TRENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL VESCOVO LORENZO VIVALDO

Il Vescovo con il presidente Saragat a pochi giorni dall'ordinazione

Vivaldo con Paolo VI

il vescovo Vivaldo

Massa Marittima (GR) – Alle 14.30 del 13 marzo 1990 moriva monsignor Lorenzo Vivaldo, Vescovo di Massa Marittima – Piombino. Pastore dal 1970 fino alla sua morte, ancora oggi viene ricordato per il suo grande impegno per la comunità locale nel contesto della grave crisi siderurgica che contraddistinse la diocesi di Massa Marittima tra il 1980 ed il 1990.

Erano trascorsi circa cinque anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II quando Mons. Vivaldo fece il suo ingresso nella Diocesi di Massa M.ma – Piombino il 4 nov. 1970. Un Vescovo umile che tanto ha amato la sua comunità al punto di essere definito un “Santo minore” alla sua morte, e che per tutta la vita si è impegnato per il prossimo e la crisi siderurgica perdurante nella sua Diocesi, fino ad arrivare a quella lettera pastorale «Nel cambio d’epoca costruire insieme un domani migliore» che segna forse l’apice di un impegno nella pastorale del lavoro che non si è fermato solo allo scritto, ma si è spinto fino in mezzo alla lotta operaia perché, come poi esplicitò il suo successore Mons. Angelo Comastri «Non vi stupite di vedere la presenza del Vescovo ad uno sciopero generale, perché là dove si soffre, là dove si lotta per ripristinare la giustizia, là dove si opera per riaffermare la dignità dell’uomo e del lavoro, la è il posto naturale della chiesa».

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BREVE NOTA STORICA

Il Vescovo Vivaldo con il presidente Saragat a pochi giorni dall’ordinazione

Lorenzo Vivaldo nasce a Noli (Savona), il 13 aprile 1915. Entra in seminario all’età di dieci anni, ed è ordinato sacerdote nel 1937. Compie gli studi universitari a Roma, dove si laurea in diritto canonico all’Università Gregoriana nel 1940 e si diploma in biblioteconomia alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Rientrato a Savona, è nominato assistente ecclesiastico della FUCI e del Movimento laureati cattolici e successivamente prende parte attiva alla Resistenza in Liguria.

Nel 1946 viene chiamato a Roma ad assistere la presidenza centrale ed i gruppi della Fuci, che stanno rinascendo in Italia, e gli è conferita la qualifica di vice assistente centrale dell’organizzazione. Sono gli anni in cui viene a contatto con la generazione di uomini politici cattolici (Andreotti, Moro, Elia, Cossiga, ecc.) che avrà un peso rilevante nelle vicende politiche del dopoguerra.

L’esperienza della Fuci costituirà un riferimento profondo e costante di tutta l’opera di Vivaldo, la cui vocazione sacerdotale si intreccia con i valori tipici della tradizione fucina e soprattutto si raccorda con quella dei genovesi Emilio Guano e Franco Costa.

Nel 1948 ritorna a Savona, lavora in curia come cancelliere e presso il tribunale ecclesiastico ligure come officiale; è contemporaneamente nominato canonico della cattedrale di Noli, finché, nel 1953, passa al Capitolo della cattedrale di Savona; nominato canonico teologo nel 1958, dal 1° agosto dello stesso anno svolge la funzione di delegato vescovile per l’Azione Cattolica, mentre dieci anni più tardi gli viene affidata la parrocchia della cattedrale-basilica di Savona.

Il Vescovo Vivaldo con Paolo VI

Il 7 settembre 1970 è nominato vescovo e il 4 novembre dello stesso anno prende possesso della diocesi di Massa Marittima e Populonia, dove svolgerà per vent’anni un intenso ed operoso ministero, in stretto contatto con la realtà sociale ed economica della Maremma ed in costante rapporto con le istituzioni regionali. Nella Conferenza Episcopale Toscana si occupa per molti anni dell’apostolato dei laici. Fra il 1975 e il 1976 Vivaldo promuove il “Servizio ecclesiale per la formazione e collegamento sociale dei cattolici”, allargando così l’esperienza di “Supplemento d’anima” cominciata a Fiesole nel 1975. Nella prima metà degli anni ’80 è animatore dei convegni di Vallombrosa organizzati attorno al periodico fiorentino “Il Focolare” e diretti da Padre Randellini e Umberto Santarelli. A livello locale si devono a Vivaldo, tra le altre cose, la riapertura del Seminario di Massa M. nel 1971, l’elevazione a basilica della cattedrale e la modifica della denominazione della diocesi, che dal 1978 è detta di Massa Marittima e Piombino.

Legato fortemente all’Azione cattolica, Vivaldo concepisce la sua scelta religiosa non come fuga dalle responsabilità politiche, ma come invito ai cattolici, a partire da quelli della sua diocesi, ad acquisire conoscenza e competenza sui problemi aperti dell’umanità. L’ispirazione a La Pira, di cui Vivaldo segue le orme anche con i pellegrinaggi in Russia, è confermata dalla partecipazione all’attività dell’«Opera per la gioventù Giorgio La Pira», che dal 1950 svolge un intenso lavoro educativo fra i giovani delle diocesi toscane.

Nella sua impostazione pastorale, Vivaldo dimostra un impegno profondo e sistematico verso i problemi del mondo del lavoro, particolarmente urgenti nelle aree delle colline metallifere e di Piombino che, proprio a partire dagli anni ’70, subiscono un declino minerario e industriale-siderurgico di ampia portata e per molti versi irreversibile. I suoi rapporti con il sindacato, gli imprenditori, le forze politiche e le istituzioni locali ne fanno un punto di riferimento non solo a livello locale. Dotato di una buona conoscenza dell’economia e delle sue leggi, per anni Vivaldo ha fatto parte della Commissione CEI per i problemi sociali e del lavoro. La sua ultima lettera pastorale – Nel cambio d’epoca: costruire insieme un domani migliore (1989) – riassume gli aspetti centrali del pensiero di Vivaldo sui temi del lavoro e della crisi economica, anche rifacendosi alla enciclica di Giovanni Paolo II Sollicitudo rei socialis: attraverso una analisi della situazione economica del territorio della sua diocesi, il vescovo di Massa e Piombino traccia concetti più generali, riportando al centro i valori autentici dell’uomo e richiamando “tutti ad un senso di maggiore responsabilità, ad una vera e fattiva solidarietà”.

Nella ricerca di un nuovo modello di sviluppo occorre mitigare, secondo Vivaldo, la “tendenza attualmente prevalente a massimizzare il profitto delle aziende anche a scapito del bene comune e del rispetto della persona umana”. Non una terza via tra capitalismo e socialismo, ma una società più a misura d’uomo, una “civiltà dell’amore” secondo l’espressione coniata da Paolo VI, alla cui costruzione lo sforzo dei cristiani può e deve dare un contributo determinante.

R. Pazzagli

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Scritto da il 13.3.2020. Registrato sotto ambiente/territorio, cultura, Foto, Toscana-Italia, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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