RECUPERATA ECOBALLA TRA PORTO AZZURRO E CAPOLIVERI

una delle ecoballe recuperate

Elba (LI) – Il 28 Agosto scorso presso Capo Calvo, nel tratto di costa fra Capoliveri e Porto Azzurro, è stata avvistata una delle Ecoballe composta da Css (combustibile solido secondario) riconducibile con ogni probabilità al carico perso dalla motonave Ivy, nel Luglio 2015 davanti all’isolotto di Cerboli.

Il commissario straordinario del Governo, contrammiraglio Aurelio Caligiore, capo del Reparto ambientale marino del corpo delle Capitanerie di porto, è stato quindi informato dall’Autorità marittima toscana del fatto, ed ha provveduto ad impartire le indicazioni operative per il recupero della massa galleggiante che costituiva non solo un’evidente criticità ambientale ma anche un pericolo per la sicurezza della navigazione.

Le operazioni di recupero, coordinate da due unità navali della Guardia costiera-Capitaneria di porto di Portoferraio, hanno permesso la rimozione dell’ecoballa che è stata effettuata in condizioni integre da parte della società specializzata Permare srl ed è stata portata a Piombino insieme alle altre recuperate precedentemente, per poi procedere al suo corretto smaltimento.

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LEGAMBIENTE: DISASTRO AMBIENTALE SOTTOVALUTATO PER ANNI

Legambiente Arcipelago toscano commenta così il ritrovamento di una delle ecoballe, perse dalla motonave Ivy nel canale davanti all’isola di Cerboli nel 2015.

“Legambiente ringrazia la Capitaneria di Porto di Portoferraio per il pronto intervento – dichiara in una nota Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana –  che ha evitato un danno maggiore al nostro mare e alle nostre coste. Il ritrovamento di un’ecoballa persa in mare dalla Ivy, che batteva la bandiera fantasma delle Isole Cook, in un’area così delicata dal punto di vista ambientale è un fatto molto preoccupante. Potrebbe spiegare l’incremento dei rifiuti trovati e censiti, constatato quest’anno, in quella costa da Vele Spiegate, l’iniziativa di volontariato velico di Legambiente e Diversamente Marinai”.

“Spiega sicuramente l’enorme spiaggiamento di rifiuti che Vele Spiegate ha osservato all’Elba in questi ultimi due anni – aggiunge Mazzantini – sia a mare che a terra, nelle spiagge che vanno da Bagnaia al Cavo, di fronte al Canale di Piombino dove è avvenuto l’incidente. In una di queste spiagge, il Pisciatoio, i volontari hanno trovato per due anni di fila un vero e proprio negozio di scarpe, mentre in altre spiagge selvagge e raggiungibili solo dal mare la quantità di rifiuti era la stessa – o aumentava – a poche settimane dalla pulizia”.

“E’ chiaro che quello che si è incredibilmente sottovalutato per anni è un disastro ambientale – commenta Mazzantini – e che quello che vediamo in superfice è nulla rispetto a quel che c’è sui fondali, dove la plastica si è degradata, formando microplastiche e sostanze nocive che entrano nella catena alimentare marina. Bisogna far presto e bene e bisogna che chi ha inquinato paghi, non nascondendosi dietro una bandiera fantasma. Anzi, è abbastanza incredibile che per operazioni così delicate che richiederebbero un controllo totale sull’intera filiera di trasporto e conferimento, si utilizzino navi di questo tipo”.

Legambiente Toscana

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FI: QUESTI IMBALLAGGI ALTERANO L’ECOSISTEMA MARINO

Sulla questione delle ecoballe in mare è intervenuta il 10 agosto scorso anche Fratelli d’Italia Piombino.

Il Partito “invita le autorità competenti a verificare le quantità ancora presenti sul fondale e possibilmente recuperare tutti quei rifiuti facendo pagare i danni ai responsabili nonostante sia passato molto tempo”.

“La questione che risalta è però la lentezza della risoluzione di quell’inquinamento che andava risolto subito, e non aspettare che lo scorso anno se ne trovassero ancora. Ci auguriamo che il contrammiraglio Caligiore, nominato dal Ministero dell’ambiente in queste settimane come commissario per il recupero di queste ecoballe, possa avere tutti gli strumenti a disposizione per ripulire il nostro mare e poter accertare responsabilità civili e penali eventuali dei vari coinvolti”.

“I risultati del lavoro dell’Arpat ci spingono a tenere alta l’attenzione con tutte le istituzioni in questione in quanto questi imballaggi si stanno trasformando in spazzatura marina con conseguente alterazione degli equilibri dell’ecosistema mare.

Bisogna dunque intervenire al più presto”. Anche se i campionamenti non hanno rilevato sostanze tossiche, resta il rischio che quella spazzatura si disperda e provochi gravi danni per tutto l’ambiente.

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Scritto da il 30.8.2019. Registrato sotto ambiente/territorio, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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