lineare, ma in una postura di autonomia che, vista da fuori, somiglia sempre di più a una sfida.  Non una rottura provata.  Non un conflitto formalizzato. Ma una sensazione politica di isolamento, sì.

Le ispezioni del MIT.

A rafforzare questa impressione non c’è soltanto il dossier Segretario Generale. C’è anche il contesto generale. Il 1° aprile 2026 il MIT ha trasmesso al Parlamento gli esiti delle ispezioni svolte presso l’Autorità del Mar Tirreno Settentrionale. Il contenuto integrale della relazione non è pubblicato in chiaro sul sito ministeriale, ma il dato politico-amministrativo è già pesante di per sé: l’Authority livornese è finita nel perimetro di vigilanza rafforzata del Ministero, e proprio mentre la sua governance è ancora alle prese con una partita decisiva come quella del numero due. È in un quadro del genere che ogni esitazione, ogni nota polemica, ogni nomina rimasta sospesa pesa il doppio.

La nomina risponderà “esclusivamente” a criteri di competenza e merito?

Non a caso, il 10 aprile l’Authority è intervenuta direttamente con una nota ufficiale dai toni secchi. Ha parlato di articoli “manifestatamente volti a condizionare le prerogative del Presidente” e ha rivendicato che la proposta di nomina del Segretario Generale risponderà “esclusivamente” a criteri di competenza e merito. Nello stesso testo, l’ente ha ricordato che il Collegio dei Revisori dei Conti è scaduto il 14 novembre 2025 e che il presidente ha sollecitato più volte il Ministero per la nomina dei nuovi componenti. È una presa di posizione che, nelle intenzioni, doveva difendere l’autonomia dell’Authority.
Occorre rammentare che in assenza del Segretario Generale e privo del Collegio Sindacale l’ente portuale è privo del controllo previsto per legge sulla legittimità degli atti.

Ma cosa sta accadendo realmente?

Conviene, infine, tenere fermo un punto, per non scivolare dalla cronaca alla fantasia. La legge 84 del 1994 tipizza in modo preciso i casi in cui il Ministero può arrivare alla revoca del presidente e allo scioglimento del Comitato di Gestione: gravi irregolarità o omissioni tali da compromettere il funzionamento dell’ente, mancata approvazione degli atti fondamentali o dei bilanci nei termini di legge.
Dunque oggi non è corretto scrivere che esiste un commissariamento imminente come fatto acquisito. È però corretto scrivere che la figura del presidente appare più esposta di quanto fosse al momento della nomina, perché quando una presidenza politica comincia a trasmettere il segnale di muoversi in relativa solitudine rispetto al livello che l’ha portata al vertice, la sua forza inevitabilmente si ridimensiona.

Il punto finale, allora, è semplice.

Il Presidente Gariglio ha ancora in mano gli strumenti formali della sua funzione. Ma la politica non vive soltanto di strumenti formali. Vive di sponde, di coperture, di allineamenti, di percezioni. E oggi, a Palazzo Rosciano, la percezione che si allarga non è quella di una presidenza più forte perché autonoma; è quella di una presidenza più sola perché costretta a difendere la propria autonomia. La differenza, nel porto, può diventare decisiva molto prima degli atti.

Analisi: i possibili sviluppi della vicenda

I possibili sviluppi, allo stato, restano tre e sono ovviamente solo ipotesi giornalistiche, non fatti.

Il primo: Gariglio chiude la partita del Segretario Generale, il Comitato vota e la governance ritrova un assetto più ordinato.

Il secondo: la tensione politica resta alta, la scelta continua a slittare e la presidenza si indebolisce ulteriormente sul piano dell’autorevolezza, anche senza atti formali del MIT.

Il terzo, più estremo e allo stato non verificato come percorso già avviato, è che eventuali ulteriori criticità amministrative o di controllo rendano più pesante il giudizio ministeriale.

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Anche l’Elba vuole essere più presente nelle scelte dell’AdSP

La richiesta arrivata dall’Elba va tenuta su un piano distinto. Michele Tallinucci, per FAITA Federcamping Toscana, ha chiesto che il componente di competenza regionale nel Comitato di Gestione sia un esponente elbano, sostenendo che l’isola resti priva di una rappresentanza diretta pur essendo parte integrante del sistema portuale. Il tema è reale e politicamente fondato. Anche perché il Consiglio regionale toscano ha effettivamente all’ordine del giorno la designazione di un componente per il Comitato di Gestione dell’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale. Ma questa vicenda riguarda la rappresentanza territoriale e la continuità marittima, non il cuore dello scontro apertosi sulla nomina del Segretario Generale. È un dossier importante, ma è un altro dossier.

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Per ulteriori informazioni: https://www.portialtotirreno.it/

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